CORONAVIRUS, LE AZIENDE RICONVERTONO LE PRODUZIONI

FOCUS: PRODUZIONE DI DISPOSITIVI MEDICI

Il decreto Cura Italia, DL n.18 del 17 marzo 2020 – “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e impresse connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo e soprannominato “Cura Italia” è ora in vigore.

GLI INCENTIVI

Uno degli aspetti rilevanti del decreto consiste in finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto destinati alle imprese produttrici di dispositivi medici e di protezione individuale. La domanda di ventilatori e respiratori per la terapia intensiva e di mascherine come le FFP2 e le FFP3, infatti, è in costante aumento e proprio per questa ragione il governo ha stanziato un fondo da 50 milioni di Euro per l’ampliamento o per la riconversione della produzione di tali dispositivi e la domanda per ottenere il finanziamento è compilabile tramite una procedura semplificata online sul sito di Invitalia. Gli aiuti di Stato sono stati autorizzati in meno di 48 ore dalla Commissione europea, in modo da consentirne un veloce utilizzo, nell’ottica di rafforzare le filiere produttive del paese e di contrastare l’emergenza Coronavirus.

DATI

L’obiettivo è il finanziamento di progetti che vanno da 200.000 a 2 milioni di Euro ed è stato impiegato un sistema di premiazione della velocità. Dal momento che i dispositivi servono urgentemente, i mutui a tasso zero destinati alla copertura del 75% del budget di spesa possono diventare a fondo perduto a seconda delle tempistiche di completamento dell’investimento.

Durante la prima giornata del procedimento online, lo scorso 26 marzo, le domande presentate sono state più di 90, mentre quelle in compilazione ma non ancora completate erano circa 350.

Finora il totale delle domande presentate è di 340, mentre quelle in compilazione sono 847. La maggioranza delle richieste arriva dal Sud e dalle Isole, circa il 50 per cento, ma il dato più interessante è quello che riguarda la tipologia delle domande: infatti solo il 23% è mirato all’ampliamento della produzione, mentre il restante 77% è destinato ad opere di riconversione dell’azienda al fine di diventare produttrice di dispositivi medici. (Dati aggionati al 31/03/2020 fonte Invitalia )

L’IMPEGNO DELLE AZIENDE

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono molte le aziende, dalle più grandi alle minori, che si sono impegnate nel sostegno allo Stato e alla popolazione nella lotta al Coronavirus, nei modi più svariati. Numerose sono state le donazioni alla sanità pubblica e alla Protezione Civile, e molti si sono adoperati per riconvertire la propria azienda in modo da fornire dispositivi medici o per crearne con stampanti in 3D.

GRANDI AZIENDE

La Siare Engineering, già azienda produttrice di ventilatori polmonari per la terapia intensiva, ha preso la decisione di annullare tutte le commesse destinate ai mercati esteri (il 90% del fatturato) per poter concentrare tutti gli sforzi sulla produzione di macchinari per l’emergenza italiana. Per aumentare la produzione dei dispositivi, l’azienda ha allungato i turni di lavoro ed è ricorsa all’aiuto di tecnici dell’esercito.

I colossi del settore automobilistico, Fca e Ferrari, insieme a Magneti Marelli metteranno i loro impianti emiliani e i loro dipendenti a disposizione della Siare per la produzione della componentistica e l’assemblaggio di nuovi respiratori polmonari necessari per i pazienti nelle terapie intensive, strategia intrapresa nei giorni scorsi anche da General Motors e Ford e ventilata anche da Tesla, che intende riaprire la sua Gigafactory di New York per produrre ventilatori polmonari appena sarà possibile.

Inoltre, molte aziende del settore tessile si sono dedicate alla produzione di mascherine. In Lombardia la Di-Bi, produttrice di abbigliamento sportivo, ha convertito completamente la produzione, per concentrarsi sulla creazione di una protezione in grado di bloccare le particelle di saliva e proteggere dal virus.

I big della moda non si sono risparmiati, con Gucci, Prada, Valentino, Ferragamo e molti altri in Toscana che hanno avviato la produzione e donazione di mascherine e camici per il personale sanitario, e il Gruppo Armani che oltre ai 2 milioni di donazioni alle strutture ospedaliere italiane e alla Protezione Civile, ha annunciato proprio il 26 marzo la conversione di tutti i suoi stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il COVID-19.

