CORONAVIRUS, LE AZIENDE RICONVERTONO LE PRODUZIONI

FOCUS: PRODUZIONE DI DISPOSITIVI MEDICI

Il decreto Cura Italia, DL n.18 del 17 marzo 2020 – “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e impresse connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo e soprannominato “Cura Italia” è ora in vigore.

GLI INCENTIVI

Uno degli aspetti rilevanti del decreto consiste in finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto destinati alle imprese produttrici di dispositivi medici e di protezione individuale. La domanda di ventilatori e respiratori per la terapia intensiva e di mascherine come le FFP2 e le FFP3, infatti, è in costante aumento e proprio per questa ragione il governo ha stanziato un fondo da 50 milioni di Euro per l’ampliamento o per la riconversione della produzione di tali dispositivi e la domanda per ottenere il finanziamento è compilabile tramite una procedura semplificata online sul sito di Invitalia. Gli aiuti di Stato sono stati autorizzati in meno di 48 ore dalla Commissione europea, in modo da consentirne un veloce utilizzo, nell’ottica di rafforzare le filiere produttive del paese e di contrastare l’emergenza Coronavirus.

DATI

L’obiettivo è il finanziamento di progetti che vanno da 200.000 a 2 milioni di Euro ed è stato impiegato un sistema di premiazione della velocità. Dal momento che i dispositivi servono urgentemente, i mutui a tasso zero destinati alla copertura del 75% del budget di spesa possono diventare a fondo perduto a seconda delle tempistiche di completamento dell’investimento.

Durante la prima giornata del procedimento online, lo scorso 26 marzo, le domande presentate sono state più di 90, mentre quelle in compilazione ma non ancora completate erano circa 350.

Finora il totale delle domande presentate è di 340, mentre quelle in compilazione sono 847. La maggioranza delle richieste arriva dal Sud e dalle Isole, circa il 50 per cento, ma il dato più interessante è quello che riguarda la tipologia delle domande: infatti solo il 23% è mirato all’ampliamento della produzione, mentre il restante 77% è destinato ad opere di riconversione dell’azienda al fine di diventare produttrice di dispositivi medici. (Dati aggionati al 31/03/2020 fonte Invitalia )

L’IMPEGNO DELLE AZIENDE

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono molte le aziende, dalle più grandi alle minori, che si sono impegnate nel sostegno allo Stato e alla popolazione nella lotta al Coronavirus, nei modi più svariati. Numerose sono state le donazioni alla sanità pubblica e alla Protezione Civile, e molti si sono adoperati per riconvertire la propria azienda in modo da fornire dispositivi medici o per crearne con stampanti in 3D.

GRANDI AZIENDE

La Siare Engineering, già azienda produttrice di ventilatori polmonari per la terapia intensiva, ha preso la decisione di annullare tutte le commesse destinate ai mercati esteri (il 90% del fatturato) per poter concentrare tutti gli sforzi sulla produzione di macchinari per l’emergenza italiana. Per aumentare la produzione dei dispositivi, l’azienda ha allungato i turni di lavoro ed è ricorsa all’aiuto di tecnici dell’esercito.

I colossi del settore automobilistico, Fca e Ferrari, insieme a Magneti Marelli metteranno i loro impianti emiliani e i loro dipendenti a disposizione della Siare per la produzione della componentistica e l’assemblaggio di nuovi respiratori polmonari necessari per i pazienti nelle terapie intensive, strategia intrapresa nei giorni scorsi anche da General Motors e Ford e ventilata anche da Tesla, che intende riaprire la sua Gigafactory di New York per produrre ventilatori polmonari appena sarà possibile.

Inoltre, molte aziende del settore tessile si sono dedicate alla produzione di mascherine. In Lombardia la Di-Bi, produttrice di abbigliamento sportivo, ha convertito completamente la produzione, per concentrarsi sulla creazione di una protezione in grado di bloccare le particelle di saliva e proteggere dal virus.

I big della moda non si sono risparmiati, con Gucci, Prada, Valentino, Ferragamo e molti altri in Toscana che hanno avviato la produzione e donazione di mascherine e camici per il personale sanitario, e il Gruppo Armani che oltre ai 2 milioni di donazioni alle strutture ospedaliere italiane e alla Protezione Civile, ha annunciato proprio il 26 marzo la conversione di tutti i suoi stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il COVID-19.

