La ripartenza delle Pmi dopo la pandemia: la scommessa di start-up innovative e B-Corp

I dati incoraggianti che si stanno registrando in questi ultimi giorni sulla diffusione del Covid-19 in Italia hanno permesso di riavviare il dibattito su quale sarà il possibile scenario economico del prossimo autunno, che secondo gli analisti si preannuncia “caldo”.

In questa sede ci interessa soprattutto valutare le opportunità di ripresa che, nonostante (ed in alcuni casi addirittura grazie a) la grave situazione economica, si presentano oggi alle imprese italiane e quali migliori strategie potranno adottare per un effettivo “rilancio”.

 

I provvedimenti normativi dell’emergenza

Sappiamo che il lockdown che il nostro Paese ha attraversato negli scorsi mesi ha segnato duramente il tessuto economico nazionale.

Per far fronte all’inevitabile crisi economica, derivante da quella sanitaria, il Governo italiano ha adottato una serie di provvedimenti normativi (decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio, ecc.) che sono stati già oggetto di numerosi articoli e approfondimenti anche qui su Lexchance: Il Decreto Cura Italia ; Quali sono le prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

Tali provvedimenti hanno consentito di tamponare alcuni effetti negativi della pandemia, prevedendo meccanismi di tutela come il blocco dei licenziamenti (art. 46 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18 – c.d. Decreto Cura Italia, prorogato, al momento in cui scriviamo, sino al 17 agosto 2020, sebbene sia attesa un’ulteriore proroga fino a dicembre 2020) o l’improcedibilità delle procedure concorsuali su iniziativa di terzi (art. 10 D.L. 8 aprile 2020, n. 23) oppure stanziando finanziamenti agevolati e contributi economici a fondo perduto.

 

Il Recovery Fund

Inoltre, il 21 luglio 2020, con un accordo storico senza precedenti, il Consiglio Europeo ha approvato la costituzione del Recovery Fund, il fondo per la ripresa che prevede l’emissione titoli di stato europei, che avrà un valore complessivo di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi saranno distribuiti sotto forma di sussidi a fondo perduto e 360 miliardi sotto forma di prestiti.

L’Italia sarà il paese che otterrà la quota maggiore del Fondo: 209 miliardi di euro, di cui 82 in sussidi e 127 in prestiti, a condizione che venga realizzato un piano di riforme che dovrà essere approvato dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo.

 

Quale futuro attende le imprese italiane al termine della fase emergenziale?

Sebbene le istituzioni nazionali ed europee si stiano impegnando per mitigare il più possibile gli effetti della crisi economica, gli analisti preferiscono, tuttavia, rimanere cauti sulle previsioni per i prossimi mesi e, anzi, è opinione comune che, quando le misure precauzionali verranno meno, gli effetti sino ad ora “congelati” si manifesteranno in tutta la loro pienezza.

È probabile infatti che quelle realtà imprenditoriali che già prima della pandemia si trovavano in stato di crisi si troveranno, una volta terminati gli aiuti governativi, a dover fare i conti con un destino inesorabile.

Ma non per tutti sarà così.

Tra le imprese che riusciranno a superare al meglio le difficoltà dell’ultimo periodo vi saranno senz’altro quelle che sapranno, in primo luogo e con ancora maggiore rigore rispetto all’era pre-Covid, individuare per tempo eventuali segnali di crisi e definire le migliori strategie di ristrutturazione, anche affidandosi a professionisti e consulenti del settore.

In secondo luogo, saranno premiate le realtà in grado di innovarsi e stare al passo con i tempi, anche intercettando i nuovi trend.

 

Start-up e B-Corp: le scommesse dell’imprenditoria italiana

I segnali più incoraggianti sembrano arrivare, innanzitutto, dal mondo delle start-up innovative.

Secondo i recenti dati del Registro delle Imprese della regione Lombardia (la prima in Italia per numero di start-up), le start-up avviate nel mese di giugno 2020 hanno pareggiato quelle registrate a giugno 2019.

Un dato più che rilevante, tenuto conto del diverso contesto dell’anno in corso rispetto a quello passato: e infatti nei precedenti mesi si era registrata una deflazione non trascurabile (-25% a marzo, -70% ad aprile e -29% a maggio).

Ulteriori stimoli per il rinnovamento arrivano, inoltre, dagli appassionati dei temi della sostenibilità e, più in generale, di chi scommette sulla centralità dell’impatto ambientale e sociale dell’imprenditoria.

E così, l’Italia si apre con sempre maggiore attenzione e velocità al mondo delle c.d. B-Corp, ossia delle Società Benefit che, oltre ad esercitare la tradizionale attività di impresa a fini di lucro, si impegnano anche a raggiungere performance ambientali e sociali dotate, per vincolo societario, di pari dignità rispetto a quelle economiche e finanziarie.

