LA TUTELA DELL’AMBIENTE ENTRA NELLA COSTITUZIONE ITALIANA: LE NOVITA’ INTRODOTTE DALLA RIFORMA DEL 2022.

Con 468 voti a favore, 1 contrario e 6 astenuti, la Camera dei deputati ha concluso, l’8 febbraio 2022, l’iter di approvazione della Legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 del 22 febbraio 2022, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione, al fine di introdurre nella nostra Carta fondamentale la tutela dell’ambiente.

Una riforma epocale, i cui contenuti innovativi e tempi record di conclusione restituiscono il forte consenso che ha guidato il nostro Parlamento nella sua approvazione.

Le modifiche apportate agli artt. 9 e 41 della Costituzione.

Per la prima volta nella storia repubblicana viene modificato uno degli articoli che enunciano i principi fondamentali della Costituzione, ossia l’articolo 9: al testo originario, che imponeva la tutela del patrimonio paesaggistico e del patrimonio storico e artistico della nazione, è stato aggiunto un terzo comma, che prevede che la Repubblica “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

La modifica all’articolo 41, invece, introduce due nuovi limiti all’iniziativa economica pubblica e privata, oltre a quelli già previsti della sicurezza, della libertà e della dignità umana: la salute e l’ambiente, che diventano, quindi, paradigmi da tutelare da parte dell’economia.

La nuova formulazione dell’articolo 41 prevede, inoltre, che le istituzioni possano orientare l’attività economica pubblica e privata non soltanto verso fini sociali, ma anche verso fini ambientali.

Verso l’abbandono di una prospettiva meramente antropocentrica. 

Le modifiche introdotte si inseriscono nel trend avviato già da diversi anni nell’ambito dell’Unione europea, consolidatosi anche grazie all’intervento di importanti sentenze della nostra Corte costituzionale, e sono fortemente innovative per l’assetto costituzionale e legislativo italiano.

Con questa riforma, infatti, l’ambiente, la biodiversità, gli ecosistemi e gli animali non solo sono considerati beni oggetto di tutela costituzionale, ma sono elevati al rango di valori primari, dotati di una dignità autonoma e, pertanto, considerati meritevoli di essere tutelati in quanto tali e non solo come strumenti o risorse a servizio dell’umanità.

Naturalmente, la modifica legislativa non è un punto d’arrivo, ma una tappa verso l’evoluzione del diritto e, soprattutto, verso un reale cambiamento nell’operato sia delle istituzioni che dei privati: l’impatto innovativo dipenderà anche dalle interpretazioni ed applicazioni di tali norme che gli operatori del diritto adotteranno in concreto nel prossimo futuro.

 

avv. Luna Ambrosino  Autrice Avv. Luna Ambrosino

CRISI D’IMPRESA: LE NOVITA’ INTRODOTTE DAL D.L. 118/2021

Con l’emanazione del Decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, il legislatore ha approvato nuove misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, con l’obiettivo di ampliare gli strumenti a disposizione delle imprese per sopravvivere all’emergenza epidemiologica ed attuare la tanto agognata “ripartenza”.
In particolare, per quanto è di nostro interesse, il provvedimento interviene su tre fronti.

 

  1. Differimento dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

In primo luogo, il D.L. n. 118/2021 rinvia nuovamente l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. n. 14/2019) al 16 maggio 2022, con ulteriore differimento delle disposizioni concernenti le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi innanzi all’OCRI (Organismo di composizione della crisi d’impresa) al 31 dicembre 2023.

 

  1. Introduzione dell’istituto della composizione negoziata della crisi d’impresa e del concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio

La novità più importante contenuta nel decreto-legge in esame è l’introduzione della procedura di composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa: consiste in un istituto di carattere stragiudiziale, che potrà essere utilizzato, a decorrere dal 15 novembre 2021 (salvo eventuali modifiche che potranno essere introdotte in sede di conversione in legge), dall’imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale od economico-finanziario, ma non ancora in stato di insolvenza.

In forza della procedura in commento, in particolare, l’imprenditore potrà essere affiancato da un esperto terzo ed indipendente, che avrà l’incarico di agevolare le trattative con i creditori, al fine di trovare la migliore soluzione per il superamento dello stato di crisi ed il risanamento aziendale.

Le possibili soluzioni adottabili in esito alla procedura – disciplinate all’art. 11, comma 1 – sono:

  • la conclusione di un contratto con uno o più creditori idoneo ad assicurare la continuità aziendale per un periodo non inferiore a 2 anni;
  • la conclusione di una convenzione di moratoria ai sensi dell’art. 182-octiesFall.;
  • la stipula di un accordo sottoscritto dall’imprenditore, dai creditori e dall’esperto, che produce i medesimi effetti di un piano di risanamento ai sensi dell’ 67, comma 3, lett. d), L.Fall., senza tuttavia la necessità di attestazione.

Come precisato all’art. 11, comma 2, l’imprenditore potrà sempre domandare l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi degli artt. 182-bis, 182-septies e 182-novies L.Fall., con la precisazione che la percentuale di cui all’art. 182-septies è ridotta al 60%  se  il raggiungimento dell’accordo risulta dalla relazione finale dell’esperto.

Segnaliamo, seppure nella presente sede non è possibile approfondirne tutti gli aspetti, che l’art. 6 prevede la possibilità, per l’imprenditore che si avvalga della procedura di composizione negoziata della crisi, di richiedere l’applicazione di misure protettive del patrimonio, che hanno l’effetto di limitare le possibilità di azione nei confronti dell’imprenditore da parte dei creditori e di precludere il pronunciamento di sentenze di fallimento o di stato di insolvenza fino alla conclusione delle trattative o all’archiviazione dell’istanza di composizione negoziata.

Sono, inoltre, previste, all’art. 14, alcune c.d. misure premiali in favore dell’imprenditore in crisi, ossia misure e agevolazioni fiscali derivanti dal ricorso alla composizione negoziata.

