No alla seconda dose dei vaccini ai non aventi diritto.

Il Tribunale Amministrativo per la Regione Sicilia – sede di Catania – con il decreto n. 102/2021 si è pronunciato sul provvedimento con cui l’Assessore della Salute della Regione Sicilia ha sospeso la somministrazione della seconda dose del vaccino per il Coronavirus a tutti i soggetti che, pur non avendone diritto, avevano comunque ricevuto la prima dose.

Secondo il collegio siciliano, tenuto conto del contingentamento del numero delle dosi di vaccino, è di primario interesse il regolare proseguimento della campagna vaccinale secondo le graduatorie di priorità.  Pertanto, chi ha conseguito indebitamente la prima dose di vaccino non ha maturato alcun diritto ad ottenerne una seconda prima dei soggetti previsti da tali graduatorie.

Tali soggetti dovranno pertanto attendere la regolare chiamata alla vaccinazione, senza “scorciatoie”.

Inoltre, la decisione del TAR Sicilia offre un interessante spunto medico/scientifico sugli effetti potenzialmente dannosi per il mancato completamento del ciclo vaccinale e/o per la sottoposizione ad un nuovo ciclo di altre due dosi. Al riguardo il TAR ha infatti evidenziato:

  • che non vi sono evidenze di rischi derivanti dalla mancata somministrazione della seconda dose (se non quello della possibile inefficacia del vaccino);
  • e che l’Ema non ha dato indicazioni di reazioni avverse in caso di sovradosaggi (nessun pericolo, insomma, se dopo la somministrazione della prima dose, i soggetti venissero convocati regolarmente per la somministrazione di altre due dosi).

 

Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta)

Il Presidente

ha pronunciato il presente

DECRETO

 

sul ricorso numero di registro generale 237 del 2021, proposto da -OMISSIS-, rappresentati e difesi dagli avvocati Fabio Borrometi e Salvatore Poidomani, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

– l’Assessorato della Salute della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro tempore, non costituito in giudizio;

– l’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;

per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia:

– del provvedimento prot. n. -OMISSIS- emesso dall’Assessorato della Salute della Regione Siciliana in data 28/1/2021;

– di ogni atto preordinato allo stesso, consequenziale e connesso;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dai ricorrenti, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm.;

 

Rilevato che i ricorrenti impugnano il provvedimento con il quale l’Assessore della Salute della Regione Siciliana ha sospeso la somministrazione della seconda dose di vaccino (richiamo) per tutti i soggetti che, non avendone diritto, hanno avuto comunque accesso alla prima dose di vaccino;

Rilevato che i ricorrenti, pur non rientrando nelle categorie prioritarie indicate dal Piano Strategico Nazionale di vaccinazione anti Sars-Cov2/Covid-19, hanno ricevuto la prima dose del vaccino Comirnaty prodotto da Pfizer- Biontech, in data 6/1/2021;

Rilevato che i ricorrenti, per effetto della invocata tutela monocratica, aspirano alla declaratoria dell’obbligo dell’Azienda sanitaria intimata di somministrare la seconda dose di vaccino entro la data del 17/2/2021, assumendo (ma non fornendo alcun principio di prova) che, in mancanza, potrebbero verificarsi effetti gravemente dannosi per la loro salute, da un lato, per il mancato completamento del ciclo vaccinale e, dall’altro lato, per il rischio di essere nuovamente sottoposti ad un nuovo ciclo vaccinale composto da altre due dosi;

Ritenuto, quanto al primo profilo, che non risultano evidenze scientifiche di eventuali rischi derivanti dalla mancata somministrazione della seconda dose, se non quello della possibile inefficacia del vaccino, effetto che riporterebbe i ricorrenti alla situazione quo ante a quella determinata dall’aver avuto accesso alla prima dose, pur non avendone diritto;