ALTRI ESEMPI DI SOLIDARIETA

Altre aziende, come il Fablab di Milano, hanno impiegato la loro strumentazione per la stampa in 3D per produrre componenti come il raccordo ipsilon per usare due caschi CPAP con singolo venturimetro o le Valvole di Venturi e un caso particolare è rappresentato dall’azienda Isinnova, che oltre a produrre componenti in 3D per le aziende ospedaliere, ha assistito il Dott. Favero nel brevetto di una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio, nel tentativo di compensare la mancanza di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva, che sta emergendo come concreata problematica legata alla diffusione del Covid-19. Le istruzioni per la produzione di tale maschera a partire da un modello di maschera per snorkeling di Decathlon è sul sito di Isinnova.

 

CERTIFICAZIONI

L’introduzione di mascherine e altri dispositivi medici prodotti da aziende non preposte però ha sollevato il problema della certificazione di conformità. Il decreto Cura Italia prevede che siano i laboratori del Tecnopolo biomedicale di Mirandola e quelli dell’ateneo di Bologna a testare le nuove mascherine facciali.

I laboratori ricevono richieste da parte di neoproduttori italiani ma anche di distributori italiani di dispositivi provenienti dall’estero e svolgono prove meccaniche e batteriologiche per determinare la conformità dei dispositivi destinati al personale medico sanitario, che devono rispettare le norme EN 14683 (performance e sicurezza) e UNI 10993 (biocompatibilità), ma anche dei dispositivi di protezione individuale di uso comune, come le FFP1, FFP2 e FFP3, che devono essere conformi alla norma EN 149.

Come previsto, i due enti sono stati sommersi dalle richieste negli ultimi giorni, soprattutto di chiarimento, ma si stanno adoperando per fornire il miglior servizio possibile, considerando che serve un minimo di otto giorni per il test di ogni prodotto.

CONCLUSIONI

Il numero di aziende italiane determinate a lavorare a fianco dello Stato per debellare l’emergenza COVID-19 cresce a vista d’occhio, tramite le attività descritte sopra, ma anche tramite donazioni economiche e di servizi preziosi. Per un’ulteriore elenco di aziende impegnate in svariati modi nella solidarietà contro il Coronavirus, clicca qui SOLIDARIETA’ CONTRO IL CORONAVIRUS

 

 

 

Carolina Tardito, autriceAutrice Carolina Tardito Baudin

Le nuove sanzioni del Decreto Legge 25 marzo 2020 n. 19: fino ad ora abbiamo scherzato?

In data 25.3.2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore il successivo 26 marzo, il Decreto Legge n. 19, finalizzato a mettere un po’ d’ordine nella mole di provvedimenti emergenziali emanati nelle ultime settimane ed altresì nei rapporti Stato – Enti Locali per la gestione dell’emergenza Covid-19.

Per quanto concerne gli aspetti punitivi, il provvedimento di cui sopra opera una depenalizzazione di fatto della condotta posta in essere da chi non ottempera ad una qualsiasi delle varie misure emergenziali adottate (a titolo esemplificativo le limitazioni alla circolazione delle persone e le chiusure delle attività commerciali e/o produttive), sostituendo alle sanzioni penali previste dall’art. 650 – Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità C.P. quella amministrativa del pagamento di una somma da € 400,00 ad € 3.000,00 (aumentabile fino ad un terzo in caso di violazione commessa mediante l’utilizzo di un veicolo o raddoppiata in caso di violazioni reiterate).

L’art. 650 C.P. non viene pertanto depenalizzato, ma formalmente disapplicato in tutti i casi in cui l’inosservanza ha ad oggetto provvedimenti emanati in funzione della nota emergenza sanitaria.

Non solo. Per mezzo di una norma intertemporale, la nuova sanzione amministrativa viene applicata “anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in  vigore  del  presente decreto”, con un robusto sconto della metà.

La maggior parte dei procedimenti penali sorti a seguito delle contestazioni effettuate fino al 25 marzo incluso non avranno pertanto seguito, scaturendo in una trasmissione degli atti da parte delle Procure della Repubblica alle Autorità alle quali viene attribuito il potere sanzionatorio (nella maggior parte dei casi le Prefetture).

A tal fine pare opportuno sottolineare come beneficino degli effetti della depenalizzazione contenuta nel Decreto Legge coloro i quali abbiano autocertificato (o autocertifichino in futuro) ragioni di spostamento veritiere, ma non giustificate ai sensi dei provvedimenti in vigore all’epoca del controllo, e non coloro i quali abbiano reso (o rendano) dichiarazioni mendaci ad un Pubblico Ufficiale, autocertificando pertanto false ragioni (fattispecie ancora punibile ai sensi dell’art. 495 C.P.).