Ulteriore novità nel campo delle procedure concorsuali è prevista dall’art. 11, comma 3, secondo cui, nel caso di mancata individuazione, in esito alla procedura negoziata, di una soluzione idonea al superamento della situazione di crisi, l’imprenditore potrà, oltre ad avvalersi delle classiche procedure concorsuali di cui alla normativa previgente (piano attestato di risanamento, fallimento, amministrazione straordinaria, ecc.), anche presentare una proposta di concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio ex art. 18 del D.L. n. 118/2021.

Viene così introdotto l’istituto del concordato per cessione di beni unitamente al piano di liquidazione, che prevede l’omologazione da parte del Tribunale, a fronte di una valutazione positiva circa la fattibilità del piano di liquidazione, l’insussistenza di un pregiudizio per i creditori rispetto all’alternativa della liquidazione fallimentare e l’assicurazione di una utilità per ciascun creditore, e, successivamente, la nomina di un liquidatore.

 

  1. Introduzione di modifiche alla legge fallimentare, con l’anticipazione di alcuni strumenti di composizione negoziale previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

L’art. 20, comma 1, reca, infine, importanti novelle alla legge fallimentare (R.D. 16  marzo 1942, n. 267), intervenendo principalmente sulla disciplina del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti ed anticipando, di fatto, alcune disposizioni contenute nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Con particolare riferimento a tale ultima categoria di novelle, l’articolo in commento prevede l’inserimento nella legge fallimentare della disciplina degli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa, della nuova disciplina della convenzione in moratoria e degli accordi di ristrutturazione agevolati, istituti già disciplinati dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, i quali, con tale introduzione, vedono anticipare la loro entrata in vigore rispetto al differimento di cui al punto 1 della presente disamina.

 

Un cambiamento radicale di prospettiva: dalla centralità del fallimento alla valorizzazione delle procedure negoziali di gestione della crisi di impresa.

Come più volte evidenziato nella relazione illustrativa al Decreto-legge in esame, il legislatore ha preso definitivamente atto dell’impossibilità di affrontare la crisi delle aziende nel periodo
successivo alla pandemia con gli istituti vigenti, riconducibili alla legge fallimentare, ritenuti ormai inadeguati a fronteggiare le esigenze di tutela dei creditori ed, al contempo, della produzione.

Il principale obiettivo dell’intervento normativo in commento è, quindi, quello di incentivare, con strumenti nuovi e che prevedano una maggiore interazione tra le parti coinvolte, l’accesso alle procedure alternative rispetto al fallimento, favorendo, per un verso, l’emersione anticipata della  crisi e, per altro verso, il risanamento delle imprese in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che hanno le potenzialità necessarie per restare sul mercato.

 

avv. Luna Ambrosino Autrice Avv. Luna Ambrosino

Le reti di imprese: “coopetition” contro la crisi

Il perdurare dell’emergenza sanitaria continua a mettere a dura prova l’economia italiana, costituita principalmente da piccole e medie imprese, spesso troppo poco strutturate per affrontare l’instabilità economica e finanziaria derivante dalla pandemia.
Per sopravvivere nell’attuale panorama, diventa, quindi, fondamentale individuare strumenti in grado di stimolare la produttività e la crescita. Tra questi, l’ordinamento italiano mette a disposizione un sistema di collaborazione imprenditoriale chiamato contratto di rete.  

 

Cos’è la rete tra imprese 

La disciplina del contratto di rete è contenuta nell’art. 3 comma 4 ter D.L. n. 5/2009, convertito con L. n. 33/2009 s.m.i.il quale lo definisce come un accordo stipulato tra due o più imprese, non necessariamente con sede nello stesso territorio, finalizzato a creare una rete di cooperazione e reciproca collaborazione per lo svolgimento di una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali, allo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la capacità innovativa e la competitivi sul mercato.
Più in dettaglio, si tratta di un contratto con il quale le imprese partecipanti stabiliscono, sulla base di un comune programma di rete, obiettivi strategici, diritti ed obblighi reciprocil’organizzazione interna della rete, incluse le modalità di adesione di future imprese, e le regole per l’assunzione delle decisioni su aspetti di interesse condiviso, pur mantenendo ciascuna la propria autonomia e la propria indipendenza giuridica ed economica.  

 

Uno strumento elastico ed adattabile alle esigenze concrete degli imprenditori 

Uno dei principali punti di forza di questo strumento è la sua elasticità, in quanto consente di graduare l’intensità del legame che sorge tra le imprese aderenti sulla base delle loro esigenze specifiche.
Le partecipanti, infatti, possono optare per un vincolo più “leggero”, costituendo una rete non dotata di soggettività giuridica (c.d. rete-contratto), con la facoltà di istituire un organo comune di gestione (dotato o meno del potere di rappresentanza) ed un fondo patrimoniale comune.
In alternativa, possono scegliere per un vincolo più “pesante”, creando un nuovo soggetto giuridico, (è il caso della c.d. rete-soggetto) oppure optando per forme di fusione aziendale.
In particolare, la fattispecie della rete-soggetto si configura stipulando il contratto di rete nella forma dell’atto pubblico, della scrittura privata autenticata o per atto firmato digitalmente e conferendo alla  rete soggettività giuridica autonoma, con l’iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle Imprese; in tale ipotesi, l’istituzione del fondo patrimoniale e dell’organo comune è obbligatoria 

 

Perché la rete 

Il network di imprese è un’alleanza che realizza in concreto il proverbio “l’unione fa la forza”.
I vantaggi derivanti dall’adozione di questo modo di fare impresa sono numerosi, soprattutto nella realtà italiana (caratterizzata da imprese di piccole dimensioni, la cui competitività spesso risiede nel know how altamente specializzato), ed ancor più apprezzabili alla luce dell’attuale situazione emergenziale.
La cooperazione non preclude la competitività, anzi la favorisce.
Attraverso la condivisione di informazioni, prestazioni di natura industriale, tecnica o tecnologica e processi produttivi, le imprese completano le reciproche produzioni e forniscono un importante contributo innovativo alle altre.
In questo modo, le p.m.ipossono presentarsi sui mercati globali come soggetti più forti, essendo percepite quasi come un’entità unitaria, senza però rinunciare alla loro autonomia ed indipendenza.
Acquistando un maggior peso economico e contrattuale, possono aprirsi a nuovi mercati, accedere con più facilità al credito, partecipare a bandi regionali, nazionali ed internazionali e sviluppare economie di scala con una produzione in crescita, ma ad un minor costo.
Stimolo alla rete di imprese sono, inoltre, le agevolazioni fiscali e gli incentivi amministrativi, oltre che la possibilità di avviare progetti di ricerca e sviluppo anche in un’ottica di un’economia più green e sostenibile.  