Ritenuto, quanto al secondo profilo, che il danno paventato è allo stato meramente ipotetico, non essendo dato sapere se e quando i ricorrenti saranno convocati per la somministrazione del vaccino nel rispetto delle previsioni del Piano strategico e non essendosi alcuna evidenza scientifica che l’effetto della prima dose vaccinale possa perdurare nel tempo, tenuto conto anche che nelle informazioni relative all’utilizzo del farmaco (pubblicate sul sito dell’EMA), addirittura in caso di sovradosaggio, non sono state indicate reazioni avverse;

Ritenuto pertanto che, nel bilanciamento del contrapposto interesse, che non è quello del risparmio di spesa, come indicato in ricorso, ma quello di garantire il regolare proseguimento della campagna vaccinale nei confronti degli aventi diritto, tenuto conto del contingentamento del numero delle dosi di vaccino, l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dai ricorrenti, vada respinta.

 

P.Q.M.

Respinge l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dai ricorrenti, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm.

Fissa per la trattazione collegiale la camera di consiglio del giorno 11 marzo 2021, ore di rito.
Il presente decreto sarà eseguito dall’Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e all’articolo 9, paragrafi 1 e 4, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e all’articolo 2-septies del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate. Così deciso in Catania il giorno 12 febbraio 2021.

 

Il Presidente Federica Cabrini

 

 

Autrice avv. Elisa Macrì

LA SORTE DEI CONTRATTI AL TEMPO DELLA PANDEMIA.

Il nuovo evento in diretta Facebook tratterà il mondo dei contratti.
Il webinar fornirà informazioni sulle possibili soluzioni , legali e negoziali, fruibili da coloro che, colpiti negativamente dalle conseguenze della pandemia, si trovano nell’impossibilità di dare adempimento alle obbligazioni contratte prima della diffusione del Coronavirus. Le possibili soluzioni esaminate sono sia quelle già contemplate nel codice civile prima dell’avvento del Covid-19, che quelle specificamente introdotte dalla normativa dell’emergenza.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 18 marzo 2021 alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Introduzione ai lavori il presidente di CDVM Antonio De Carolis.

Relatori del webinar:

In collaborazione con Fweb Group.

 

webinar lexchance

CORONAVIRUS, LE AZIENDE RICONVERTONO LE PRODUZIONI

FOCUS: PRODUZIONE DI DISPOSITIVI MEDICI

Il decreto Cura Italia, DL n.18 del 17 marzo 2020 – “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e impresse connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo e soprannominato “Cura Italia” è ora in vigore.

GLI INCENTIVI

Uno degli aspetti rilevanti del decreto consiste in finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto destinati alle imprese produttrici di dispositivi medici e di protezione individuale. La domanda di ventilatori e respiratori per la terapia intensiva e di mascherine come le FFP2 e le FFP3, infatti, è in costante aumento e proprio per questa ragione il governo ha stanziato un fondo da 50 milioni di Euro per l’ampliamento o per la riconversione della produzione di tali dispositivi e la domanda per ottenere il finanziamento è compilabile tramite una procedura semplificata online sul sito di Invitalia. Gli aiuti di Stato sono stati autorizzati in meno di 48 ore dalla Commissione europea, in modo da consentirne un veloce utilizzo, nell’ottica di rafforzare le filiere produttive del paese e di contrastare l’emergenza Coronavirus.

DATI

L’obiettivo è il finanziamento di progetti che vanno da 200.000 a 2 milioni di Euro ed è stato impiegato un sistema di premiazione della velocità. Dal momento che i dispositivi servono urgentemente, i mutui a tasso zero destinati alla copertura del 75% del budget di spesa possono diventare a fondo perduto a seconda delle tempistiche di completamento dell’investimento.

Durante la prima giornata del procedimento online, lo scorso 26 marzo, le domande presentate sono state più di 90, mentre quelle in compilazione ma non ancora completate erano circa 350.

