Le reti di imprese: “coopetition” contro la crisi

Il perdurare dell’emergenza sanitaria continua a mettere a dura prova l’economia italiana, costituita principalmente da piccole e medie imprese, spesso troppo poco strutturate per affrontare l’instabilità economica e finanziaria derivante dalla pandemia.
Per sopravvivere nell’attuale panorama, diventa, quindi, fondamentale individuare strumenti in grado di stimolare la produttività e la crescita. Tra questi, l’ordinamento italiano mette a disposizione un sistema di collaborazione imprenditoriale chiamato contratto di rete.  

 

Cos’è la rete tra imprese 

La disciplina del contratto di rete è contenuta nell’art. 3 comma 4 ter D.L. n. 5/2009, convertito con L. n. 33/2009 s.m.i.il quale lo definisce come un accordo stipulato tra due o più imprese, non necessariamente con sede nello stesso territorio, finalizzato a creare una rete di cooperazione e reciproca collaborazione per lo svolgimento di una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali, allo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la capacità innovativa e la competitivi sul mercato.
Più in dettaglio, si tratta di un contratto con il quale le imprese partecipanti stabiliscono, sulla base di un comune programma di rete, obiettivi strategici, diritti ed obblighi reciprocil’organizzazione interna della rete, incluse le modalità di adesione di future imprese, e le regole per l’assunzione delle decisioni su aspetti di interesse condiviso, pur mantenendo ciascuna la propria autonomia e la propria indipendenza giuridica ed economica.  

 

Uno strumento elastico ed adattabile alle esigenze concrete degli imprenditori 

Uno dei principali punti di forza di questo strumento è la sua elasticità, in quanto consente di graduare l’intensità del legame che sorge tra le imprese aderenti sulla base delle loro esigenze specifiche.
Le partecipanti, infatti, possono optare per un vincolo più “leggero”, costituendo una rete non dotata di soggettività giuridica (c.d. rete-contratto), con la facoltà di istituire un organo comune di gestione (dotato o meno del potere di rappresentanza) ed un fondo patrimoniale comune.
In alternativa, possono scegliere per un vincolo più “pesante”, creando un nuovo soggetto giuridico, (è il caso della c.d. rete-soggetto) oppure optando per forme di fusione aziendale.
In particolare, la fattispecie della rete-soggetto si configura stipulando il contratto di rete nella forma dell’atto pubblico, della scrittura privata autenticata o per atto firmato digitalmente e conferendo alla  rete soggettività giuridica autonoma, con l’iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle Imprese; in tale ipotesi, l’istituzione del fondo patrimoniale e dell’organo comune è obbligatoria 

 

Perché la rete 

Il network di imprese è un’alleanza che realizza in concreto il proverbio “l’unione fa la forza”.
I vantaggi derivanti dall’adozione di questo modo di fare impresa sono numerosi, soprattutto nella realtà italiana (caratterizzata da imprese di piccole dimensioni, la cui competitività spesso risiede nel know how altamente specializzato), ed ancor più apprezzabili alla luce dell’attuale situazione emergenziale.
La cooperazione non preclude la competitività, anzi la favorisce.
Attraverso la condivisione di informazioni, prestazioni di natura industriale, tecnica o tecnologica e processi produttivi, le imprese completano le reciproche produzioni e forniscono un importante contributo innovativo alle altre.
In questo modo, le p.m.ipossono presentarsi sui mercati globali come soggetti più forti, essendo percepite quasi come un’entità unitaria, senza però rinunciare alla loro autonomia ed indipendenza.
Acquistando un maggior peso economico e contrattuale, possono aprirsi a nuovi mercati, accedere con più facilità al credito, partecipare a bandi regionali, nazionali ed internazionali e sviluppare economie di scala con una produzione in crescita, ma ad un minor costo.
Stimolo alla rete di imprese sono, inoltre, le agevolazioni fiscali e gli incentivi amministrativi, oltre che la possibilità di avviare progetti di ricerca e sviluppo anche in un’ottica di un’economia più green e sostenibile.  

 

Le novità introdotte dalla normativa “anticovid 

Le numerose opportunità offerte dall’istituto in commento per far fronte all’emergenza pandemica sono state colte dal Legislatore, il quale ha introdotto, con l’art. 43 bis della L. n. 77/2020 (Legge di conversione del c.d. Decreto Rilancio) e con l’art. 12 del D.L. n. 183/2020 (c.d. Milleproroghe), alcune novità in tema di contratto di rete con causale di solidarietà.
In breve, per gli anni 2020 e 2021, il contratto di rete può essere stipulato per favorire il mantenimento dei livelli di occupazione delle imprese di filiere colpite dalla crisi economica conseguente alla pandemia
In tali ipotesi, alle imprese retiste è data la possibilità di fare ricorso agli istituti del distacco e della codatorialità per lo svolgimento di prestazioni lavorative presso le altre aziende partecipanti alla retegarantendo così il mantenimento dei livelli occupazionali. 