 

Le novità introdotte dalla normativa “anticovid 

Le numerose opportunità offerte dall’istituto in commento per far fronte all’emergenza pandemica sono state colte dal Legislatore, il quale ha introdotto, con l’art. 43 bis della L. n. 77/2020 (Legge di conversione del c.d. Decreto Rilancio) e con l’art. 12 del D.L. n. 183/2020 (c.d. Milleproroghe), alcune novità in tema di contratto di rete con causale di solidarietà.
In breve, per gli anni 2020 e 2021, il contratto di rete può essere stipulato per favorire il mantenimento dei livelli di occupazione delle imprese di filiere colpite dalla crisi economica conseguente alla pandemia
In tali ipotesi, alle imprese retiste è data la possibilità di fare ricorso agli istituti del distacco e della codatorialità per lo svolgimento di prestazioni lavorative presso le altre aziende partecipanti alla retegarantendo così il mantenimento dei livelli occupazionali. 

 

 

avv. Luna Ambrosino Autrice Luna Ambrosino

 

  Autrice Giulia Ponte

LA SORTE DEI CONTRATTI AL TEMPO DELLA PANDEMIA.

Il nuovo evento in diretta Facebook tratterà il mondo dei contratti.
Il webinar fornirà informazioni sulle possibili soluzioni , legali e negoziali, fruibili da coloro che, colpiti negativamente dalle conseguenze della pandemia, si trovano nell’impossibilità di dare adempimento alle obbligazioni contratte prima della diffusione del Coronavirus. Le possibili soluzioni esaminate sono sia quelle già contemplate nel codice civile prima dell’avvento del Covid-19, che quelle specificamente introdotte dalla normativa dell’emergenza.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 18 marzo 2021 alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Introduzione ai lavori il presidente di CDVM Antonio De Carolis.

Relatori del webinar:

In collaborazione con Fweb Group.

 

webinar lexchance

Il caso “Booking.com” approda davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Con la sentenza n. 19-46 del 30 Giugno 2020 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha risolto il caso che vedeva coinvolto il colosso olandese “Booking.com” e l’ufficio marchi e brevetti statunitense (United States Patent and Trademark Office, di seguito USPTO), decidendo nel senso di consentire all’azienda la registrazione del marchio negli Usa.

 

La disciplina giuridica: il “Lanham Act” ed il requisito del “secondary meaning

 

La disciplina statunitense in merito al deposito di marchi e brevetti è contenuta nel “Lanham Act”, denominato anche “Trademark Act”, emanato nel 1946, in particolare nel Titolo 15, capitolo 22 §§1051-1127.
La legge federale prevede l’istituzione di due registri, un Principal Register e un Supplemental Register.
Nel primo sono registrati tutti i marchi dotati di forte carattere distintivo (a loro volta suddivisibili nelle tre categorie di marchi suggestivi, arbitrari e fantasiosi), cioè quelli di cui i consumatori possono individuare la fonte di provenienza di prodotti e servizi e distinguerli da quelli di altre aziende; tale categoria di marchio gode della massima tutela.
Nel secondo, l’USPTO colloca quei marchi meramente descrittivi, che, pertanto, sono dotati di una minore protezione, ma suscettibili di essere iscritti nel Principal Register nel momento in cui acquisiscano un “secondary meaning”.
All’ultimo posto nella scala di valutazione prevista dalla normativa citata, sono poi collocati i marchi generici che, in quanto tali, sono considerati non registrabili.
Con riferimento ai marchi descrittivi, risulta, pertanto, essenziale stabilire di volta in volta se ad essi possa essere ascritto o meno un secondary meaning.
Con questo termine si intende, secondo la Suprema Corte, che il marchio deve possedere un significato per i consumatori, i quali nell’immediato devono identificare i servizi ed i beni che quell’impresa offre e produce.

 

“Booking.com”: marchio generico o descrittivo?

 

Tenendo a mente la disciplina sopra riepilogata, la questione sottoposta alla Suprema Corte è nata dal rifiuto da parte dell’USPTO di registrare il marchio “Booking.com”, considerato dall’ufficio un marchio meramente generico, che non consente ai consumatori di aver chiaro che i servizi offerti provengano effettivamente da quell’impresa, anche se accompagnato dal top-level domain “.com”.
Rigettando l’interpretazione proposta dall’USPTO, invece, la Corte Suprema ha stabilito che il marchio in questione è da considerarsi descrittivo e dotato del requisito del secondary meaning, necessario per ottenere la registrazione nel Principal Register (l’unica dissenting opinion è stata quella del giudice Breyer, che ha invece sostenuto la tesi del ricorrente USPTO).
Con riferimento a Booking.com, la Corte Suprema ha, pertanto, affermato che non sussiste alcun dubbio che un consumatore, data la notorietà del marchio in questione, sia in grado di individuare che i servizi sono offerti dall’azienda olandese e difficilmente accadrà che questo termine venga inteso in modo generico, disorientando il pubblico che ricerca quei beni e servizi.
In particolare, la Suprema Corte ha precisato che i marchi composti da due o più termini, come nel caso di Booking.com, debbano essere analizzati nel loro complesso, essendo fondamentale la forza di significato che il termine composto ha presso il pubblico.
Muovendo da tale presupposto interpretativo, la Corte ha chiarito che il nome “Booking.com”, accompagnato quindi dal dominio, rende il marchio unico e conferisce ad esso una sufficiente distinzione rispetto ad altri, in quanto rimanda ad un preciso sito web che offre servizi differenziabili da quelli di altre imprese.
La decisione della Corte Suprema si colloca, peraltro, nella stessa direzione di quanto stabilito dall’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), il quale, in occasione della richiesta di deposito del marchio della medesima azienda, aveva concluso, in applicazione dell’articolo 4 del Regolamento sul marchio dell’Unione Europea all’epoca vigente, che il marchio in commento è sufficientemente noto e non crea confusione rispetto alla fonte dei servizi.