Continua a costituire reato, ovviamente, anche la condotta di chi, risultato positivo al virus SARS-CoV-2 e dunque sottoposto alla misura della quarantena, si allontani dalla propria abitazione.

 

CONCLUSIONI

 

E’ evidente come, con l’atto normativo in esame, si sia voluto sostituire l’effetto deterrente di un procedimento penale con quello (in Italia forse maggiormente incisivo) connesso all’irrogazione di una sanzione pecuniaria o di quella accessoria della chiusura della propria attività (prevista per un periodo da 5 a 30 giorni in caso di violazione delle misure concernenti la chiusura delle attività stesse), sgravando in questo modo le Procure italiane da decine di migliaia di potenziali nuovi procedimenti.

E’ però evidente anche il fatto che l’effetto deterrente di cui sopra – fondamentale in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo – sia maggiormente efficace nei confronti dei soggetti meno abbienti, soprattutto nel momento in cui si permette il pagamento in misura ridotta previsto dall’art. 202 del Codice della Strada, secondo cui “il trasgressore è ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme. Tale somma è ridotta del 30 per cento se il pagamento è effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione”.

In sede di conversione del Decreto Legge, che dovrà avvenire entro 60 giorni, si potrà forse contemperare meglio l’esigenza di “fare cassa” con quella di inibire il più possibile comportamenti che mettano a rischio la salute pubblica, cercando nel contempo di non sanzionare in maniera proporzionalmente più gravosa quei soggetti che hanno meno possibilità di ammortizzare gli effetti negativi delle misure emergenziali adottate.

 

 

  Autore Avv. Federico Caporale

Covid-19: prevenzione sui luoghi di lavoro

In data 14 marzo 2020, è stato sottoscritto dai sindacati ed associazioni di categoria il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, che si pone l’obiettivo di evitare il blocco dell’operatività delle imprese in questa fase acuta di diffusione del coronavirus, garantendo allo stesso tempo la tutela della salute dei lavoratori.

 

Sono 13 i punti salienti.

 

  1. Informazione.

    Dovere di informazione dell’azienda verso i propri dipendenti e nei confronti di chiunque entri in azienda, circa le disposizioni delle Autorità, mediante consegna e/o affissione nel luogo di lavoro di depliants informativi circa:

  • L’obbligo di restare a casa con febbre oltre 37.5 e/o sintomi influenzali e conseguemente di allertare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria.
  • La consapevolezza e l’accettazione di non poter entrare o permanere in azienda e di doverlo dichiarare tempestivamente laddove, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo: sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, etc.
  • L’impegno a rispettare tutte le disposizioni delle Autorità e del datore di lavoro nel fare accesso in azienda, in particolare a mantenere la distanza di sicurezza, osservare le regole di igiene delle mani e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene.
  • L’impegno ad informare il datore di lavoro di qualsiasi sintomo influenzale riscontrato durante lo svolgimento dell’attività lavorativa.

 

  1. Modalità di ingresso in azienda.

    Il personale, prima di entrare nella sede di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se questa risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso, così come sarà precluso l’accesso a coloro che negli ultimi 14 giorni, abbiano avuto contatti con persone positive al Covid19 o provengano da zone a rischio.

 

  1. Modalità di accesso dei fornitori esterni.

    L’accesso di fornitori esterni deve essere regolato attraverso l’individuazione di procedure di ingresso, transito e uscita, con tempistiche e modalità predefinite. Laddove possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi e non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. I trasportatori dovranno attenersi alla rigorosa distanza di un metro nello svolgimento delle attività di carico e scarico. Per fornitori/trasportatori e/o altro personale esterno occorre individuare/installare servizi igienici dedicati. E’ limitato anche l’accesso ai visitatori ad eccezione di quelli necessari (impresa di pulizie e manutenzione) che dovranno rispettare la regolamentazione aziendale.

 

  1. Pulizia e sanificazione in azienda.

    L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago. Nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dell’area secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, nonché alla ventilazione dei locali. Va garantita la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse, con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi.

 

Il Decreto Legge del 17 marzo 2020, n.18, c.d. Cura Italia, prevede tra le misure volte a contrastare la diffusione del Coronavirus all’aart. 64, un credito d’imposta finalizzato alla sanificazione degli ambienti di lavoro. Il bonus sanificazione, è rivolto a soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, quindi a tutti quei datori di lavoro che sono tenuti a garantire la salubrità dei locali e degli strumenti di lavoro e sarà riconosciuto per il periodo d’imposta 2020 per una somma non superiore a 20.000 euro e fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro stanziati per l’anno in corso. Bisognerà attendere i decreti attuativi per conoscere i limiti applicativi dell’agevolazione ed eventuali restrizioni.

