LA SORTE DEI CONTRATTI AL TEMPO DELLA PANDEMIA.

Il nuovo evento in diretta Facebook tratterà il mondo dei contratti.
Il webinar fornirà informazioni sulle possibili soluzioni , legali e negoziali, fruibili da coloro che, colpiti negativamente dalle conseguenze della pandemia, si trovano nell’impossibilità di dare adempimento alle obbligazioni contratte prima della diffusione del Coronavirus. Le possibili soluzioni esaminate sono sia quelle già contemplate nel codice civile prima dell’avvento del Covid-19, che quelle specificamente introdotte dalla normativa dell’emergenza.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 18 marzo 2021 alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Introduzione ai lavori il presidente di CDVM Antonio De Carolis.

Relatori del webinar:

In collaborazione con Fweb Group.

 

webinar lexchance

Marketing e Comunicazione: come rispettare la privacy?

Il nuovo evento in diretta Facebook tratterà il mondo del marketing e della comunicazione.
Parleremo del marketing e la compliance al GDPR: principi giuridici, casi pratici, i punti di contatto trai due ambiti e le sanzioni.

 

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Mercoledì 18 novembre 2020 alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Introduzione ai lavori il presidente di CDVM Antonio De Carolis.

Relatori del webinar:

In collaborazione con Fweb Group.

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marketing e comunicazione

Viaggiare e soggiornare, cosa sta cambiando?

Un viaggio insieme a chi fa viaggiare per professione.

Il nuovo evento in diretta Facebook tratterà il mondo dei viaggi.
Parleremo di com’è cambiato il modo di viaggiare e soggiornare, come si sta comportando il viaggiatore tipo e come stanno affrontando il periodo i professionisti del settore.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 2 luglio alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Conduce avv. Francesco Marabeti – Presidente di Lexchance S.t.a.

In collegamento con:

In collaborazione con Fweb Group.

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Informazione e comunicazione dopo il Covid

Come orientarsi, informarsi e comunicare.

Tutte le opportunità per le aziende.

 

Il nuovo evento in diretta Facebook per capire cos’è cambiato nel mondo della comunicazione in questa fase di ripresa post Covid-19.
Come hanno affrontato le aziende questo caos mediatico dominato dalle fake news e quali cambiamenti ci saranno nel modo di comunicare.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 4 giugno alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Conduce avv. Francesco Marabeti – Presidente di Lexchance S.t.a.

In collegamento con:

In collaborazione con Fweb Group.

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The day after Covid

Scenari di ripresa:

Imprese, amministrazione locale e mercati finanziari a confronto.

 

 

Un evento in diretta Facebook per comprendere gli effetti della pandemia Covid-19 sui patrimoni delle famiglie, sulla liquidità delle imprese e le tutele dei cittadini del territorio.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 14 maggio alle ore 17.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Conduce avv. Francesco Marabeti – Presidente di Lexchance S.t.a.

In collegamento con:

In collaborazione con Fweb Group.

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CONSULENZA LEGALE AI TEMPI DEL COVID-19: STRUMENTI E CONSIGLI UTILI

IL CONTESTO

Il panico e la preoccupazione provocati dal Covid-19 hanno coinvolto anche l’ambito della consulenza legale. Sin dalle prime ordinanze è aumentata drasticamente la richiesta di consulenze legate perlopiù a situazioni lavorative e contrattualistiche, con la causa di forza maggiore costituita dall’emergenza del virus e tutte le possibili conseguenze per i lavoratori e per i datori di lavoro, ma anche a mutui, diritto familiare e naturalmente materia penale, con le sanzioni introdotte per chi dovesse contravvenire alle misure di sicurezza in materia sanitaria imposte dal governo. Recentemente poi, con le modifiche e gli aggiornamenti in materia fiscale, anche l’ambito tributario è stato notevolmente coinvolto dall’attuale crisi.