 

Conclusioni

 

Confermando l’orientamento europeo, anche negli Stati Uniti si afferma che per la registrazione di un marchio sono certamente necessari gli elementi che la legge richiede, primo tra tutti un forte valore distintivo, ma non meno importante è la riconoscibilità dello stesso presso i consumatori.

 

Autrice Luna Ambrosino

 

Autrice Giulia Ponte

La ripartenza delle Pmi dopo la pandemia: la scommessa di start-up innovative e B-Corp

I dati incoraggianti che si stanno registrando in questi ultimi giorni sulla diffusione del Covid-19 in Italia hanno permesso di riavviare il dibattito su quale sarà il possibile scenario economico del prossimo autunno, che secondo gli analisti si preannuncia “caldo”.

In questa sede ci interessa soprattutto valutare le opportunità di ripresa che, nonostante (ed in alcuni casi addirittura grazie a) la grave situazione economica, si presentano oggi alle imprese italiane e quali migliori strategie potranno adottare per un effettivo “rilancio”.

 

I provvedimenti normativi dell’emergenza

Sappiamo che il lockdown che il nostro Paese ha attraversato negli scorsi mesi ha segnato duramente il tessuto economico nazionale.

Per far fronte all’inevitabile crisi economica, derivante da quella sanitaria, il Governo italiano ha adottato una serie di provvedimenti normativi (decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio, ecc.) che sono stati già oggetto di numerosi articoli e approfondimenti anche qui su Lexchance: Il Decreto Cura Italia ; Quali sono le prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

Tali provvedimenti hanno consentito di tamponare alcuni effetti negativi della pandemia, prevedendo meccanismi di tutela come il blocco dei licenziamenti (art. 46 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18 – c.d. Decreto Cura Italia, prorogato, al momento in cui scriviamo, sino al 17 agosto 2020, sebbene sia attesa un’ulteriore proroga fino a dicembre 2020) o l’improcedibilità delle procedure concorsuali su iniziativa di terzi (art. 10 D.L. 8 aprile 2020, n. 23) oppure stanziando finanziamenti agevolati e contributi economici a fondo perduto.

 

Il Recovery Fund

Inoltre, il 21 luglio 2020, con un accordo storico senza precedenti, il Consiglio Europeo ha approvato la costituzione del Recovery Fund, il fondo per la ripresa che prevede l’emissione titoli di stato europei, che avrà un valore complessivo di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi saranno distribuiti sotto forma di sussidi a fondo perduto e 360 miliardi sotto forma di prestiti.

L’Italia sarà il paese che otterrà la quota maggiore del Fondo: 209 miliardi di euro, di cui 82 in sussidi e 127 in prestiti, a condizione che venga realizzato un piano di riforme che dovrà essere approvato dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo.

 

Quale futuro attende le imprese italiane al termine della fase emergenziale?

Sebbene le istituzioni nazionali ed europee si stiano impegnando per mitigare il più possibile gli effetti della crisi economica, gli analisti preferiscono, tuttavia, rimanere cauti sulle previsioni per i prossimi mesi e, anzi, è opinione comune che, quando le misure precauzionali verranno meno, gli effetti sino ad ora “congelati” si manifesteranno in tutta la loro pienezza.

È probabile infatti che quelle realtà imprenditoriali che già prima della pandemia si trovavano in stato di crisi si troveranno, una volta terminati gli aiuti governativi, a dover fare i conti con un destino inesorabile.

Ma non per tutti sarà così.

Tra le imprese che riusciranno a superare al meglio le difficoltà dell’ultimo periodo vi saranno senz’altro quelle che sapranno, in primo luogo e con ancora maggiore rigore rispetto all’era pre-Covid, individuare per tempo eventuali segnali di crisi e definire le migliori strategie di ristrutturazione, anche affidandosi a professionisti e consulenti del settore.

In secondo luogo, saranno premiate le realtà in grado di innovarsi e stare al passo con i tempi, anche intercettando i nuovi trend.

 

Start-up e B-Corp: le scommesse dell’imprenditoria italiana

I segnali più incoraggianti sembrano arrivare, innanzitutto, dal mondo delle start-up innovative.

Secondo i recenti dati del Registro delle Imprese della regione Lombardia (la prima in Italia per numero di start-up), le start-up avviate nel mese di giugno 2020 hanno pareggiato quelle registrate a giugno 2019.

Un dato più che rilevante, tenuto conto del diverso contesto dell’anno in corso rispetto a quello passato: e infatti nei precedenti mesi si era registrata una deflazione non trascurabile (-25% a marzo, -70% ad aprile e -29% a maggio).

Ulteriori stimoli per il rinnovamento arrivano, inoltre, dagli appassionati dei temi della sostenibilità e, più in generale, di chi scommette sulla centralità dell’impatto ambientale e sociale dell’imprenditoria.

E così, l’Italia si apre con sempre maggiore attenzione e velocità al mondo delle c.d. B-Corp, ossia delle Società Benefit che, oltre ad esercitare la tradizionale attività di impresa a fini di lucro, si impegnano anche a raggiungere performance ambientali e sociali dotate, per vincolo societario, di pari dignità rispetto a quelle economiche e finanziarie.

È proprio notizia degli scorsi giorni infatti che oltre 50 imprese italiane hanno lanciato la campagna Unlock the change, per chiedere alle aziende stesse ed alle istituzioni di accelerare verso un sistema economico e di business sostenibile, che rigeneri la società e l’ambiente.

Agli imprenditori italiani non resta dunque che raccogliere gli stimoli e ripartire.