  1. Precauzioni igieniche personali.

    E’ obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche. L’azienda raccomanda la frequente pulizia delle mani e mette a disposizione idonei detergenti.

  2. Dispositivi di protezione individuale.

    Qualora l’attività lavorativa imponga una distanza interpersonale inferiore ad metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici.
    E’ favorita la preparazione da parte dell’azienda del liquido detergente secondo le indicazioni dell’OMS.

  3. Gestione di spazi comuni (mensa, spogliatoi, aree fumatori, distributori di bevande e/o snack…).

    L’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone che li occupano. Occorre provvedere alla sanificazione degli spogliatoi, nonchè alla sanificazione periodica e pulizia giornaliera con appositi detergenti dei locali mensa, delle tastiere dei distributori di bevande e snack.

  4. Organizzazione aziendale (turnazione, trasferte e smart work, rimodulazione dei livelli produttivi).

    Le imprese, limitatamente al periodo dell’emergenza Covid-19, potranno disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart working, o comunque a distanza. Si potrà procedere ad una rimodulazione dei livelli produttivi. Va assicurato un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti. E’ previsto l’utilizzo in via prioritaria degli ammortizzatori sociali o, se non fosse sufficiente, dei periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti. Sono sospese e annullate tutte le trasferte e i viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordati o organizzati e altresì non sono consentite neanche le riunioni ad eccezione di quelle urgenti ma con un numero ridotto di persone e a un metro di distanza interpersonale.

  5. Gestione dell’ingresso-uscita dei lavoratori.

    Orari di ingresso/uscita scaglionati dei lavoratori per evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa), dedicando ove possibile una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni.

  6. Spostamenti interni, riunioni, eventi interni e formazione.

    Gli spostamenti all’interno dell’azienda devono essere limitati. Non sono consentite le riunioni in presenza. Laddove queste fossero necessarie ed urgenti, nell’impossibilità di collegamento a distanza, dovrà essere ridotta al minimo la partecipazione necessaria e, comunque, dovranno essere garantiti il distanziamento interpersonale e una adeguata pulizia/areazione dei locali.
    Sono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche obbligatoria, anche se già organizzati. E’comunque possibile, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in smart work. Il mancato aggiornamento della formazione professionale, dovuto all’emergenza in corso, non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione.

  7. Gestione di un caso sintomatico.

    Nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria come la tosse, lo deve dichiarare immediatamente all’ufficio del personale, si dovrà procedere al suo isolamento e a quello degli altri presenti dai locali. L’azienda avverte immediatamente le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19 forniti dalla Regione o dal ministero della Salute. L’azienda inoltre collabora con le Autorità sanitarie, per la definizione degli eventuali contatti stretti di una persona presente in azienda che sia stata riscontrata positiva al tampone COVID19.

  8. Sorveglianza sanitaria/Medico competente/Rls.

    Vanno privilegiate, in questo periodo, le visite preventive, le visite a richiesta e le visite da rientro da malattia e la sorveglianza sanitaria non va interrotta. Il medico collabora con il datore di lavoro e le RLS/RLST.

  9. Aggiornamento del protocollo di regolamentazione.

    È costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del Rls.

 

  Autrice Avv. Graziella Lapenta

CONSULENZA LEGALE AI TEMPI DEL COVID-19: STRUMENTI E CONSIGLI UTILI

IL CONTESTO

Il panico e la preoccupazione provocati dal Covid-19 hanno coinvolto anche l’ambito della consulenza legale. Sin dalle prime ordinanze è aumentata drasticamente la richiesta di consulenze legate perlopiù a situazioni lavorative e contrattualistiche, con la causa di forza maggiore costituita dall’emergenza del virus e tutte le possibili conseguenze per i lavoratori e per i datori di lavoro, ma anche a mutui, diritto familiare e naturalmente materia penale, con le sanzioni introdotte per chi dovesse contravvenire alle misure di sicurezza in materia sanitaria imposte dal governo. Recentemente poi, con le modifiche e gli aggiornamenti in materia fiscale, anche l’ambito tributario è stato notevolmente coinvolto dall’attuale crisi.

