No alla seconda dose dei vaccini ai non aventi diritto.

Il Tribunale Amministrativo per la Regione Sicilia – sede di Catania – con il decreto n. 102/2021 si è pronunciato sul provvedimento con cui l’Assessore della Salute della Regione Sicilia ha sospeso la somministrazione della seconda dose del vaccino per il Coronavirus a tutti i soggetti che, pur non avendone diritto, avevano comunque ricevuto la prima dose.

Secondo il collegio siciliano, tenuto conto del contingentamento del numero delle dosi di vaccino, è di primario interesse il regolare proseguimento della campagna vaccinale secondo le graduatorie di priorità.  Pertanto, chi ha conseguito indebitamente la prima dose di vaccino non ha maturato alcun diritto ad ottenerne una seconda prima dei soggetti previsti da tali graduatorie.

Tali soggetti dovranno pertanto attendere la regolare chiamata alla vaccinazione, senza “scorciatoie”.

Inoltre, la decisione del TAR Sicilia offre un interessante spunto medico/scientifico sugli effetti potenzialmente dannosi per il mancato completamento del ciclo vaccinale e/o per la sottoposizione ad un nuovo ciclo di altre due dosi. Al riguardo il TAR ha infatti evidenziato:

  • che non vi sono evidenze di rischi derivanti dalla mancata somministrazione della seconda dose (se non quello della possibile inefficacia del vaccino);
  • e che l’Ema non ha dato indicazioni di reazioni avverse in caso di sovradosaggi (nessun pericolo, insomma, se dopo la somministrazione della prima dose, i soggetti venissero convocati regolarmente per la somministrazione di altre due dosi).

 

Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Quarta)

Il Presidente

ha pronunciato il presente

DECRETO

 

sul ricorso numero di registro generale 237 del 2021, proposto da -OMISSIS-, rappresentati e difesi dagli avvocati Fabio Borrometi e Salvatore Poidomani, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

– l’Assessorato della Salute della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro tempore, non costituito in giudizio;

– l’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;

per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia:

– del provvedimento prot. n. -OMISSIS- emesso dall’Assessorato della Salute della Regione Siciliana in data 28/1/2021;

– di ogni atto preordinato allo stesso, consequenziale e connesso;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dai ricorrenti, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm.;

 

Rilevato che i ricorrenti impugnano il provvedimento con il quale l’Assessore della Salute della Regione Siciliana ha sospeso la somministrazione della seconda dose di vaccino (richiamo) per tutti i soggetti che, non avendone diritto, hanno avuto comunque accesso alla prima dose di vaccino;

Rilevato che i ricorrenti, pur non rientrando nelle categorie prioritarie indicate dal Piano Strategico Nazionale di vaccinazione anti Sars-Cov2/Covid-19, hanno ricevuto la prima dose del vaccino Comirnaty prodotto da Pfizer- Biontech, in data 6/1/2021;

Rilevato che i ricorrenti, per effetto della invocata tutela monocratica, aspirano alla declaratoria dell’obbligo dell’Azienda sanitaria intimata di somministrare la seconda dose di vaccino entro la data del 17/2/2021, assumendo (ma non fornendo alcun principio di prova) che, in mancanza, potrebbero verificarsi effetti gravemente dannosi per la loro salute, da un lato, per il mancato completamento del ciclo vaccinale e, dall’altro lato, per il rischio di essere nuovamente sottoposti ad un nuovo ciclo vaccinale composto da altre due dosi;

Ritenuto, quanto al primo profilo, che non risultano evidenze scientifiche di eventuali rischi derivanti dalla mancata somministrazione della seconda dose, se non quello della possibile inefficacia del vaccino, effetto che riporterebbe i ricorrenti alla situazione quo ante a quella determinata dall’aver avuto accesso alla prima dose, pur non avendone diritto;

Ritenuto, quanto al secondo profilo, che il danno paventato è allo stato meramente ipotetico, non essendo dato sapere se e quando i ricorrenti saranno convocati per la somministrazione del vaccino nel rispetto delle previsioni del Piano strategico e non essendosi alcuna evidenza scientifica che l’effetto della prima dose vaccinale possa perdurare nel tempo, tenuto conto anche che nelle informazioni relative all’utilizzo del farmaco (pubblicate sul sito dell’EMA), addirittura in caso di sovradosaggio, non sono state indicate reazioni avverse;

Ritenuto pertanto che, nel bilanciamento del contrapposto interesse, che non è quello del risparmio di spesa, come indicato in ricorso, ma quello di garantire il regolare proseguimento della campagna vaccinale nei confronti degli aventi diritto, tenuto conto del contingentamento del numero delle dosi di vaccino, l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dai ricorrenti, vada respinta.