PROVVEDIMENTI

I professionisti si sono così ritrovati nella situazione di dover studiare a fondo una casistica eccezionale e senza precedenti, con tempistiche molto strette e soprattutto con una quarantena in corso. Dai primi di marzo, tra astensioni e poi provvedimenti ufficiali, i tribunali in Italia sono chiusi fino alla fine di aprile, salvo ulteriori indicazioni ufficiali, e la maggior parte delle udienze è stata rinviata, sebbene, ove possibile, siano stati presi provvedimenti per poter svolgere alcune delle attività in via telematica, tramite videoconferenza.

I grandi studi, che normalmente usano strumenti digitali per svolgere le proprie mansioni e che normalmente comunicano con le sedi estere tramite videoconferenze o simili sono senza dubbio avvantaggiati rispetto agli studi che hanno finora resistito in qualche modo alla rivoluzione digitale. Chi ha investito in marketing e comunicazione e può contare su un sito web efficace, non solo ha più possibilità di essere individuato dall’utente bloccato a casa, ma ha accesso a un canale preferenziale per trasmettere il proprio messaggio e la propria immagine al pubblico.

L’USO DEI SOCIAL

La presenza di uno studio di consulenza legale sui social network non è di secondaria importanza rispetto alle altre funzioni svolte dai professionisti, anzi, il web dovrebbe essere interpretato come una vetrina per dare maggiore visibilità a loro, ai servizi offerti e agli obiettivi raggiunti dallo studio. In una società frammentata come quella odierna, in cui anche i nuclei familiari sono costretti a vivere la quarantena separati, diventa indispensabile essere presenti sul web con “un’identità virtuale che rispecchi quella professionale”, per dare la possibilità ai clienti di informarsi comodamente da casa.

Senza dubbio Linkedin è la scelta primaria di molti studi, per il suo carattere istituzionale e per il suo bacino d’utenza formato da lavoratori.  Le pagine legali leader – vale a dire quelle con il maggior numero di follower su Linkedin – sono quelle costantemente aggiornate con contenuti originali e diversificati. La presenza infatti non è tutto: una pagina aziendale non aggiornata o inattiva è altamente controproducente, perché ritenuta poco utile, poco efficace e poco affidabile.

Twitter rappresenta invece una sfida per i profili istituzionali, perché è una piattaforma per opinionisti. I contenuti non schierati hanno poco seguito su questo social network, ma questo non significa che le realtà dell’ambito legale non possano essere rappresentate dal proprio team: è infatti più utile e proficuo che siano i singoli professionisti ad avere un profilo personale, e a farsi conoscere per le proprie opinioni.

Facebook e Instagram, in quanto social meno formali e professionali, non sono particolarmente indicati per un profilo aziendale serio ed efficace, ma la presenza su questi canali può essere utile, se non altro in termini di visibilità, anche se ancora una volta è importante tenere a mente che la visibilità è un’arma a doppio taglio: se un profilo social contiene contatti non aggiornati, ad esempio, diventa inutile e controproducente e rischia di rispecchiare un’immagine poco professionale e raffazzonata.

STRUMENTI DIGITALI

Per quanto riguarda l’organizzazione interna, tutti gli studi si sono attrezzati per implementare lo smart working, sfatando il binomio presenza-produttività. In questo, le società “giovani” hanno avuto un vantaggio non indifferente, poiché i professionisti utilizzano quotidianamente gli strumenti digitali a cui ci si deve affidare sin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 e sono in possesso di una migliore attrezzatura tecnologica. Le riunioni e le consultazioni sono tutte telefoniche oppure per mezzo di videoconferenza, per proteggere la salute dei professionisti e lo stesso vale per le consulenze con i clienti. D’altra parte, con i tribunali chiusi, il compito principale dei professionisti dell’ambito legale diventa quello di informare e, così, di confortare in qualche modo la clientela e il pubblico in materia giuridica. Molti studi si stanno infatti adoperando tramite tutti i propri canali di comunicazione per agire da mediatori tra il governo ed il pubblico, chiarendo in webinar, newsletter e articoli i vari aspetti legali emersi durante e a causa della attuale emergenza sanitaria, dimostrando senso civico e volontà di fare la propria parte in questa difficile circostanza.