PROVVEDIMENTI

I professionisti si sono così ritrovati nella situazione di dover studiare a fondo una casistica eccezionale e senza precedenti, con tempistiche molto strette e soprattutto con una quarantena in corso. Dai primi di marzo, tra astensioni e poi provvedimenti ufficiali, i tribunali in Italia sono chiusi fino alla fine di aprile, salvo ulteriori indicazioni ufficiali, e la maggior parte delle udienze è stata rinviata, sebbene, ove possibile, siano stati presi provvedimenti per poter svolgere alcune delle attività in via telematica, tramite videoconferenza.

I grandi studi, che normalmente usano strumenti digitali per svolgere le proprie mansioni e che normalmente comunicano con le sedi estere tramite videoconferenze o simili sono senza dubbio avvantaggiati rispetto agli studi che hanno finora resistito in qualche modo alla rivoluzione digitale. Chi ha investito in marketing e comunicazione e può contare su un sito web efficace, non solo ha più possibilità di essere individuato dall’utente bloccato a casa, ma ha accesso a un canale preferenziale per trasmettere il proprio messaggio e la propria immagine al pubblico.

L’USO DEI SOCIAL

La presenza di uno studio di consulenza legale sui social network non è di secondaria importanza rispetto alle altre funzioni svolte dai professionisti, anzi, il web dovrebbe essere interpretato come una vetrina per dare maggiore visibilità a loro, ai servizi offerti e agli obiettivi raggiunti dallo studio. In una società frammentata come quella odierna, in cui anche i nuclei familiari sono costretti a vivere la quarantena separati, diventa indispensabile essere presenti sul web con “un’identità virtuale che rispecchi quella professionale”, per dare la possibilità ai clienti di informarsi comodamente da casa.

Senza dubbio Linkedin è la scelta primaria di molti studi, per il suo carattere istituzionale e per il suo bacino d’utenza formato da lavoratori.  Le pagine legali leader – vale a dire quelle con il maggior numero di follower su Linkedin – sono quelle costantemente aggiornate con contenuti originali e diversificati. La presenza infatti non è tutto: una pagina aziendale non aggiornata o inattiva è altamente controproducente, perché ritenuta poco utile, poco efficace e poco affidabile.

Twitter rappresenta invece una sfida per i profili istituzionali, perché è una piattaforma per opinionisti. I contenuti non schierati hanno poco seguito su questo social network, ma questo non significa che le realtà dell’ambito legale non possano essere rappresentate dal proprio team: è infatti più utile e proficuo che siano i singoli professionisti ad avere un profilo personale, e a farsi conoscere per le proprie opinioni.

Facebook e Instagram, in quanto social meno formali e professionali, non sono particolarmente indicati per un profilo aziendale serio ed efficace, ma la presenza su questi canali può essere utile, se non altro in termini di visibilità, anche se ancora una volta è importante tenere a mente che la visibilità è un’arma a doppio taglio: se un profilo social contiene contatti non aggiornati, ad esempio, diventa inutile e controproducente e rischia di rispecchiare un’immagine poco professionale e raffazzonata.

STRUMENTI DIGITALI

Per quanto riguarda l’organizzazione interna, tutti gli studi si sono attrezzati per implementare lo smart working, sfatando il binomio presenza-produttività. In questo, le società “giovani” hanno avuto un vantaggio non indifferente, poiché i professionisti utilizzano quotidianamente gli strumenti digitali a cui ci si deve affidare sin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 e sono in possesso di una migliore attrezzatura tecnologica. Le riunioni e le consultazioni sono tutte telefoniche oppure per mezzo di videoconferenza, per proteggere la salute dei professionisti e lo stesso vale per le consulenze con i clienti. D’altra parte, con i tribunali chiusi, il compito principale dei professionisti dell’ambito legale diventa quello di informare e, così, di confortare in qualche modo la clientela e il pubblico in materia giuridica. Molti studi si stanno infatti adoperando tramite tutti i propri canali di comunicazione per agire da mediatori tra il governo ed il pubblico, chiarendo in webinar, newsletter e articoli i vari aspetti legali emersi durante e a causa della attuale emergenza sanitaria, dimostrando senso civico e volontà di fare la propria parte in questa difficile circostanza.

Parte del lavoro è reso possibile o facilitato da altre aziende, che, nello spirito della cooperazione, hanno messo a disposizione degli studi legali soluzioni per ottimizzare il lavoro da remoto: tra i servizi buoni taxi, prima dell’inizio della quarantena, e software gratuiti.