 

Autrice Avv. Luna Ambrosino

enrico autero Autore Avv. Enrico Autero

Quali sono le prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

Emergenza COVID-19: quali prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

 

Lo stato di crisi sanitaria da cui siamo stati travolti porta con sé, inevitabilmente, una serie di conseguenze nefaste anche sul piano economico, soprattutto per quello che concerne le piccole e medie imprese.
E’ infatti evidente che il blocco di numerosissime attività produttive, sancito dal Presidente del Consiglio dei Ministri con il DPCM del 22 marzo 2020, sta determinando una crisi di liquidità per le imprese nonché un crollo della domanda in moltissimi settori.
Occorre domandarsi cosa accadrà quando le medesime attività riapriranno i battenti e, pertanto, saranno chiamate a fare i conti con il proprio nuovo posizionamento sul mercato, la probabile necessità di rivedere l’organizzazione interna e l’esigenza di far fronte ad una serie di impegni economici, assunti in tempi e con prospettive molto diverse.
Il panorama che si preannuncia potrebbe essere quello di un considerevole numero di imprese insolventi e decotte, le quali, in base alla normativa vigente, sarebbero tenute ad avviare procedure di liquidazione e/o di ristrutturazione nell’interesse dei creditori e degli stakeholders o, nelle situazioni più gravi, a presentare istanza di fallimento.
Tali strumenti tradizionali, sebbene siano senz’altro utili in condizioni ordinarie di mercato, potrebbero risultare tuttavia inefficaci in una situazione di crisi ed insolvenza di portata globale come quella che stiamo vivendo oggi.

 

Alcune proposte concrete: sospendere le procedure concorsuali e “ibernare” le PMI

 

Sul punto, infatti, un recente studio della Conference of European Resctructuring and Insolvency Law (CERIL) suggerisce, tra le misure da attivare per evitare che l’improvvisa crisi di liquidità generalizzata si tramuti in una catena incontrollata di procedure concorsuali, la sospensione dei doveri legislativi di accesso a procedure di insolvenza nonchè l’adozione di norme che consentano di “ibernare” le piccole e medie imprese che presentano insufficienti flussi di cassa come conseguenza delle misure anti Covid-19, ad esempio mediante un rinvio delle scadenze contrattuali relative ai pagamenti ed una moratoria delle azioni esecutive dei creditori insoddisfatti.

 

Le misure già adottate in Italia

 

Allo stato attuale, il legislatore italiano ha adottato alcune misure in linea con lo studio del CERIL, come la sospensione dei procedimenti civili e penali, comprese le procedure esecutive (attualmente sospesi fino al 15 aprile 2020 per effetto del DL 18/2020), facendo salva la possibilità di chiedere la dichiarazione di urgenza nei casi in cui la ritardata trattazione “può produrre grave pregiudizio alle parti e quindi ai creditori” (art. 83 co. 3 lett. a).
Inoltre, con il DL 2 marzo 2020 n. 9 (art. 11), ha rinviato di 6 mesi (con conseguente entrata in vigore, quindi, al 15 febbraio 2021) gli obblighi di segnalazione della crisi d’impresa, previsti dal Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza D.Lgs. 14/2019, a carico degli organi di controllo e dei revisori legali nonché dei creditori pubblici qualificati.
Tali misure, sebbene opportune e rispondenti ad esigenze concrete ed attuali, paiono, tuttavia, ancora parziali e non sufficienti a far fronte alla situazione nella sua complessità.

 

Altri possibili fronti su cui intervenire

 

E’ auspicabile, quindi, l’adozione di provvedimenti dotati di maggiore impatto, come appunto quelli suggeriti dal CERIL e, peraltro, già assunti da parte di alcuni Stati (ad esempio Spagna, Germania e Svizzera); altre possibili misure, per quanto riguarda il nostro Paese, potrebbero essere la sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione delle società, il rinvio tout court dell’entrata in vigore del Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza e la previsione di contributi a fondo perduto in luogo dei finanziamenti agevolati già stanziati dal DL 18/2020, che, per quanto utili nel breve periodo, potrebbero rivelarsi dannosi nella misura in cui l’indebitamento delle PMI dovesse subire un incremento insostenibile.
Solo con l’adozione in tempi rapidi di una normativa di settore completa ed esaustiva sarà possibile aiutare concretamente le imprese italiane a superare indenni la crisi e riavviare le rispettive attività non appena l’emergenza sanitaria sarà superata.

 

 

Autrice Avv. Luna Ambrosino

 

 

elena ferraris Autrice Avv. Elena Ferraris

 

 

Il Decreto Cura Italia

Con il Decreto-legge n. 18 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 17 marzo 2020 ed in vigore da tale data, c.d. “Decreto Cura Italia”, il Governo ha emanato alcune misure a sostegno dell’economia (e del Servizio sanitario), nell’intento di contenere le ricadute negative che l’emergenza epidemiologica COVID-19 sta producendo sul tessuto socio-economico nazionale, impegnando risorse pubbliche per circa 25 miliardi di euro e mobilitando finanziamenti per circa 350 miliardi.

Il Decreto Cura Italia è l’atto ad oggi più articolato adottato nell’ambito della legislazione collegata all’emergenza COVID-19, ma è stato preceduto già da decine di provvedimenti governativi (17, secondo il Sole 24 Ore, tra Decreti-legge, Decreti del Presidente del Consiglio, ossia gli ormai noti DPCM, Decreti Ministeriali, Ordinanze, Circolari e Protocolli), per non menzionare le numerosissime ordinanze e i decreti adottati dalle varie Regioni, ed il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha già anticipato che ne seguiranno altri.

Come annunciato dallo stesso Premier, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, nel corso della conferenza stampa di presentazione del provvedimento tenutasi lo scorso 16 marzo, l’obiettivo principale del Decreto è garantire liquidità a famiglie ed imprese nonché fornire sostegno al mondo del lavoro.

Qui di seguito proviamo a riepilogare brevemente le principali misure adottate a sostegno delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori. 