ALTRI ESEMPI DI SOLIDARIETA

Altre aziende, come il Fablab di Milano, hanno impiegato la loro strumentazione per la stampa in 3D per produrre componenti come il raccordo ipsilon per usare due caschi CPAP con singolo venturimetro o le Valvole di Venturi e un caso particolare è rappresentato dall’azienda Isinnova, che oltre a produrre componenti in 3D per le aziende ospedaliere, ha assistito il Dott. Favero nel brevetto di una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio, nel tentativo di compensare la mancanza di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva, che sta emergendo come concreata problematica legata alla diffusione del Covid-19. Le istruzioni per la produzione di tale maschera a partire da un modello di maschera per snorkeling di Decathlon è sul sito di Isinnova.

 

CERTIFICAZIONI

L’introduzione di mascherine e altri dispositivi medici prodotti da aziende non preposte però ha sollevato il problema della certificazione di conformità. Il decreto Cura Italia prevede che siano i laboratori del Tecnopolo biomedicale di Mirandola e quelli dell’ateneo di Bologna a testare le nuove mascherine facciali.

I laboratori ricevono richieste da parte di neoproduttori italiani ma anche di distributori italiani di dispositivi provenienti dall’estero e svolgono prove meccaniche e batteriologiche per determinare la conformità dei dispositivi destinati al personale medico sanitario, che devono rispettare le norme EN 14683 (performance e sicurezza) e UNI 10993 (biocompatibilità), ma anche dei dispositivi di protezione individuale di uso comune, come le FFP1, FFP2 e FFP3, che devono essere conformi alla norma EN 149.

Come previsto, i due enti sono stati sommersi dalle richieste negli ultimi giorni, soprattutto di chiarimento, ma si stanno adoperando per fornire il miglior servizio possibile, considerando che serve un minimo di otto giorni per il test di ogni prodotto.

CONCLUSIONI

Il numero di aziende italiane determinate a lavorare a fianco dello Stato per debellare l’emergenza COVID-19 cresce a vista d’occhio, tramite le attività descritte sopra, ma anche tramite donazioni economiche e di servizi preziosi. Per un’ulteriore elenco di aziende impegnate in svariati modi nella solidarietà contro il Coronavirus, clicca qui SOLIDARIETA’ CONTRO IL CORONAVIRUS

 

 

 

Carolina Tardito, autriceAutrice Carolina Tardito Baudin

Covid-19: prevenzione sui luoghi di lavoro

In data 14 marzo 2020, è stato sottoscritto dai sindacati ed associazioni di categoria il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, che si pone l’obiettivo di evitare il blocco dell’operatività delle imprese in questa fase acuta di diffusione del coronavirus, garantendo allo stesso tempo la tutela della salute dei lavoratori.

 

Sono 13 i punti salienti.

 

  1. Informazione.

    Dovere di informazione dell’azienda verso i propri dipendenti e nei confronti di chiunque entri in azienda, circa le disposizioni delle Autorità, mediante consegna e/o affissione nel luogo di lavoro di depliants informativi circa:

  • L’obbligo di restare a casa con febbre oltre 37.5 e/o sintomi influenzali e conseguemente di allertare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria.
  • La consapevolezza e l’accettazione di non poter entrare o permanere in azienda e di doverlo dichiarare tempestivamente laddove, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo: sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, etc.
  • L’impegno a rispettare tutte le disposizioni delle Autorità e del datore di lavoro nel fare accesso in azienda, in particolare a mantenere la distanza di sicurezza, osservare le regole di igiene delle mani e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene.
  • L’impegno ad informare il datore di lavoro di qualsiasi sintomo influenzale riscontrato durante lo svolgimento dell’attività lavorativa.

 

  1. Modalità di ingresso in azienda.

    Il personale, prima di entrare nella sede di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se questa risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso, così come sarà precluso l’accesso a coloro che negli ultimi 14 giorni, abbiano avuto contatti con persone positive al Covid19 o provengano da zone a rischio.

 

  1. Modalità di accesso dei fornitori esterni.

    L’accesso di fornitori esterni deve essere regolato attraverso l’individuazione di procedure di ingresso, transito e uscita, con tempistiche e modalità predefinite. Laddove possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi e non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. I trasportatori dovranno attenersi alla rigorosa distanza di un metro nello svolgimento delle attività di carico e scarico. Per fornitori/trasportatori e/o altro personale esterno occorre individuare/installare servizi igienici dedicati. E’ limitato anche l’accesso ai visitatori ad eccezione di quelli necessari (impresa di pulizie e manutenzione) che dovranno rispettare la regolamentazione aziendale.