CONCLUSIONI

Questo momento storico fa emergere che le realtà che più hanno saputo adattarsi al clima eccezionale delle scorse settimane sono quelle che avevano già abbracciato metodi smart di fare consulenza legale. Sono quelle che hanno investito in strumenti e comunicazione digitale per ingaggiare la clientela e il pubblico, perché in un modello di società come quello che si sta profilando in questo mese di quarantena, in cui la quasi totalità dei rapporti passa attraverso un filtro virtuale, è l’unica strategia da adottare. Le domande che sorgono spontanee sono: quanto durerà l’emergenza? E quanti degli strumenti adottati oggi in maniera eccezionale verranno mantenuti in futuro?

 

Carolina Tardito, autrice  Autrice Carolina Tardito Baudin

LEXCHANCE: DA OGGI ANCHE SU SKYPE!

Il periodo di restrizione e di grande limitazione conseguente alla pandemia da Coronavirus impone anche a noi professionisti il dovere di rispettare le prescrizioni generali e, ancor prima, di tutelare la salute di tutti i cittadini, nella speranza di una rapida guarigione del nostro Paese.

Per questa ragione, Lexchance, pur rimanendo operativa con tutto il suo team, ha deciso di:

  • consentire l’accesso ai locali dello studio per le ragioni di stretta necessità ed urgenza, al fine di evitare tanto gli spostamenti (che metterebbero a rischio la propria clientela), quanto i possibili contatti e/o contagi;
  • mantenere la reperibilità al numero di telefono di studio: 011-1911 5458
  • potenziare il proprio sistema di consulenza ed assistenza attraverso una nuova ulteriore reperibilità: Skype!

Da oggi, infatti, tutti i professionisti di Lexchance risponderanno su due nuovi canali della piattaforma Skype, dedicati uno al settore civile ed amministrativo: Dipartimento Civile, l’altro al settore penale: Dipartimento Penale.

In questo modo, ci sarà possibile rispondere a tutte le vostre domande, cercando di mantenere la stessa “confidenzialità” che connota da sempre il rapporto fiduciario cliente-professionista.

 

Coronavirus: cosa posso fare e cosa rischio.

E’ di ieri sera la notizia del blocco totale dell’Italia, decisione forte ma necessaria a mitigare la situazione di ormai dichiarata pandemia.

In questi giorni stanno circolando rapidamente vocali e notizie che, però, diffondono mala informazione in un crescendo clima di timore e confusione.

Ecco perché abbiamo ritenuto opportuno fare un po’ di chiarezza su alcuni aspetti, in particolare sui divieti e sulle sanzioni (che ricordiamo essere di carattere penale, alle quali si aggiunge la sospensione dell’attività per gli esercizi commerciali in caso di violazione) per chi contravviene alle regole che oggi ci impongono di stare a casa il più possibile.

 

Le tappe normative.

 

L’esigenza di contenimento della diffusione del contagio ha richiesto un intervento normativo per regolamentare la difficile situazione del nostro Paese, dettando chiare e precise disposizioni.

Con il D.L 23 febbraio 2020, n. 6 sono state emanate le “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Il diffondersi del contagio e l’incremento di ricoveri e purtroppo decessi ha reso necessaria altresì l’emanazione di un successivo decreto che ha previsto, peraltro, la totale chiusura della “zona rossa”, e l’estensione delle limitazioni più drastiche (come, ad esempio, il divieto di circolazione in entrata ed in uscita dai confini della zona) ad una serie di province cuscinetto, c.d. “zona arancione”: nello specifico, quindi, tali limitazioni riguardavano i territori della Lombardia e delle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.

E’ questo il decreto dell’8 marzo 2020, c.d. decreto “Coronavirus”, con il quale il Governo ha previsto l’adozione di misure stringenti al fine di evitare quanto più possibile i contagi da Covid-19, inserendo un novero di limitazioni personali che, per molti, sono state ritenute eccessive e/o inopportune.

Tra le limitazioni più drastiche previste dal decreto dell’8 marzo u.s. vi è senza dubbio la limitazione alla libertà di circolazione: sono infatti consentiti gli spostamenti sul territorio solo per necessità lavorativa, di salute, o di cura/custodia dei propri cari, fornendo un’autocertificazione che attesti le ragioni dello spostamento.

Tuttavia, anche nel compimento di queste attività consentite, così come di tutte le altre attività “normali”, ogni cittadino deve attenersi alle prescrizioni che valgono sull’intero territorio nazionale.

L’entrata in vigore di tale decreto ha gettato nel panico buona parte della cittadinanza delle zone coinvolte che, incapace di attenersi alle prescrizioni e di comprendere il significato profondo delle limitazioni imposte, ha deciso di violarne integralmente il contenuto: stazioni affollate e code ai centri commerciali ne sono state la prova evidente.