 

P.Q.M.

Respinge l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dai ricorrenti, ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm.

Fissa per la trattazione collegiale la camera di consiglio del giorno 11 marzo 2021, ore di rito.
Il presente decreto sarà eseguito dall’Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e all’articolo 9, paragrafi 1 e 4, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e all’articolo 2-septies del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate. Così deciso in Catania il giorno 12 febbraio 2021.

 

Il Presidente Federica Cabrini

 

 

Autrice avv. Elisa Macrì

Rifiuto del lavoratore a vaccinarsi: la legittimità delle ferie disposte dal datore di lavoro – La sentenza del Tribunale di Belluno.

Il Tribunale di Belluno ha stabilito che l’efficacia del vaccino è un vero e proprio atto “notorio” a norma dell’art.115 c.p.c. e ciò sul presupposto che si tratta dell’unico strumento per impedire l’evoluzione dell’infezione da Covid-19.

Con l’ordinanza del 19 marzo u.s., il giudice del lavoro bellunese ha respinto il ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. promosso da alcuni dipendenti paramedici di una casa di riposo che avevano rifiutato di sottoporsi al vaccino contro il Covid-19 e che il datore di lavoro aveva posto in ferie retribuite forzate. Siccome l’imprenditore/datore di lavoro è il soggetto su cui ricade la responsabilità finale dell’esatto adempimento dell’obbligo di sicurezza, l’omesso allontanamento dei dipendenti no-Vax significherebbe infatti violare l’obbligo di cui all’art. 2087 c.c.

Ora, a prescindere dalla qualificazione giuridica che il legislatore vorrà conferire alla fattispecie, una volta configurato il vaccino per gli operatori sanitari come requisito essenziale per lo svolgimento delle rispettive mansioni, resta aperto il problema della sorte dei rapporti di lavoro una volta esaurito il periodo di ferie. Per il datore di lavoro si aprirebbero infatti tre possibili scenari in cui – in estrema sintesi – il lavoratore potrebbe essere:

  • adibito ad altre mansioni (se del caso anche inferiori, purchè siano esse le uniche disponibili);
  • sospeso dalla prestazione e dalla retribuzione nel caso in cui le diverse (o inferiori) mansioni non dovessero essere disponibili e/o accettate;
  • licenziato per sopravvenuta inidoneità ad eseguire la prestazione lavorativa in sicurezza.

 

Il “Decreto Aprile”

L’evoluzione della normativa emergenziale ha portato il Governo ad introdurre un vero e proprio obbligo di vaccinazione a talune categorie di lavoratori. L’art. 4 del c.d. “Decreto Aprile” dispone infatti che “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2“. Vaccinazione che per espresso disposto normativo:

  1. costituisce un “requisito essenziale” per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese da soggetti obbligati;
  2. può essere omessa o differita, solo per “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale”.

In caso di accertata mancata vaccinazione del personale sanitario di cui sopra il datore di lavoro “fino alla completa attuazione del piano vaccinale e comunque non oltre il 31.12.2021 avrà due possibili soluzioni:

(1) qualora la mancata vaccinazione non dipenda da comprovati motivi di salute:

  • adibire il lavoratore, ove possibile, a mansioni (anche) inferiori con trattamento economico corrispondente alle mansioni esercitate (così concretamente operando una temporanea deroga ai principi di cui all’art. 2013 c.c.);
  • se tale assegnazione non è possibile, sospendere il dipendente senza erogazione di alcuna retribuzione;

(2) se invece la mancata vaccinazione dipende da comprovati motivi di salute, per il periodo in cui la vaccinazione è omessa o differita – e comunque non oltre il 31.12.2021 – adibire i lavoratori a mansioni diverse (anche inferiori) senza alcuna decurtazione del trattamento retributivo.