 

  1. Pulizia e sanificazione in azienda.

    L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. Nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dell’area secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, nonché alla ventilazione dei locali. Va garantita la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse, con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi.

 

Il Decreto Legge del 17 marzo 2020, n.18, c.d. Cura Italia, prevede tra le misure volte a contrastare la diffusione del Coronavirus all’aart. 64, un credito d’imposta finalizzato alla sanificazione degli ambienti di lavoro. Il bonus sanificazione, è rivolto a soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, quindi a tutti quei datori di lavoro che sono tenuti a garantire la salubrità dei locali e degli strumenti di lavoro e sarà riconosciuto per il periodo d’imposta 2020 per una somma non superiore a 20.000 euro e fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro stanziati per l’anno in corso. Bisognerà attendere i decreti attuativi per conoscere i limiti applicativi dell’agevolazione ed eventuali restrizioni.

  1. Precauzioni igieniche personali.

    E’ obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche. L’azienda raccomanda la frequente pulizia delle mani e mette a disposizione idonei detergenti.

  2. Dispositivi di protezione individuale.

    Qualora l’attività lavorativa imponga una distanza interpersonale inferiore ad metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici.
    E’ favorita la preparazione da parte dell’azienda del liquido detergente secondo le indicazioni dell’OMS.

  3. Gestione di spazi comuni (mensa, spogliatoi, aree fumatori, distributori di bevande e/o snack…).

    L’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone che li occupano. Occorre provvedere alla sanificazione degli spogliatoi, nonchè alla sanificazione periodica e pulizia giornaliera con appositi detergenti dei locali mensa, delle tastiere dei distributori di bevande e snack.

  4. Organizzazione aziendale (turnazione, trasferte e smart work, rimodulazione dei livelli produttivi).

    Le imprese, limitatamente al periodo dell’emergenza Covid-19, potranno disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart working, o comunque a distanza. Si potrà procedere ad una rimodulazione dei livelli produttivi. Va assicurato un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti. E’ previsto l’utilizzo in via prioritaria degli ammortizzatori sociali o, se non fosse sufficiente, dei periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti. Sono sospese e annullate tutte le trasferte e i viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordati o organizzati e altresì non sono consentite neanche le riunioni ad eccezione di quelle urgenti ma con un numero ridotto di persone e a un metro di distanza interpersonale.

  5. Gestione dell’ingresso-uscita dei lavoratori.

    Orari di ingresso/uscita scaglionati dei lavoratori per evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa), dedicando ove possibile una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni.

  6. Spostamenti interni, riunioni, eventi interni e formazione.

    Gli spostamenti all’interno dell’azienda devono essere limitati. Non sono consentite le riunioni in presenza. Laddove queste fossero necessarie ed urgenti, nell’impossibilità di collegamento a distanza, dovrà essere ridotta al minimo la partecipazione necessaria e, comunque, dovranno essere garantiti il distanziamento interpersonale e una adeguata pulizia/areazione dei locali.
    Sono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche obbligatoria, anche se già organizzati. E’comunque possibile, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in smart work. Il mancato aggiornamento della formazione professionale, dovuto all’emergenza in corso, non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione.

  7. Gestione di un caso sintomatico.

    Nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria come la tosse, lo deve dichiarare immediatamente all’ufficio del personale, si dovrà procedere al suo isolamento e a quello degli altri presenti dai locali. L’azienda avverte immediatamente le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19 forniti dalla Regione o dal ministero della Salute. L’azienda inoltre collabora con le Autorità sanitarie, per la definizione degli eventuali contatti stretti di una persona presente in azienda che sia stata riscontrata positiva al tampone COVID19.

  8. Sorveglianza sanitaria/Medico competente/Rls.

    Vanno privilegiate, in questo periodo, le visite preventive, le visite a richiesta e le visite da rientro da malattia e la sorveglianza sanitaria non va interrotta. Il medico collabora con il datore di lavoro e le RLS/RLST.

  9. Aggiornamento del protocollo di regolamentazione.

    È costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del Rls.

 

  Autrice Avv. Graziella Lapenta

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