Per tale ragione, ed in virtù di una necessità di più ampio contenimento, allo scopo di limitare assembramenti e di scongiurare il rischio di ulteriore diffusione del contagio, il 9 marzo un ulteriore decreto ha ampliato la zona arancione a tutta l’Italia, rendendo così applicabili i divieti prima imposti a Lombardia ed alle 11 province della zona arancione, all’intero territorio nazionale.

Da quel momento è venuta meno ogni distinzione di gravità sul territorio nazionale, tutto considerato “zona protetta” come è stato definito.

Nella serata di ieri, con un discorso accorato all’intera popolazione, il Premier Conte ha reso nota la decisione del blocco totale, con chiusura di esercizi commerciali e attività, con alcune esclusioni  – come vedremo – ma ribadendo che alimentari, farmacie, servizi di pubblica utilità e alcuni esercizi commerciali precisamente indicati in un elenco potranno rimanere aperti (pur nel rispetto di regole e precauzioni generali).

 

I divieti.

 

Già con il decreto del 09.03 in estrema sintesi, l’emergenza sanitaria aveva determinato:

  • la sospensione di congressi, riunioni, meeting ed eventi sociali:
  • la sospensione di manifestazioni, eventi e spettacoli (con conseguente chiusura di cinema e teatri), sia in forma pubblica sia privata;
  • chiusura di pub, scuole di ballo, sale da gioco, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati (con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione);
  • la chiusura di musei e degli altri istituti e luoghi di cultura e di paesaggio;
  • l’obbligo per i gestori delle attività di ristorazione e bar di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro (con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione) e l’adozione di misure idonee a prevenire gli assembramenti di persone, obbligo che vale altresì per tutti gli esercizi commerciali;
  • la sospensione di eventi e competizioni sportive, fatte salve alcune eccezioni relative tuttavia ai livelli agonistici;
  • chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nonché delle scuole superiori e università (per ora fino al 3 aprile), con sospensione altresì dei viaggi di istruzione e degli scambi internazionali;
  • previsione di limitazioni nell’accesso presso presidi ospedalieri, con divieto di permanenza per gli accompagnatori presso i Pronto Soccorsi o limiti alle visite ai pazienti ricoverati presso strutture sanitarie;
  • la sospensione delle cerimonie religiose e civili, anche quelle funebri;
  • apertura dei luoghi di culto condizionata al rispetto delle medesime modalità degli esercizi commerciali con riguardo alla necessità di far rispettare la distanza interpersonale e l’assembramento dei fruitori.

 

Oltre alle limitazioni di cui si è già detto, si è imposta altresì la chiusura di tutte le attività commerciali (diverse dai negozi alimentari, le parafarmacie e le farmacie) alle 18.00.

 

Con la decisione assunta nella serata di ieri, le restrizioni sono ancora aumentate, fino al blocco totale di esercizi commerciali non essenziali (ad esempio negozi di abbigliamento e centri estetici, bar, etc..).

Per fare maggiore chiarezza, ripercorriamo insieme i nuovi divieti che in parte si aggiungono (con riguardo alle nuove chiusure imposte) e in parte sostituiscono le precedenti disposizioni (per quanto riguarda ad esempio gli orari di apertura dei bar):

  • sospensione delle attività commerciali al dettaglio, ad eccezione delle attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità indicati nell’allegato 1 del decreto. E’consentita l’apertura quindi sia dei singoli negozi di alimentari sia dei supermercati (anche all’interno di centri commerciali, nei quali tuttavia saranno chiusi gli altri esercizi), di edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie, con il rispetto in ogni caso della distanza di sicurezza interpersonale;
  • sospensione delle attività dei servizi di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), consentendo tuttavia la sola ristorazione con consegna a domicilio e la ristorazione nelle aree di servizio e rifornimento carburante sulla rete stradale, autostradale ed all’interno di stazioni ferroviarie e lacustri, aeroporti, ospedali;
  • sospensione delle attività dei servizi alla persona (parrucchieri, barbieri, estetisti), con eccezione delle attività indicate nell’allegato 2 (es. le lavanderie possono rimanere aperte);
  • è garantita l’apertura dei servizi bancari, finanziari, assicurativi e l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agroalimentare;
  • potrà essere disposta la riduzione dei trasporti pubblici, garantendo in ogni caso i servizi minimi essenziali;
  • per le pubbliche amministrazioni è previsto il chiaro invito a consentire modalità di lavoro agile o, in caso di impossibilità, ad individuare le attività che non possono essere differite se le stesse devono essere eseguite in presenza;
  • indicazioni sono state fornite anche con riguardo alle attività produttive e professionali, con invito alla massimizzazione del lavoro agile, incentivi a ferie e congedi retribuiti, sospensione dell’attività di reparti non indispensabili per la produzione, assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio (con rispetto della distanza interpersonale ed adozione di strumenti di protezione individuale), sanificazione dei luoghi di lavoro, limitazione della compresenza di persone in spazi comuni.

