LA PROCEDURA DI MEDIAZIONE COME STRUMENTO DI TUTELA IMMEDIATA DEI DIRITTI AI TEMPI DELLA PANDEMIA.

Il diffondersi del virus Covid19 ed il conseguente stato pandemico hanno imposto alle Istituzioni di adottare provvedimenti sempre più tassativi, che hanno inciso in maniera significativa sui diritti e sulle libertà dei cittadini, portando alla sospensione totale o parziale di molte attività sia dei singoli sia delle imprese. 

Da un punto di vista strettamente giuridico, tale situazione ha determinato un aumento del rischio di inadempimenti contrattuali, soprattutto in tema di rapporti di durata, ed al conseguente inevitabile ricorso alla giustizia civileche rischia di paralizzarsi proprio a fronte dell’insorgenza di numerosi contenziosi. 

Di fronte a tale scenario, ha assunto rilievo l’adozione sempre più frequente dei c.d. strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, come la c.d. procedura di mediazione, che consente, da un lato, la tutela dei diritti e degli interessi di persone fisiche e giuridiche ed in tempi più brevi rispetto a quelli della giustizia civile e, dall’altro, evita un sovraccarico del sistema giudiziario. La stessa Ministra della Giustizia Marta Cartabia, in occasione della propria relazione alle commissioni giustizia di Camera e Senato del 15 e 18 Marzo 2021, ha evidenziato come le forme alternative di risoluzione dei conflitti producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia”. 

 

I vantaggi della procedura di mediazione.  

 

Tra i motivi di successo della procedura di mediazione ci sono sicuramente il ruolo di un Mediatore quale soggetto terzo ed imparziale rispetto alle parti, i costi più contenuti rispetto a quelli giudiziali ed immediatamente consultabili dai tariffari ministeriali, e la possibilità di raggiungere un accordo, avente peraltro valore di titolo esecutivo, in tempi realisticamente più brevi rispetto a quelli di un processo. 

A titolo esemplificativo, si consideri che, con l’inizio della pandemia, in conseguenza delle misure restrittive dettate per far fronte all’emergenza sanitaria, molte prestazioni contrattuali sono divenute eccessivamente onerose, rendendo in molti casi “impossibile” il corretto adempimento delle stesse. In tali ipotesiè possibile, in luogo della risoluzione del contratto, rinegoziarne i termini, non avviando necessariamente un giudizio, ma percorrendo una procedura alternativa e più breve quale quella della mediazione. 

 

La mediazione durante la pandemia. 

 

Idecreto-legge n. 28/2020, convertito in legge n. 70/2020, ha introdotto in tema di mediazione particolari novità, sancendo l’obbligatorietà del preventivo esperimento della procedura di fronte a violazioni di obbligazioni contrattuali conseguenti al COVID-19In tal modo, il Legislatore ha previsto un ampliamento delle materie per cui il previo esperimento della procedura di mediazione costituisce condizione di procedibilità della domanda. 

Con il predetto intervento normativo è stato altresì previsto che, con il consenso preventivo delle parti, gli incontri di mediazione possano svolgersi mediante sistemi di videoconferenza. L’avvocato, che sottoscrive con firma digitale, può dichiarare autografa la firma della parte assistita collegata da remoto e apposta in calce al verbale e all’accordo di conciliazione. Tale accordo, munito di sottoscrizione digitale del mediatore e degli avvocati delle parti, costituisce titolo esecutivoIl mediatore, dopo aver apposto la propria sottoscrizione digitale, è tenuto a trasmettere l’accordo così formato, tramite posta elettronica certificata, agli avvocati delle partiIn tali casi l’istanza di notificazione dell’accordo di mediazione può essere trasmessa all’ufficiale giudiziario mediante l’invio di un messaggio di posta elettronica certificata.  

 

La mediazione come risposta alla richiesta di celerità nel diritto. 