MISURE FINANZIARIE E BANCARIE A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITÀ

 

Tra le principali misure finanziarie e bancarie a sostegno della liquidità, segnaliamo:

  • la moratoria finanziaria straordinaria sui mutui e finanziamenti per le PMI (art. 56), che prevede, ad istanza dell’interessato, la sospensione fino al 30 settembre 2020 di linee di credito, mutui e finanziamenti (purché non classificati come deteriorati prima del 17 marzo 2020); tale misura si applica a tutte le imprese aventi sede in Italia che occupano meno di 250 persone ed il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro;
  • il potenziamento del Fondo di garanzia PMI (art. 49), ad integrazione di quanto già previsto dal D.l. del 2 marzo 2020 n. 9 (art. 25), con l’ampliamento, per un periodo di 9 mesi, in favore delle PMI (come definite al punto precedente), delle possibilità di accesso alle garanzie del Fondo (per esempio, sono ammesse alla garanzia anche imprese che registrano tensioni con il sistema finanziario, purché non già classificate come in sofferenza o in stato di insolvenza, ed è consentita la garanzia su operazioni di rinegoziazione del debito); è, inoltre, innalzato a 5 milioni di euro l’importo massimo garantito ed è previsto l’avvio di una linea per la liquidità immediata (fino a 3.000 euro) con accesso gratuito e senza valutazione (che si affianca alle garanzie già attive senza valutazione sul micro-credito e sui finanziamenti di importo fino a 20.000 euro); l’importo massimo delle operazioni di microcredito è elevato a 40.000 euro; le disposizioni del Fondo sono estese al settore dell’agricoltura e della pesca e sono previsti incentivi per operazioni di investimento immobiliare nei settori turistico-alberghiero e delle attività immobiliari;
  • il supporto alla liquidità delle imprese non ammesse al Fondo di garanzia PMI (art. 57), con incentivi all’erogazione di finanziamenti da parte degli istituti di credito, tra cui la possibilità per Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. di supportare le banche, tramite specifici strumenti quali plafond di provvista e/o garanzie di portafoglio (c.d. loan by loan), anche di prima perdita (c.d. first loss) nonché la possibilità per lo Stato di concedere “controgaranzie” fino ad un massimo dell’80% delle esposizioni assunte da CDP S.p.A. e a condizioni di mercato; i requisiti e la procedura per la concessione delle predette garanzie saranno individuati con successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, assicurando comunque complementarietà con il Fondo di garanzia PMI;
  • l’estensione del Fondo di solidarietà mutui “prima casa” (art. 54), per un periodo di 9 mesi, anche a lavoratori autonomi e liberi professionisti che abbiano subito un calo apprezzabile del fatturato a causa dell’emergenza COVID-19 (occorre autocertificare di aver perso, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 ovvero nel minor lasso di tempo intercorrente tra tale data e la data della domanda, oltre il 33% del proprio fatturato rispetto all’ultimo trimestre 2019), senza necessità di presentazione dell’ISEE; ricordiamo che il Fondo di solidarietà è disciplinato all’art. 2, commi da 475 a 480, della L. n. 244/2007 e s.m.i. nonché dal regolamento attuativo D.M. n. 132/2010 e s.m.i. e che, con il D.l. del 2 marzo 2020 n. 9 (art. 26), il Governo ne aveva già esteso i benefici ai lavoratori che abbiano subito la sospensione dal lavoro o una riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni;
  • l’istituzione di un Fondo a sostegno del settore agricolo e della pesca (art. 78), al fine di assicurare la continuità aziendale delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, per la copertura totale degli interessi passivi su finanziamenti bancari destinati  al  capitale  circolante  e  alla ristrutturazione dei debiti, per la copertura dei costi sostenuti per interessi maturati negli ultimi due anni su mutui  contratti dalle medesime imprese, nonché per l’arresto temporaneo dell’attività di pesca.

 

MISURE FISCALI A SOSTEGNO DELLA LIQUIDITÀ

Il Decreto Cura Italia prevede, inoltre, un intervento ad ampio raggio di congelamento dei versamenti di imposte e contributi, tanto in favore delle imprese quanto delle famiglie.

Qui di seguito una selezione delle principali misure fiscali.

 

Proroghe per tutti i contribuenti, persone fisiche e non:

 

  • miniproroga di tutti i versamenti fiscali nei confronti delle pubbliche amministrazioni, compresi i contributi previdenziali ed assistenziali ed i premi per l’assicurazione obbligatoria, scaduti il 16 marzo 2020, sino al 20 marzo (art. 60);
  • sospensione di tutti gli adempimenti tributari, diversi dai versamenti e diversi dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, con scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020; gli adempimenti sospesi potranno essere effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni; fanno eccezione solo gli adempimenti legati alla comunicazione dei dati degli oneri detraibili e deducibili della dichiarazione dei redditi precompilata (art. 62 co. 1 e 6);
  • sospensione dei versamenti con scadenza nel periodo dall’8 marzo 2020 al 31 maggio 2020, derivanti da cartelle emesse dagli agenti della riscossione, accertamenti esecutivi dell’agenzia delle Entrate, avvisi di addebito dell’Inps, atti di accertamento emessi dall’agenzia delle Dogane e atti di accertamento esecutivi emessi dagli enti locali; i versamenti sospesi si dovranno effettuare in unica soluzione entro il 30 giugno 2020 (art. 68);

Proroghe per i contribuenti esercenti impresa, arte o professione:

 

  • estensione della sospensione, già prevista dall’art. 8 del D.l. n. 9/2020 per il settore del turismo, in favore di altri soggetti e settori maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria (tra cui enti museali, organizzazioni sportive, ristoranti, servizi per l’infanzia, enti del terzo settore, ecc.) a prescindere dal volume d’affari, dei versamenti delle ritenute alla fonte operate in qualità di sostituti d’imposta, dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria sino al 30 aprile 2020 (per le organizzazioni sportive il termine è ulteriormente prorogato al 31 maggio 2020); i versamenti sospesi potranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 (30 giugno per le organizzazioni sportive) o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020 (giugno per le organizzazioni sportive) (art. 61 co. 2, 4 e 5);
  • sospensione dei versamenti relativi all’IVA in scadenza nel mese di marzo 2020 per soggetti e settori maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria, con versamenti da effettuarsi nei tempi e modi di cui ai commi 4 e 5 (art. 61 co. 3);
  • sospensione dei versamenti da autoliquidazione (Iva, contributi previdenziali ed assistenziali, ritenute alla fonte, trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, premi per l’assicurazione obbligatoria) in scadenza nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2020, per imprese, autonomi e professionisti con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro; i versamenti sospesi potranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 (30 giugno per le organizzazioni sportive) o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020 (art. 62 co. 2 e 5)