È proprio notizia degli scorsi giorni infatti che oltre 50 imprese italiane hanno lanciato la campagna Unlock the change, per chiedere alle aziende stesse ed alle istituzioni di accelerare verso un sistema economico e di business sostenibile, che rigeneri la società e l’ambiente.

Agli imprenditori italiani non resta dunque che raccogliere gli stimoli e ripartire.

 

Autrice Avv. Luna Ambrosino

enrico autero Autore Avv. Enrico Autero

Quali sono le prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

Emergenza COVID-19: quali prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

 

Lo stato di crisi sanitaria da cui siamo stati travolti porta con sé, inevitabilmente, una serie di conseguenze nefaste anche sul piano economico, soprattutto per quello che concerne le piccole e medie imprese.
E’ infatti evidente che il blocco di numerosissime attività produttive, sancito dal Presidente del Consiglio dei Ministri con il DPCM del 22 marzo 2020, sta determinando una crisi di liquidità per le imprese nonché un crollo della domanda in moltissimi settori.
Occorre domandarsi cosa accadrà quando le medesime attività riapriranno i battenti e, pertanto, saranno chiamate a fare i conti con il proprio nuovo posizionamento sul mercato, la probabile necessità di rivedere l’organizzazione interna e l’esigenza di far fronte ad una serie di impegni economici, assunti in tempi e con prospettive molto diverse.
Il panorama che si preannuncia potrebbe essere quello di un considerevole numero di imprese insolventi e decotte, le quali, in base alla normativa vigente, sarebbero tenute ad avviare procedure di liquidazione e/o di ristrutturazione nell’interesse dei creditori e degli stakeholders o, nelle situazioni più gravi, a presentare istanza di fallimento.
Tali strumenti tradizionali, sebbene siano senz’altro utili in condizioni ordinarie di mercato, potrebbero risultare tuttavia inefficaci in una situazione di crisi ed insolvenza di portata globale come quella che stiamo vivendo oggi.

 

Alcune proposte concrete: sospendere le procedure concorsuali e “ibernare” le PMI

 

Sul punto, infatti, un recente studio della Conference of European Resctructuring and Insolvency Law (CERIL) suggerisce, tra le misure da attivare per evitare che l’improvvisa crisi di liquidità generalizzata si tramuti in una catena incontrollata di procedure concorsuali, la sospensione dei doveri legislativi di accesso a procedure di insolvenza nonchè l’adozione di norme che consentano di “ibernare” le piccole e medie imprese che presentano insufficienti flussi di cassa come conseguenza delle misure anti Covid-19, ad esempio mediante un rinvio delle scadenze contrattuali relative ai pagamenti ed una moratoria delle azioni esecutive dei creditori insoddisfatti.

 

Le misure già adottate in Italia

 

Allo stato attuale, il legislatore italiano ha adottato alcune misure in linea con lo studio del CERIL, come la sospensione dei procedimenti civili e penali, comprese le procedure esecutive (attualmente sospesi fino al 15 aprile 2020 per effetto del DL 18/2020), facendo salva la possibilità di chiedere la dichiarazione di urgenza nei casi in cui la ritardata trattazione “può produrre grave pregiudizio alle parti e quindi ai creditori” (art. 83 co. 3 lett. a).
Inoltre, con il DL 2 marzo 2020 n. 9 (art. 11), ha rinviato di 6 mesi (con conseguente entrata in vigore, quindi, al 15 febbraio 2021) gli obblighi di segnalazione della crisi d’impresa, previsti dal Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza D.Lgs. 14/2019, a carico degli organi di controllo e dei revisori legali nonché dei creditori pubblici qualificati.
Tali misure, sebbene opportune e rispondenti ad esigenze concrete ed attuali, paiono, tuttavia, ancora parziali e non sufficienti a far fronte alla situazione nella sua complessità.

 

Altri possibili fronti su cui intervenire

 

E’ auspicabile, quindi, l’adozione di provvedimenti dotati di maggiore impatto, come appunto quelli suggeriti dal CERIL e, peraltro, già assunti da parte di alcuni Stati (ad esempio Spagna, Germania e Svizzera); altre possibili misure, per quanto riguarda il nostro Paese, potrebbero essere la sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione delle società, il rinvio tout court dell’entrata in vigore del Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza e la previsione di contributi a fondo perduto in luogo dei finanziamenti agevolati già stanziati dal DL 18/2020, che, per quanto utili nel breve periodo, potrebbero rivelarsi dannosi nella misura in cui l’indebitamento delle PMI dovesse subire un incremento insostenibile.
Solo con l’adozione in tempi rapidi di una normativa di settore completa ed esaustiva sarà possibile aiutare concretamente le imprese italiane a superare indenni la crisi e riavviare le rispettive attività non appena l’emergenza sanitaria sarà superata.

 

 

Autrice Avv. Luna Ambrosino

 

 

elena ferraris Autrice Avv. Elena Ferraris

 

 

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