 

In conclusione, anche alla luce delle novità introdotte con il predetto decreto, si ritiene che il ricorso alla procedura di mediazione ed agli altri strumenti di risoluzione alternativa delle controversie possa soddisfare concretamente il bisogno di immediatezza di tutela dei diritti, che più che mai in tale momento storico è avvertito da molti soggetti giuridiciCome rilevato dalla Ministra Marta Cartabia, in occasione della richiamata relazione alle commissioni giustizia di Camera e Senatooccorre osservare che le soluzioni negoziali e di mediazione si renderanno tanto più necessarie nel contesto attuale, in cui gli effetti economici della pandemia stanno determinando forti squilibri nei rapporti giuridici esistenti. La giustizia preventiva e consensuale rappresenta una strada necessaria per il contenimento di una possibile esplosione del contenzioso presso gli uffici giudiziari quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano gli sfratti, le esecuzioni, le procedure concorsuali, i licenziamenti, il contenzioso bancario, ad esempio”. 

 

avv. graziella lapenta Autrice Avv. Graziella Lapenta

Ecobonus 110%: la Guida dell’Agenzia delle Entrate

Con il decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla legge 17 luglio 2020 n.77, è stato introdotto il cd “Ecobonus”, vale a dire la possibilità di detrarre dalle imposte il 110% delle spese sostenute dal 1° luglio

2020 al 31 dicembre 2021 per il rinnovamento energetico e per l’adeguamento sismico degli edifici.

Le nuove disposizioni si aggiungono a quelle già vigenti, che consentono di beneficiare di agevolazioni fiscali dal 50% all’85% per spese di recupero del patrimonio edilizio (cd. sismabonus) e di riqualificazione energetica degli edifici (cd. ecobonus).

Tipologie di interventi.

Possono usufruire del superbonus gli interventi eseguiti su:

  • parti comuni di edifici (es. condominio);
  • unità immobiliari funzionalmente indipendenti e con uno o più accessi autonomi dall’esterno (villette a schiera);
  • singole unità immobiliari.

 

L’ecobonus 110% sarà valido anche per le seconde case ad eccezione di quelle di lusso (categorie catastali: A1  abitazioni signorili – A8 ville – A9  castelli), che anche se prima casa sono sempre escluse dal beneficio.

 

Gli interventi coperti dal bonus si distinguono in “interventi trainanti” che sono necessari ed indispensabili per ottenere il beneficio fiscale al 110%, ed “interventi trainati” che beneficiano della detrazione solo se compiuti in abbinamento ai primi.

Gli Interventi cd. “trainanti” sono quelli di:

  • isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro degli edifici, compresi quelli unifamiliari, con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo o dell’unità immobiliare sita all’interno di edifici plurifamiliari che sia funzionalmente indipendente e disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno (cd. cappotto termico);
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, e/o il raffrescamento e/o la fornitura di acqua calda sanitaria sulle parti comuni degli edifici, o con impianti per il riscaldamento, e/o il raffrescamento e/o la fornitura di acqua calda sanitaria sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari site all’interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall’esterno;
  • interventi antisismici di cui ai commi da 1-bis a 1-septies dell’articolo 16 del decreto-legge n. 63 del 2013 (cd. sismabonus) ed in particolare quelli di adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali, per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonche’ per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione. Gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica devono essere realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente e comprendere interi edifici e, ove riguardino i centri storici, devono essere eseguiti sulla base di progetti unitari e non su singole unita’ immobiliari”.

Gli interventi cd. “trainati”, sono quelli di:

  • efficientamento energetico, in particolare di installazione di pannelli solari e di sistemi di accumulo integrati;
  • l’installazione di colonnine elettriche per la ricarica dei veicoli elettrici.

 

Beneficiari.

  • i condomìni;
  • le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni;
  • gli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing”. In particolare, la detrazione spetta per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica.

Per tali soggetti il Superbonus spetta anche per le spese sostenute dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2022.

  • le cooperative di abitazioni per gli immobili da esse posseduti o assegnati in godimento ai propri soci;
  • gli enti del terzo settore (organizzazioni non lucrative di utilità sociale), organizzazioni di volontariato iscritte nei registri, associazioni di promozione sociale registrate;
  • associazioni e società sportive dilettantistiche registrate, sulle parti di immobili destinati a spogliatoi.