Finora il totale delle domande presentate è di 340, mentre quelle in compilazione sono 847. La maggioranza delle richieste arriva dal Sud e dalle Isole, circa il 50 per cento, ma il dato più interessante è quello che riguarda la tipologia delle domande: infatti solo il 23% è mirato all’ampliamento della produzione, mentre il restante 77% è destinato ad opere di riconversione dell’azienda al fine di diventare produttrice di dispositivi medici. (Dati aggionati al 31/03/2020 fonte Invitalia )

L’IMPEGNO DELLE AZIENDE

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono molte le aziende, dalle più grandi alle minori, che si sono impegnate nel sostegno allo Stato e alla popolazione nella lotta al Coronavirus, nei modi più svariati. Numerose sono state le donazioni alla sanità pubblica e alla Protezione Civile, e molti si sono adoperati per riconvertire la propria azienda in modo da fornire dispositivi medici o per crearne con stampanti in 3D.

GRANDI AZIENDE

La Siare Engineering, già azienda produttrice di ventilatori polmonari per la terapia intensiva, ha preso la decisione di annullare tutte le commesse destinate ai mercati esteri (il 90% del fatturato) per poter concentrare tutti gli sforzi sulla produzione di macchinari per l’emergenza italiana. Per aumentare la produzione dei dispositivi, l’azienda ha allungato i turni di lavoro ed è ricorsa all’aiuto di tecnici dell’esercito.

I colossi del settore automobilistico, Fca e Ferrari, insieme a Magneti Marelli metteranno i loro impianti emiliani e i loro dipendenti a disposizione della Siare per la produzione della componentistica e l’assemblaggio di nuovi respiratori polmonari necessari per i pazienti nelle terapie intensive, strategia intrapresa nei giorni scorsi anche da General Motors e Ford e ventilata anche da Tesla, che intende riaprire la sua Gigafactory di New York per produrre ventilatori polmonari appena sarà possibile.

Inoltre, molte aziende del settore tessile si sono dedicate alla produzione di mascherine. In Lombardia la Di-Bi, produttrice di abbigliamento sportivo, ha convertito completamente la produzione, per concentrarsi sulla creazione di una protezione in grado di bloccare le particelle di saliva e proteggere dal virus.

I big della moda non si sono risparmiati, con Gucci, Prada, Valentino, Ferragamo e molti altri in Toscana che hanno avviato la produzione e donazione di mascherine e camici per il personale sanitario, e il Gruppo Armani che oltre ai 2 milioni di donazioni alle strutture ospedaliere italiane e alla Protezione Civile, ha annunciato proprio il 26 marzo la conversione di tutti i suoi stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il COVID-19.

ALTRI ESEMPI DI SOLIDARIETA

Altre aziende, come il Fablab di Milano, hanno impiegato la loro strumentazione per la stampa in 3D per produrre componenti come il raccordo ipsilon per usare due caschi CPAP con singolo venturimetro o le Valvole di Venturi e un caso particolare è rappresentato dall’azienda Isinnova, che oltre a produrre componenti in 3D per le aziende ospedaliere, ha assistito il Dott. Favero nel brevetto di una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio, nel tentativo di compensare la mancanza di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva, che sta emergendo come concreata problematica legata alla diffusione del Covid-19. Le istruzioni per la produzione di tale maschera a partire da un modello di maschera per snorkeling di Decathlon è sul sito di Isinnova.

 

CERTIFICAZIONI

L’introduzione di mascherine e altri dispositivi medici prodotti da aziende non preposte però ha sollevato il problema della certificazione di conformità. Il decreto Cura Italia prevede che siano i laboratori del Tecnopolo biomedicale di Mirandola e quelli dell’ateneo di Bologna a testare le nuove mascherine facciali.

I laboratori ricevono richieste da parte di neoproduttori italiani ma anche di distributori italiani di dispositivi provenienti dall’estero e svolgono prove meccaniche e batteriologiche per determinare la conformità dei dispositivi destinati al personale medico sanitario, che devono rispettare le norme EN 14683 (performance e sicurezza) e UNI 10993 (biocompatibilità), ma anche dei dispositivi di protezione individuale di uso comune, come le FFP1, FFP2 e FFP3, che devono essere conformi alla norma EN 149.

Come previsto, i due enti sono stati sommersi dalle richieste negli ultimi giorni, soprattutto di chiarimento, ma si stanno adoperando per fornire il miglior servizio possibile, considerando che serve un minimo di otto giorni per il test di ogni prodotto.