 

Ulteriori misure fiscali:

 

  • rinvio del pagamento dei contributi Inps per il lavoro domestico (Colf): per i datori di lavoro domestico, sono sospesi i termini per i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria in scadenza nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 maggio 2020; i pagamenti sospesi dovranno essere effettuati entro il 10 giugno 2020 (art. 37);
  • credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti: è riconosciuto, a favore degli esercenti attività d’impresa, arte o professione, un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute e documentate per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino ad un massimo di 20.000 euro; le disposizioni attuative sono affidate ad un successivo decreto (art. 64);
  • credito d’imposta per botteghe e negozi, riconosciuto a favore degli esercenti attività d’impresa, pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione di immobili rientranti nella categoria catastale C/1, relativo al mese di marzo 2020; il credito è utilizzabile in compensazione su F24 (art. 65);
  • credito d’imposta riconosciuto alle imprese che effettuino operazioni di cessione a titolo oneroso dei crediti deteriorati (sia di natura commerciale sia di finanziamento) (art. 55);
  • incentivi fiscali per erogazioni liberali volte a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza Coronavirus: sono detraibili dal reddito delle persone fisiche al 30%, per un importo non superiore a 30.000 euro (da inserire in Unico/2021) (art. 66);
  • menzione per chi non si avvale delle sospensioni per i versamenti: saranno previste, con successivi provvedimenti, forme di menzione per i contribuenti che sceglieranno di non avvalersi di una o più sospensioni dei termini di pagamento previsti (art. 71).

 

MISURE A SOSTEGNO DEL LAVORO

 

Importanti misure sono, inoltre, previste a sostegno del lavoro, sia al fine di ampliare il regime di applicazione degli ammortizzatori sociali sia allo scopo di sostenere le famiglie nella gestione dei figli a seguito della chiusura delle scuole o di familiari che necessitino di particolare assistenza.

Trattamenti di tutela, integrazione e solidarietà in caso di sospensione dal lavoro:

 

  • sospensione delle procedure di licenziamento: a decorrere dal 17 marzo e per 60 giorni (sino al 15 maggio 2020) è preclusa la possibilità di avviare procedure di licenziamento collettivo; sono, inoltre, sospese, nel medesimo periodo, le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020; è, infine, vietato al datore di lavoro il recesso dal contratto per giustificato motivo oggettivo sino alla scadenza del suddetto termine, indipendentemente dal numero dei dipendenti (art. 46);
  • estensione della cassa integrazione in deroga (CIGD) per tutti i lavoratori di imprese, anche quelle fino a 5 dipendenti, incluso il settore agricolo, quello della pesca ed il terzo settore, non coperte dagli attuali ammortizzatori sociali: il trattamento di integrazione salariale è riconosciuto per un periodo massimo di nove settimane, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e limitatamente ai dipendenti già in forza alla medesima data (art. 22);
  • estensione della cassa integrazione ordinaria (CIGO), applicabile ai datori di lavoro privato da 5 a 50 dipendenti, con l’introduzione di una causale unica speciale, «emergenza Covid-19», per semplificare le procedure d’accesso, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 di durata massima di nove settimane e comunque entro il mese di agosto 2020 (art. 19);
  • passaggio da cassa integrazione straordinaria (CIGS) a ordinaria (CIGO) per COVID-19 per i datori che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di cassa integrazione straordinario, previa sospensione e sostituzione del trattamento di integrazione straordinario già in corso (art. 20);
  • assegno ordinario di solidarietà, in favore dei datori di lavoro che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un assegno di solidarietà e sono iscritti dal Fondo di integrazione salariale (Fis), per un periodo massimo di 9 settimane in sostituzione del trattamento in corso (art. 21);

Misure a sostegno di lavoratori con figli fino a 16 anni:

 

  • congedo speciale con indennità pari al 50% della retribuzione per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, i lavoratori iscritti alla Gestione Separata Inps e i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni Inps, con figli fino a 12 anni (limite di età non applicabile in caso di gravi disabilità) rimasti a casa per la sospensione delle lezioni, a decorrere dal 5 marzo e per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 15 giorni; il congedo è anche retroattivo (può essere chiesto dal 5 marzo e sostituire l’eventuale congedo parentale già fruito senza retribuzione); spetta in via alternativa solo ad uno dei due genitori; è cumulabile con l’estensione dei permessi retribuiti di cui all’art. 24, ma non con il bonus baby-sitting; è sottoposto alla condizione che nel nucleo familiare non  vi  sia  altro  genitore  beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore (artt. 23 e 25);
  • diritto di astensione dal lavoro senza indennità per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, con figli di età compresa tra i 12 e i 16 anni, per tutto il periodo di sospensione delle scuole; a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore; con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro; beneficio cumulabile con altri congedi specifici (artt. 23 co. 6 e 25);
  • bonus baby-sitting, pari a 600 euro, fruibile, in alternativa al congedo speciale e per i medesimi soggetti beneficiari, per l’acquisto di servizi di baby-sitting; il buono è aumentato fino a 1.000 euro per i lavoratori dipendenti del settore sanitario (artt. 23 co. 8 e 25);
  • incremento dei permessi retribuiti ai sensi della L. 104/1992: chi assiste persone disabili potrà chiedere fino a 12 giorni in più di permesso sia nel mese marzo che di aprile (salve eventuali limitazioni del beneficio per il personale sanitario in caso di necessità del SSN (art. 24);

Altre indennità, premi e bonus:

 