 

Anche noi di Lexchance, già a partire da lunedì 9 marzo, abbiamo deciso di rispettare le indicazioni di cautela date dalle Autorità preposte (in particolare dal Ministero della Salute) e attivare modalità di colloqui e ricevimento clienti da remoto, così da limitare la permanenza in studio anche per i clienti e consentire il rispetto delle limitazioni di spostamento (ad esempio per clienti che provengono anche solo dalla cintura di Torino e che oggi, con le nuove limitazioni, non possono spostarsi).

 

Le sanzioni.

 

In caso di violazione, da parte degli esercizi commerciali, dei divieti imposti, è stata prevista innanzitutto ed in via automatica la sanzione della sospensione dell’attività.

L’obbligo del rispetto delle prescrizioni generiche, in ogni caso, vige anche per tutte le attività la cui apertura è consentita, compresi anche farmacie, parafarmacie e negozi alimentari, pena anche per loro la sospensione dell’attività in caso di violazione.

Oltre alle sanzioni per le attività commerciali, tuttavia, sono previste gravi e stringenti sanzioni anche per i privati che violino il disposto del decreto.

Vista la crescente gravità del fenomeno e le numerose violazioni si è ritenuto, infatti, di prevedere espressamente che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, le violazioni saranno punite ai sensi dell’art. 650 c.p.

Chiunque violi, quindi, i divieti imposti con le attuali norme di contenimento rischia in primo luogo di essere accusato per inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità ai sensi dell’art. 650 c.p., reato punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206,00.

Tuttavia è bene sapere che questa non è l’unico rischio penalmente rilevante al quale va incontro il trasgressore.

Sono fatti di cronaca episodi come violazioni della quarantena (con volontario allontanamento dal luogo imposto per ragioni ludiche) o violazioni delle limitazioni di orario, spostamento oltre i limiti territoriali imposti e analoghi fatti.

Ebbene, in quel caso si dovrà distinguere tra ipotesi colpose o dolose.

Nel caso in cui condotte colpose finiscano per rappresentare un pericolo per la salute collettiva, il trasgressore potrà vedersi contestare anche il più grave reato di cui all’art. 452 c.p. “Delitti colposi contro la salute pubblica” che sanziona con pene di gran lunga più elevate chiunque commetta per colpa il reato di epidemia (art. 438 c.p.) ovvero altri delitti contro l’incolumità, con una pena della reclusione che viene così elevata nel primo caso da uno a cinque anni.

Nel caso di persone che, poste in quarantena e quindi consapevoli di costituire un pericolo per la collettività in quanto infette o potenzialmente infette, il rischio è addirittura di vedersi contestati ben più gravi reati dolosi, dalle lesioni personali volontarie a salire (a titolo di dolo eventuale).

 

Le eccezioni consentite.

Gli spostamenti (che prima erano in entrata ed uscita dalla zona rossa nonché all’interno della Regione Lombardia e delle province indicate e oggi è da intendersi estesa a tutto il territorio nazionale) sono consentiti:

  • per comprovate esigenze lavorative;
  • per situazioni di necessità (quindi per l’esercizio di diritti primari, come l’acquisto di beni di prima necessità, l’accudimento di individui non autosufficienti come nel caso di nonni che accudiscano i minori mentre i genitori lavorano, la gestione quotidiana degli animali domestici, ..);
  • per comprovati motivi di salute;
  • per il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

 

In tal caso occorre sottoscrivere il modulo divulgato dal Ministero dell’Interno, che occorre portare sempre con sé in caso di allontanamento dal domicilio o dalla residenza, anche a piedi.

E’ bene tenere a mente l’obbligo di veridicità delle dichiarazioni.

Nel caso, infatti, di dichiarazioni mendaci si potrà essere indagati per “false dichiarazioni a un pubblico ufficiale” ex art. 495 c.p., punito nel caso di minore gravità con la pena della reclusione da uno a sei anni.

 

Link utili:

Dpcm 11 marzo:    https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/11/20A01605/sg

Modulo per autodichiarazione:    https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/modulo-autodichiarazione-17.3.2020.pdf

 

Autrice Avv.Valentina Dicorato

Autrice Avv.Chiara Luciani

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