CONCLUSIONI

Il numero di aziende italiane determinate a lavorare a fianco dello Stato per debellare l’emergenza COVID-19 cresce a vista d’occhio, tramite le attività descritte sopra, ma anche tramite donazioni economiche e di servizi preziosi. Per un’ulteriore elenco di aziende impegnate in svariati modi nella solidarietà contro il Coronavirus, clicca qui SOLIDARIETA’ CONTRO IL CORONAVIRUS

 

 

 

Carolina Tardito, autriceAutrice Carolina Tardito Baudin

Le nuove sanzioni del Decreto Legge 25 marzo 2020 n. 19: fino ad ora abbiamo scherzato?

In data 25.3.2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore il successivo 26 marzo, il Decreto Legge n. 19, finalizzato a mettere un po’ d’ordine nella mole di provvedimenti emergenziali emanati nelle ultime settimane ed altresì nei rapporti Stato – Enti Locali per la gestione dell’emergenza Covid-19.

Per quanto concerne gli aspetti punitivi, il provvedimento di cui sopra opera una depenalizzazione di fatto della condotta posta in essere da chi non ottempera ad una qualsiasi delle varie misure emergenziali adottate (a titolo esemplificativo le limitazioni alla circolazione delle persone e le chiusure delle attività commerciali e/o produttive), sostituendo alle sanzioni penali previste dall’art. 650 – Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità C.P. quella amministrativa del pagamento di una somma da € 400,00 ad € 3.000,00 (aumentabile fino ad un terzo in caso di violazione commessa mediante l’utilizzo di un veicolo o raddoppiata in caso di violazioni reiterate).

L’art. 650 C.P. non viene pertanto depenalizzato, ma formalmente disapplicato in tutti i casi in cui l’inosservanza ha ad oggetto provvedimenti emanati in funzione della nota emergenza sanitaria.

Non solo. Per mezzo di una norma intertemporale, la nuova sanzione amministrativa viene applicata “anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in  vigore  del  presente decreto”, con un robusto sconto della metà.

La maggior parte dei procedimenti penali sorti a seguito delle contestazioni effettuate fino al 25 marzo incluso non avranno pertanto seguito, scaturendo in una trasmissione degli atti da parte delle Procure della Repubblica alle Autorità alle quali viene attribuito il potere sanzionatorio (nella maggior parte dei casi le Prefetture).

A tal fine pare opportuno sottolineare come beneficino degli effetti della depenalizzazione contenuta nel Decreto Legge coloro i quali abbiano autocertificato (o autocertifichino in futuro) ragioni di spostamento veritiere, ma non giustificate ai sensi dei provvedimenti in vigore all’epoca del controllo, e non coloro i quali abbiano reso (o rendano) dichiarazioni mendaci ad un Pubblico Ufficiale, autocertificando pertanto false ragioni (fattispecie ancora punibile ai sensi dell’art. 495 C.P.).

Continua a costituire reato, ovviamente, anche la condotta di chi, risultato positivo al virus SARS-CoV-2 e dunque sottoposto alla misura della quarantena, si allontani dalla propria abitazione.

 

CONCLUSIONI

 

E’ evidente come, con l’atto normativo in esame, si sia voluto sostituire l’effetto deterrente di un procedimento penale con quello (in Italia forse maggiormente incisivo) connesso all’irrogazione di una sanzione pecuniaria o di quella accessoria della chiusura della propria attività (prevista per un periodo da 5 a 30 giorni in caso di violazione delle misure concernenti la chiusura delle attività stesse), sgravando in questo modo le Procure italiane da decine di migliaia di potenziali nuovi procedimenti.

E’ però evidente anche il fatto che l’effetto deterrente di cui sopra – fondamentale in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo – sia maggiormente efficace nei confronti dei soggetti meno abbienti, soprattutto nel momento in cui si permette il pagamento in misura ridotta previsto dall’art. 202 del Codice della Strada, secondo cui “il trasgressore è ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme. Tale somma è ridotta del 30 per cento se il pagamento è effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione”.