  • indennità per le partite Iva, pari a 600 euro per il solo mese di marzo, spetta ai liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23 febbraio 2020, ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione Separata Inps, nonché ai lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago (artigiani, commercianti, lavoratori dell’agricoltura), che non siano titolari di pensione e non siano iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, senza vincoli di reddito; l’indennità sarà erogata dall’Inps, su richiesta dell’interessato, e non concorrerà al reddito imponibile (le disposizioni attuative sono affidate ad un successivo decreto) (artt. 27 e 28);
  • bonus per i lavoratori stagionali del settore turistico e termale, pari a 600 euro per il solo mese di marzo, spetta nel caso in cui l’ultimo rapporto di lavoro sia terminato involontariamente (per licenziamento, recesso o decorrenza del termine) tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, a patto che non ricevano una pensione e che, al momento, non stiano lavorando come dipendenti; il medesimo bonus è fruibile anche dai lavoratori a tempo determinato del settore agricolo se nel corso del 2019 hanno lavorato in agricoltura per almeno 50 giorni; non è cumulabile con altre indennità (artt. 29 e 30);
  • bonus per i lavoratori dello spettacolo, pari a 600 euro per il solo mese di marzo, spetta ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo, con almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo e reddito non superiore a 50.000 euro, a patto che, al momento, non stiano lavorando come dipendenti né siano titolari di pensione; non è cumulabile con altre indennità e non si applica ai percettori di reddito di cittadinanza ai sensi decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4 (art. 38);
  • diritto al lavoro agile fino alla data del 30 aprile 2020, per i lavoratori dipendenti disabili o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità, secondo le disposizioni di cui alla L. 22 maggio 2017, n. 81, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione (art. 39);
  • premio per i lavoratori dipendenti pubblici e privati esclusi dal lavoro agile, pari a non più di euro 100 per il mese di marzo 2020, da parametrarsi in base ai giorni lavorati nella propria sede nel mese in questione; non si applica ai lavoratori con reddito lordo superiore a 40.000 euro (art. 63);
  • istituzione del Fondo per il reddito di ultima istanza a favore dei lavoratori danneggiati dal virus COVID-19, al fine di garantire  misure  di  sostegno  al  reddito  per  i lavoratori dipendenti e autonomi che hanno cessato, ridotto o sospeso  la  loro attività o il loro rapporto di lavoro volto  a garantire il riconoscimento di una indennità sulla base di uno o più decreti attuativi da adottare entro 30 giorni da parte del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle  finanze (art. 44).

 

ALTRE MISURE

Il Titolo V del Decreto, intitolato “Ulteriori disposizioni”, contiene, infine, una miscellanea di misure, proroghe, previsioni operanti in vari settori, tra cui evidenziamo:

 

  • proroga della validità delle polizze RC auto di ulteriori 15 giorni, fino al 31 luglio: saranno pertanto valide per 30 giorni dopo la scadenza (art. 125);
  • proroga della validità dei documenti di riconoscimento e di identità sino al 31 agosto 2020 (non ai fini dell’espatrio) (art. 104);
  • erogazione di contributi alle imprese per la sicurezza e potenziamento dei presidi sanitari: è stanziato un contributo di 50 milioni di euro da erogare alle imprese per l’acquisto di dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale (art. 43);
  • requisizioni di alberghi e macchinari: possibilità per i Prefetti di requisire in uso strutture alberghiere, ovvero altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità, per ospitarvi le persone in quarantena che non possano trascorrere tale periodo presso il proprio domicilio; le prestazioni saranno remunerate dalle Regioni con una somma di denaro a titolo di indennità (art. 6);
  • norme in materia di svolgimento delle assemblee di società: in deroga alle disposizioni del codice civile, il termine per la convocazione dell’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio è prorogato a 180 giorni (anziché 120) dalla chiusura dell’esercizio sociale; è, inoltre, consentito, anche in deroga alle singole disposizioni statutarie, lo svolgimento delle assemblee con modalità telematiche e l’espressione del voto in via elettronica o per corrispondenza (art. 106);
  • proroga del referendum costituzionale: è prorogato il termine entro il quale è indetto il referendum confermativo della legge costituzionale per la modifica degli artt. 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, fissando in 240 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza che lo ha ammesso il termine per lo svolgimento del voto (art. 81);
  • proroga dei termini di presentazione e adeguamento bilanci e statuti del terzo settore: per le organizzazioni disciplinate dal Codice del Terzo settore (organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale), i termini per l’approvazione dei bilanci e per l’adeguamento degli statuti al Codice del Terzo Settore sono prorogati al 31 ottobre 2020, anche in deroga alle previsioni di legge, regolamento o statuto (art. 35);
  • rimborsi di viaggi, eventi e contratti di soggiorno tramite voucher: le disposizioni di cui all’art. 28 del D.l. n. 9/2020, che prevedono il diritto al rimborso dei titoli di viaggio e dei pacchetti turistici mediante restituzione del prezzo versato o, a discrezione dell’Organizzatore, di un voucher del valore del prezzo versato della durata di un anno, sono estese, con decorrenza dall’8 marzo 2020, anche ai contratti di soggiorno (solo alloggio), ai contratti di acquisto della biglietteria per l’accesso a spettacoli, musei e altri luoghi della cultura, per i quali si sia verificata l’impossibilità sopravvenuta della prestazione a seguito delle misure adottate per il contenimento dell’emergenza epidemiologica; è, inoltre, riconosciuto al viaggiatore il diritto di recedere senza penali per impossibilità sopravvenuta, con diritto, in via alternativa, a scelta dell’Organizzatore, ad un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore, al rimborso integrale dei pagamenti effettuati, detratte le adeguate spese sostenute dall’Organizzatore, o all’emissione di un voucher con scadenza minima di un anno; ogni trattamento più favorevole per il cliente è ammesso (art. 88).

Ai fini della piena attuazione di tutte le norme sopra illustrate non resta, quindi, che attendere l’adozione dei decreti attuativi mancanti, senza dimenticare, tuttavia, che il testo del Decreto-legge, seppure già in vigore, potrebbe subire modifiche in sede di conversione in legge; occorrerà, pertanto, rivalutare la portata di ciascuna disposizione all’esito della conversione in legge, che dovrà avvenire entro il 16 maggio 2020.

 

 

Trovate il testo completo del D.l. n. 18/2020 al seguente link: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario

 

Per consultare, invece, il testo del D.l. n. 9/2020, il link è il seguente: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario

 

Fonti:

Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana

Il Sole 24 Ore

Il Post

 

Autrice Avv. Luna Ambrosino

Autrice Avv. Alessandra Labanca

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