Parte del lavoro è reso possibile o facilitato da altre aziende, che, nello spirito della cooperazione, hanno messo a disposizione degli studi legali soluzioni per ottimizzare il lavoro da remoto: tra i servizi buoni taxi, prima dell’inizio della quarantena, e software gratuiti.

CONCLUSIONI

Questo momento storico fa emergere che le realtà che più hanno saputo adattarsi al clima eccezionale delle scorse settimane sono quelle che avevano già abbracciato metodi smart di fare consulenza legale. Sono quelle che hanno investito in strumenti e comunicazione digitale per ingaggiare la clientela e il pubblico, perché in un modello di società come quello che si sta profilando in questo mese di quarantena, in cui la quasi totalità dei rapporti passa attraverso un filtro virtuale, è l’unica strategia da adottare. Le domande che sorgono spontanee sono: quanto durerà l’emergenza? E quanti degli strumenti adottati oggi in maniera eccezionale verranno mantenuti in futuro?

 

Carolina Tardito, autrice  Autrice Carolina Tardito Baudin

IL CASO CAMBRIDGE ANALYTICA E LA SANZIONE A FACEBOOK

Facebook ha recentemente patteggiato con la Sec e con la Federal Trade Commission per risolvere la questione sulla violazione di privacy legata a Cambridge Analytica: dovrà pagare due sanzioni, rispettivamente di cento milioni e cinque miliardi di dollari agli enti federali e impegnarsi a sottostare a normative molto più rigide riguardanti la protezione della privacy degli utenti, che saranno regolate da un comitato salva-privacy indipendente, con un funzionario nominato direttamente dalla FTC.

Ma qual è stata esattamente la situazione che ha portato Facebook a dover pagare la sanzione da record?

Nel 2014 un ricercatore di Cambridge di nome Aleksandr Kogan ha creato un app: “thisisyourdigitallife”. Tale app consisteva nella creazione di diversi profili psicologici in base alle preferenze degli utenti sul web e, per poterla utilizzare, ci si poteva registrare con la propria mail oppure effettuare il Facebook login. Questo servizio, apparentemente gratuito, in realtà era pagato con dei dati dell’utenza, che registrandosi all’app condivideva indirizzi mail, età, sesso ed altre tipologie di dati del proprio profilo Facebook. Questa è una pratica comune e molto utilizzata, ma all’epoca Facebook dava accesso anche ai dati della rete di amici dell’utente che si registrava all’app, il che significa che per ogni user che consapevolmente ha condiviso l’accesso ai propri dati, anche quelli delle persone a lui vicine sono stati condivisi con i gestori dell’app senza alcun preavviso o autorizzazione. Così Facebook passava al gestore di Thisisyourdigitallife dati relativi a circa 50 milioni di profili, in modo completamente legale. Se non fosse che Kogan ha poi condiviso questi dati raccolti con la Cambridge Analytica, un’azienda di raccolta e analisi dati specializzata in strategie di microtargeting comportamentale, ovvero tecniche di pubblicità e comunicazione estremamente precise basate sulla profilazione psicometrica dell’utenza e, così facendo, ha violato il regolamento di Facebook sulla privacy, per il quale non si possono cedere a terzi i dati raccolti, pena la sospensione dell’account.

Christopher Wylie, un ex dipendente di Cambridge Analytica, sostiene che Facebook sapesse dell’illecito da tempo, ma che abbia atteso marzo di quest’anno per sospendere l’account in questione, quando alcune testate giornalistiche hanno iniziato un’inchiesta sul rapporto tra le due aziende e hanno accusato Facebook di essere responsabile della diffusione dei dati, nonché di aver sottovalutato o insabbiato la questione.

A prescindere dalla responsabilità penale di Facebook, il problema è chiaramente nella sua infrastruttura: alcune delle politiche del social network rischiano di essere ingannevoli o perlomeno fumose ed è sempre più complesso per il gigante della tecnologia proteggere i dati di tutti i suoi utenti. La multa da 5 miliardi di dollari non sarà certo un problema concreto per un’azienda che ne fattura più di 50 l’anno, ma sarà una pietra miliare nel percorso di rigida regolamentazione che ne deriverà in materia di privacy negli Usa.

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