In sede di conversione del Decreto Legge, che dovrà avvenire entro 60 giorni, si potrà forse contemperare meglio l’esigenza di “fare cassa” con quella di inibire il più possibile comportamenti che mettano a rischio la salute pubblica, cercando nel contempo di non sanzionare in maniera proporzionalmente più gravosa quei soggetti che hanno meno possibilità di ammortizzare gli effetti negativi delle misure emergenziali adottate.

 

 

  Autore Avv. Federico Caporale

CONSULENZA LEGALE AI TEMPI DEL COVID-19: STRUMENTI E CONSIGLI UTILI

IL CONTESTO

Il panico e la preoccupazione provocati dal Covid-19 hanno coinvolto anche l’ambito della consulenza legale. Sin dalle prime ordinanze è aumentata drasticamente la richiesta di consulenze legate perlopiù a situazioni lavorative e contrattualistiche, con la causa di forza maggiore costituita dall’emergenza del virus e tutte le possibili conseguenze per i lavoratori e per i datori di lavoro, ma anche a mutui, diritto familiare e naturalmente materia penale, con le sanzioni introdotte per chi dovesse contravvenire alle misure di sicurezza in materia sanitaria imposte dal governo. Recentemente poi, con le modifiche e gli aggiornamenti in materia fiscale, anche l’ambito tributario è stato notevolmente coinvolto dall’attuale crisi.

PROVVEDIMENTI

I professionisti si sono così ritrovati nella situazione di dover studiare a fondo una casistica eccezionale e senza precedenti, con tempistiche molto strette e soprattutto con una quarantena in corso. Dai primi di marzo, tra astensioni e poi provvedimenti ufficiali, i tribunali in Italia sono chiusi fino alla fine di aprile, salvo ulteriori indicazioni ufficiali, e la maggior parte delle udienze è stata rinviata, sebbene, ove possibile, siano stati presi provvedimenti per poter svolgere alcune delle attività in via telematica, tramite videoconferenza.

I grandi studi, che normalmente usano strumenti digitali per svolgere le proprie mansioni e che normalmente comunicano con le sedi estere tramite videoconferenze o simili sono senza dubbio avvantaggiati rispetto agli studi che hanno finora resistito in qualche modo alla rivoluzione digitale. Chi ha investito in marketing e comunicazione e può contare su un sito web efficace, non solo ha più possibilità di essere individuato dall’utente bloccato a casa, ma ha accesso a un canale preferenziale per trasmettere il proprio messaggio e la propria immagine al pubblico.

L’USO DEI SOCIAL

La presenza di uno studio di consulenza legale sui social network non è di secondaria importanza rispetto alle altre funzioni svolte dai professionisti, anzi, il web dovrebbe essere interpretato come una vetrina per dare maggiore visibilità a loro, ai servizi offerti e agli obiettivi raggiunti dallo studio. In una società frammentata come quella odierna, in cui anche i nuclei familiari sono costretti a vivere la quarantena separati, diventa indispensabile essere presenti sul web con “un’identità virtuale che rispecchi quella professionale”, per dare la possibilità ai clienti di informarsi comodamente da casa.

Senza dubbio Linkedin è la scelta primaria di molti studi, per il suo carattere istituzionale e per il suo bacino d’utenza formato da lavoratori.  Le pagine legali leader – vale a dire quelle con il maggior numero di follower su Linkedin – sono quelle costantemente aggiornate con contenuti originali e diversificati. La presenza infatti non è tutto: una pagina aziendale non aggiornata o inattiva è altamente controproducente, perché ritenuta poco utile, poco efficace e poco affidabile.

Twitter rappresenta invece una sfida per i profili istituzionali, perché è una piattaforma per opinionisti. I contenuti non schierati hanno poco seguito su questo social network, ma questo non significa che le realtà dell’ambito legale non possano essere rappresentate dal proprio team: è infatti più utile e proficuo che siano i singoli professionisti ad avere un profilo personale, e a farsi conoscere per le proprie opinioni.