 

Possono beneficiare dell’agevolazione fiscale anche: i titolari di diritto reale di godimento (usufrutto, uso e abitazione), i nudi proprietari, i detentori con contratto di locazione o comodato regolarmente registrato, purché muniti del consenso all’esecuzione dei lavori da parte sia del proprietario che dei familiari del possessore o detentore. I titolari di reddito d’impresa o professionale rientrano tra i beneficiari nella sola ipotesi di partecipazione alle spese per interventi trainanti effettuati dal condominio sulle parti comuni.

 

La misura della detrazione.

La detrazione è riconosciuta nella misura del 110%, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo. Per l’applicazione dell’aliquota corretta occorre fare riferimento  alla data dell’effettivo pagamento (criterio di cassa) per le persone fisiche, gli esercenti arti e professioni e gli enti non commerciali e alla data di ultimazione della prestazione, indipendentemente dalla data dei pagamenti, per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali (criterio di competenza).

 

I limiti di spesa.

  • Interventi di isolamento termico: € 50.000 per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti site all’interno di edifici plurifamiliari; €  40.000, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, se lo stesso è composto da due a otto unità immobiliari; €  30.000, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio, se lo stesso è composto da più di otto unità immobiliari;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni: € 20.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti fino a otto unità immobiliari; € 15.000 moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari: la detrazione è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a € 30.000, per singola unità immobiliare. La detrazione spetta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell’impianto sostituito;
  • impianti solari fotovoltaici: la detrazione è calcolata su un ammontare complessivo delle spese stesse non superiore a € 48.000, e comunque nel limite di spesa di € 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico, per singola unità immobiliare e € 1.600 per ogni kW di potenza nel caso in cui sia contestuale ad un intervento di ristrutturazione edilizia, di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica;
  • per l’installazione delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici se eseguito congiuntamente ad un intervento di isolamento termico delle superfici opache o di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale la detrazione prevista dall’articolo 16-ter del decreto-legge n. 63 del 2013, calcolata su un ammontare massimo delle spese pari a € 3.000, è elevata al 110%.

 

Requisiti.

Gli interventi di isolamento termico dovranno rispettare i requisiti previsti da un apposito decreto da emanarsi ad opera del Ministero dello sviluppo economico e comportare il miglioramento di almeno due classi energetiche e se l’edificio o l’unità familiare è già nella penultima (terzultima) classe, il conseguimento della classe energetica più alta. L’APE (attestato di prestazione energetica) rilasciato prima e dopo gli interventi attesterà il miglioramento energetico.

 

Alternative alla detrazione fiscale.

Il contribuente in luogo dell’utilizzo della detrazione in sede di dichiarazione dei redditi può optare per una delle due seguenti soluzioni alternative:

  • sotto forma di sconto in fatturafino a un importo massimo pari al corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati, il quale, poi lo recupera come credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante, utilizzabile in compensazione tramite F24 e con facoltà di cessione a soggetti terzi, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
  • tramite cessione del credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, a soggetti terzi, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, a fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi, istituti di credito e intermediari finanziari.

 

L’opzione può essere effettuata in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori che, non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo, di cui il primo stato deve riferirsi ad almeno il 30% e il secondo ad almeno il 60% dell’intervento medesimo e deve essere comunicata in via telematica, anche tramite gli intermediari abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni.

 

Adempimenti.

Per esercitare l’opzione, il contribuente deve acquisire il visto di conformità dei dati attestanti la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione. I soggetti abilitati al rilascio del predetto visto sono coloro i quali sono incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) e i responsabili dell’assistenza fiscale dei CAF.

 

Tali soggetti verificheranno la presenza delle asseverazioni e delle attestazioni che certificano il rispetto dei requisiti tecnici necessari e la congruità delle spese sostenute.

Sia che si opti per lo sconto in fattura o per la cessione del credito, occorrerà richiedere:

  • per gli interventi di riqualificazione energetica, che i tecnici abilitati asseverino il rispetto dei requisiti e attestino la congruità delle spese sostenute. Una copia dell’asseverazione va trasmessa per via telematica all’Enea;
  • per gli interventi antisismici, che i professionisti incaricati della progettazione strutturale, della direzione dei lavori delle strutture e del collaudo statico e gli iscritti ai relativi ordini o collegi, asseverino l’efficacia degli interventi rispetto alla riduzione del rischio sismico e attestino la congruità delle spese sostenute.