 

 

avv. Luna Ambrosino Autrice Luna Ambrosino

 

  Autrice Giulia Ponte

La ripartenza delle Pmi dopo la pandemia: la scommessa di start-up innovative e B-Corp

I dati incoraggianti che si stanno registrando in questi ultimi giorni sulla diffusione del Covid-19 in Italia hanno permesso di riavviare il dibattito su quale sarà il possibile scenario economico del prossimo autunno, che secondo gli analisti si preannuncia “caldo”.

In questa sede ci interessa soprattutto valutare le opportunità di ripresa che, nonostante (ed in alcuni casi addirittura grazie a) la grave situazione economica, si presentano oggi alle imprese italiane e quali migliori strategie potranno adottare per un effettivo “rilancio”.

 

I provvedimenti normativi dell’emergenza

Sappiamo che il lockdown che il nostro Paese ha attraversato negli scorsi mesi ha segnato duramente il tessuto economico nazionale.

Per far fronte all’inevitabile crisi economica, derivante da quella sanitaria, il Governo italiano ha adottato una serie di provvedimenti normativi (decreti Cura Italia, Liquidità, Rilancio, ecc.) che sono stati già oggetto di numerosi articoli e approfondimenti anche qui su Lexchance: Il Decreto Cura Italia ; Quali sono le prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

Tali provvedimenti hanno consentito di tamponare alcuni effetti negativi della pandemia, prevedendo meccanismi di tutela come il blocco dei licenziamenti (art. 46 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18 – c.d. Decreto Cura Italia, prorogato, al momento in cui scriviamo, sino al 17 agosto 2020, sebbene sia attesa un’ulteriore proroga fino a dicembre 2020) o l’improcedibilità delle procedure concorsuali su iniziativa di terzi (art. 10 D.L. 8 aprile 2020, n. 23) oppure stanziando finanziamenti agevolati e contributi economici a fondo perduto.

 

Il Recovery Fund

Inoltre, il 21 luglio 2020, con un accordo storico senza precedenti, il Consiglio Europeo ha approvato la costituzione del Recovery Fund, il fondo per la ripresa che prevede l’emissione titoli di stato europei, che avrà un valore complessivo di 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi saranno distribuiti sotto forma di sussidi a fondo perduto e 360 miliardi sotto forma di prestiti.

L’Italia sarà il paese che otterrà la quota maggiore del Fondo: 209 miliardi di euro, di cui 82 in sussidi e 127 in prestiti, a condizione che venga realizzato un piano di riforme che dovrà essere approvato dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo.

 

Quale futuro attende le imprese italiane al termine della fase emergenziale?

Sebbene le istituzioni nazionali ed europee si stiano impegnando per mitigare il più possibile gli effetti della crisi economica, gli analisti preferiscono, tuttavia, rimanere cauti sulle previsioni per i prossimi mesi e, anzi, è opinione comune che, quando le misure precauzionali verranno meno, gli effetti sino ad ora “congelati” si manifesteranno in tutta la loro pienezza.

È probabile infatti che quelle realtà imprenditoriali che già prima della pandemia si trovavano in stato di crisi si troveranno, una volta terminati gli aiuti governativi, a dover fare i conti con un destino inesorabile.

Ma non per tutti sarà così.

Tra le imprese che riusciranno a superare al meglio le difficoltà dell’ultimo periodo vi saranno senz’altro quelle che sapranno, in primo luogo e con ancora maggiore rigore rispetto all’era pre-Covid, individuare per tempo eventuali segnali di crisi e definire le migliori strategie di ristrutturazione, anche affidandosi a professionisti e consulenti del settore.

In secondo luogo, saranno premiate le realtà in grado di innovarsi e stare al passo con i tempi, anche intercettando i nuovi trend.

 

Start-up e B-Corp: le scommesse dell’imprenditoria italiana

I segnali più incoraggianti sembrano arrivare, innanzitutto, dal mondo delle start-up innovative.

Secondo i recenti dati del Registro delle Imprese della regione Lombardia (la prima in Italia per numero di start-up), le start-up avviate nel mese di giugno 2020 hanno pareggiato quelle registrate a giugno 2019.

Un dato più che rilevante, tenuto conto del diverso contesto dell’anno in corso rispetto a quello passato: e infatti nei precedenti mesi si era registrata una deflazione non trascurabile (-25% a marzo, -70% ad aprile e -29% a maggio).

Ulteriori stimoli per il rinnovamento arrivano, inoltre, dagli appassionati dei temi della sostenibilità e, più in generale, di chi scommette sulla centralità dell’impatto ambientale e sociale dell’imprenditoria.

E così, l’Italia si apre con sempre maggiore attenzione e velocità al mondo delle c.d. B-Corp, ossia delle Società Benefit che, oltre ad esercitare la tradizionale attività di impresa a fini di lucro, si impegnano anche a raggiungere performance ambientali e sociali dotate, per vincolo societario, di pari dignità rispetto a quelle economiche e finanziarie.

È proprio notizia degli scorsi giorni infatti che oltre 50 imprese italiane hanno lanciato la campagna Unlock the change, per chiedere alle aziende stesse ed alle istituzioni di accelerare verso un sistema economico e di business sostenibile, che rigeneri la società e l’ambiente.

Agli imprenditori italiani non resta dunque che raccogliere gli stimoli e ripartire.

 

Autrice Avv. Luna Ambrosino

enrico autero Autore Avv. Enrico Autero

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