Facebook e Instagram, in quanto social meno formali e professionali, non sono particolarmente indicati per un profilo aziendale serio ed efficace, ma la presenza su questi canali può essere utile, se non altro in termini di visibilità, anche se ancora una volta è importante tenere a mente che la visibilità è un’arma a doppio taglio: se un profilo social contiene contatti non aggiornati, ad esempio, diventa inutile e controproducente e rischia di rispecchiare un’immagine poco professionale e raffazzonata.

STRUMENTI DIGITALI

Per quanto riguarda l’organizzazione interna, tutti gli studi si sono attrezzati per implementare lo smart working, sfatando il binomio presenza-produttività. In questo, le società “giovani” hanno avuto un vantaggio non indifferente, poiché i professionisti utilizzano quotidianamente gli strumenti digitali a cui ci si deve affidare sin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 e sono in possesso di una migliore attrezzatura tecnologica. Le riunioni e le consultazioni sono tutte telefoniche oppure per mezzo di videoconferenza, per proteggere la salute dei professionisti e lo stesso vale per le consulenze con i clienti. D’altra parte, con i tribunali chiusi, il compito principale dei professionisti dell’ambito legale diventa quello di informare e, così, di confortare in qualche modo la clientela e il pubblico in materia giuridica. Molti studi si stanno infatti adoperando tramite tutti i propri canali di comunicazione per agire da mediatori tra il governo ed il pubblico, chiarendo in webinar, newsletter e articoli i vari aspetti legali emersi durante e a causa della attuale emergenza sanitaria, dimostrando senso civico e volontà di fare la propria parte in questa difficile circostanza.

Parte del lavoro è reso possibile o facilitato da altre aziende, che, nello spirito della cooperazione, hanno messo a disposizione degli studi legali soluzioni per ottimizzare il lavoro da remoto: tra i servizi buoni taxi, prima dell’inizio della quarantena, e software gratuiti.

CONCLUSIONI

Questo momento storico fa emergere che le realtà che più hanno saputo adattarsi al clima eccezionale delle scorse settimane sono quelle che avevano già abbracciato metodi smart di fare consulenza legale. Sono quelle che hanno investito in strumenti e comunicazione digitale per ingaggiare la clientela e il pubblico, perché in un modello di società come quello che si sta profilando in questo mese di quarantena, in cui la quasi totalità dei rapporti passa attraverso un filtro virtuale, è l’unica strategia da adottare. Le domande che sorgono spontanee sono: quanto durerà l’emergenza? E quanti degli strumenti adottati oggi in maniera eccezionale verranno mantenuti in futuro?

 

Carolina Tardito, autrice  Autrice Carolina Tardito Baudin

LEXCHANCE: DA OGGI ANCHE SU SKYPE!

Il periodo di restrizione e di grande limitazione conseguente alla pandemia da Coronavirus impone anche a noi professionisti il dovere di rispettare le prescrizioni generali e, ancor prima, di tutelare la salute di tutti i cittadini, nella speranza di una rapida guarigione del nostro Paese.

Per questa ragione, Lexchance, pur rimanendo operativa con tutto il suo team, ha deciso di:

  • consentire l’accesso ai locali dello studio per le ragioni di stretta necessità ed urgenza, al fine di evitare tanto gli spostamenti (che metterebbero a rischio la propria clientela), quanto i possibili contatti e/o contagi;
  • mantenere la reperibilità al numero di telefono di studio: 011-1911 5458
  • potenziare il proprio sistema di consulenza ed assistenza attraverso una nuova ulteriore reperibilità: Skype!

Da oggi, infatti, tutti i professionisti di Lexchance risponderanno su due nuovi canali della piattaforma Skype, dedicati uno al settore civile ed amministrativo: Dipartimento Civile, l’altro al settore penale: Dipartimento Penale.

In questo modo, ci sarà possibile rispondere a tutte le vostre domande, cercando di mantenere la stessa “confidenzialità” che connota da sempre il rapporto fiduciario cliente-professionista.

 

Powered by: Fweb Group