La non veridicità delle dichiarazioni comporta la decadenza dal beneficio e una sanzione pecuniaria da € 2mila a 15mila per chi rilascia attestazioni o asseverazioni infedeli.

I soggetti responsabili delle attestazioni e asseverazioni, rilasceranno le predette attestazioni previo rilascio di  una polizza assicurativa, con massimale adeguato al numero dei documenti rilasciati e agli importi degli interventi che ne sono oggetto, comunque non inferiore a 500mila euro.

 

Autrice Avv. Graziella Lapenta

Coronavirus: sì agli incontri genitori-figli in luogo neutro ma da remoto.

Il caso

Il Tribunale di Terni in una recente pronuncia del 30.03.2020, ha disposto che gli incontri in luogo neutro tra genitore non convivente e i figli minori si possano svolgere da remoto con l’assistenza degli operatori sociali.
La vicenda trae origine da un procedimento di separazione personale con cui, con ordinanza presidenziale, il Tribunale aveva disposto l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre, prevedendo delle modalità di visita del padre ai minori in luogo neutro.
A causa dell’emergenza sanitaria, gli incontri non si erano potuti attivare e conseguentemente, il padre aveva presentato istanza al Tribunale, lamentandone l’interruzione.

La sentenza

Nella sentenza in commento, il Tribunale di Terni, ha bilanciato interessi di pari rango costituzionale coinvolti nella fattispecie – da un lato, quello alla tutela della bigenitorialità (fondato sull’art. 30 della Cost. e sull’art. 8 Conv. CEDU) e, dall’altro, quello alla tutela della salute (fondato sull’art. 32 della Cost.) – disponendo, inaudita altera parte, l’attivazione di modalità di frequentazione padre-figli che, pur assicurando il costante contatto, non mettano a rischio la salute psico-fisica dei minori.
Nel caso in specie, il Tribunale ha previsto incontri padre-figli con cadenza di almeno tre volte a settimana, con l’ausilio degli operatori sociali «con modalità da remoto», in videochiamata con Skype o WhatsApp o con altre App compatibili con le dotazioni delle parti e degli operatori.

Il Cura Italia

Si segnala sul punto anche il recentissimo intervento del Senato, in sede di conversione del D.L. 18/2020, cd. Cura Italia, che ha approvato un maxiemendamento all’art. 83, inserendo il comma 7-bis che disciplina gli incontri tra genitori e figli in spazio neutro e alla presenza dei servizi sociali.
La disposizione consente, a meno che il giudice non disponga diversamente, che nel periodo compreso tra il 16 aprile e il 31 maggio 2020, tali incontri siano sostituiti con collegamenti da remoto, che permettano la comunicazione audio e video tra il genitore, i figli e l’operatore specializzato.
Spetterà al responsabile del Servizio socioassistenziale individuare le modalità della comunicazione e riferirle al giudice.
Nel caso in cui non sia possibile assicurare il collegamento da remoto, precisa la nuova disposizione, gli incontri saranno sospesi.

Sentenza Tribunale di Terni

 

Autrice Avv. Graziella Lapenta

Cessione della “prima casa” in caso di separazione e cessazione degli effetti civili del matrimonio

La cessione a terzi, prima del decorso del quinquennio, di un immobile oggetto di agevolazione fiscale “prima casa”, in virtù di clausole contenute in un accordo di separazione non comporta decadenza dal beneficio.

Cosa sono le agevolazioni “prima casa”

Chi acquista un immobile da destinare ad abitazione principale può usufruire di una serie di agevolazioni fiscali, i cd. benefici “prima casa”, che consentono di pagare imposte ridotte sull’atto di acquisto in presenza di determinate condizioni. Con i benefici prima casa, sono ridotte sia l’imposta di registro, se si acquista da un privato, sia l’Iva, se si acquista da un’impresa; altresì non sono dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari.

Decadenza dal beneficio fiscale

La Nota II.bis, posta in calce all’art. 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986 n. 131 (TUR), che disciplina le cosiddette agevolazioni “prima casa”, al punto 4) prevede espressamente che: “caso di dichiarazione mendace o di trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici di cui al presente articolo prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sovrattassa pari al 30 delle stesse imposte. Se si tratta di cessioni soggette all’imposta sul valore aggiunto, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate presso cui sono stati registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti degli acquirenti la differenza fra l’imposta calcolata in base all’aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota agevolata, nonché irrogare la sanzione amministrativa, pari al 30 per cento della differenza medesima. Sono dovuti gli interessi di mora di cui al comma 4 dell’articolo 55 del presente testo unico. Le predette disposizioni non si applicano nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici di cui al presente articolo, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale”.
Dunque, nel caso in cui l’immobile venga alienato prima del decorso del quinquennio e non  si proceda a riacquistare entro l’anno una nuova abitazione da destinare ad abitazione principale, si decade dai benefici fiscali concessi e pertanto sono dovute le imposte ordinarie nella misura ordinaria oltre ad una sovrattassa del 30%.

Agevolazioni in caso di separazione e divorzio – l’art. 19 della legge 06 marzo 1987 n. 74- Risoluzione Agenzia Entrate n. 80/E del 09 settembre 2019

L’art. 19 della legge n. 74 del 06 marzo 1987 prevede che: “Tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli articoli 5 e 6 della legge 1º dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa”.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 154 del 10 maggio 1999, ha esteso la portata di tale norma anche ai procedimenti di separazione personale dei coniugi.
Di tale avviso anche l’Agenzia delle Entrate che con circolare n. 2/2014 ha statuito che tutti gli atti relativi al procedimento di separazione e divorzio possono usufruire dell’esenzione di cui all’art. 19 L. 74/1987.
Con l’esenzione in parola, il legislatore ha inteso favorire gli atti e le convenzioni che i coniugi pongono in essere nel momento della crisi matrimoniale, nell’intento di regolare i loro rapporti patrimoniali. In applicazione del predetto principio, è stato evidenziato che in tema di agevolazioni “prima casa”, il trasferimento dell’immobile prima del decorso del termine di cinque anni dall’acquisto, se effettuato in favore del coniuge in virtù di un accordo di separazione, non comporta la decadenza dai benefici fiscali, attesa la ratio dell’art. 19 della L. 74/1987, che è quella di favorire la complessiva sistemazione dei rapporti patrimoniali tra i coniugi in occasione della crisi, escludendo che derivino ripercussioni fiscali sfavorevoli dagli accordi intervenuti in tale sede”. (così Cass. 8104/2017; conf. Cass. 13340/2016).
In passato la giurisprudenza aveva già avuto modo di chiarire che “l’attribuzione al coniuge della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dei benefici fiscali” (Cass. 3753/2014).
Da ultimo, la recente ordinanza del 21 marzo 2019, n, 7966, che ha stabilito che: “il trasferimento immobiliare avvenuto all’interno del nucleo familiare è di portata generale e dunque non può non estendersi anche all’ipotesi di trasferimento dell’immobile acquistato con le agevolazioni prima casa ad un terzo”.

Conclusioni

Alla luce di quanto sopra, in linea con la ratio dell’art. 19 della L. 74/1987, l’Agenzia Entrate è intervenuta anch’essa sul punto  con la risoluzione n. 80/E del 9 settembre 2019, ritenendo che la cessione a terzi di un immobile oggetto di agevolazione prima casa, in virtù di clausole contenute in un accordo di separazione omologato dal giudice, non comporta la decadenza dal relativo beneficio. Da oggi, si ritiene in definitiva che la vendita della prima casa prima del decorso dei cinque anni, a favore del coniuge o a terzi, indipendentemente dalla previsione della suddivisione del ricavato della vendita, in forza di un accordo di separazione o divorzio, non implichi mai la perdita del beneficio fiscale medesimo.

 

 

Autrice Avv. Graziella Lapenta

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