 

Ad ogni buon conto (e per concludere), anche la parziale – e temporanea – tipizzazione dell’efficacia del vaccino come atto notorio da parte del legislatore non eliminerà comunque il rischio di contenzioso per il datore di lavoro. Quest’ultimo sarà infatti sempre soggetto al controllo del Giudice circa la proporzionalità (e la gradualità) delle misure di allontanamento di volta in volta adottate.

 

 

stefano ponte  Autore avv. Stefano Ponte

LA SORTE DEI CONTRATTI AL TEMPO DELLA PANDEMIA.

Il nuovo evento in diretta Facebook tratterà il mondo dei contratti.
Il webinar fornirà informazioni sulle possibili soluzioni , legali e negoziali, fruibili da coloro che, colpiti negativamente dalle conseguenze della pandemia, si trovano nell’impossibilità di dare adempimento alle obbligazioni contratte prima della diffusione del Coronavirus. Le possibili soluzioni esaminate sono sia quelle già contemplate nel codice civile prima dell’avvento del Covid-19, che quelle specificamente introdotte dalla normativa dell’emergenza.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 18 marzo 2021 alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Introduzione ai lavori il presidente di CDVM Antonio De Carolis.

Relatori del webinar:

In collaborazione con Fweb Group.

 

webinar lexchance

Sblocca Italia – parte prima: cosa si potrà fare dal 4 maggio.

In data di ieri 26 aprile è stato pubblicato il nuovo DPCM in vista della progressiva ed iniziale apertura del 4 maggio, data che era stata da ultimo prevista per la fine del lockdown.

Vediamo, quindi, quale sarà il panorama che ci attende dal 4 maggio, tenendo già a mente che, come specifica il DPCM, le misure ora varate restano in vigore fino al 17 maggio e che quindi per tutto quanto non disciplinato si dovrà attendere un nuovo provvedimento (con riferimento quindi alle limitazioni ancora in vigore ed alle riaperture al momento differite).

L’idea che traspare è quella di un “periodo cuscinetto” per sondare gli effetti delle prime riaperture confidando al contempo di essere nelle condizioni di riuscire a contenere eventuali picchi di contagio che purtroppo rappresentano ancora un pericolo concreto.

Andiamo quindi a vedere cosa prevedono i singoli articoli del DPCM.

 

Art. 1 – Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.

La norma affronta la questione più spinosa delle attività consentite e di quelle ancora vietate, che così si può riassumere:

A)- SI agli SPOSTAMENTI PER COMPROVATE ESIGENZE DI LAVORO, NECESSITÀ, MOTIVI DI SALUTE. La novità è che tra le necessità sono state previste le VISITE AI CONGIUNTI pur con divieto di assembramento, rispetto del distanziamento interpersonale e utilizzo di protezioni per le vie respiratorie. Questa novità è comunque solo consentita all’interno dei confini regionali, perché resta fermo il divieto di spostamenti tra regioni se non per lavoro, assoluta urgenza o motivi di salute (e quindi non per le visite ai congiunti al di fuori della Regione). È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;

B)- OBBLIGO PERMANENZA IN CASA per chi ha sintomi da infezione respiratoria e temperatura superiore a 37,5 °C, con obbligo di notiziare il medico curante;

C)- OBBLIGO ASSOLUTO DI PERMANENZA IN CASA per soggetti sottoposti a quarantena o risultati positivi al virus;

D)- DIVIETO DI ASSEMBRAMENTO IN LUOGHI PUBBLICI E PRIVATI, con facoltà per i Sindaci di chiudere specifiche aree ove non sia possibile assicurare il rispetto di tale divieto;

E)- PARCHI, VILLE E GIARDINI PUBBLICI: accesso consentito ma sempre rispettando il divieto di assembramento e la distanza interpersonale di un metro. Chiusura delle aree gioco per i bambini;

F)- NO ATTIVITA’ LUDICA O RICREATIVA ALL’APERTO. ATTIVITA’ SPORTIVA o MOTORIA: se INDIVIDUALE (o con accompagnatore per minori e persone non autosufficienti) è consentita nel rispetto della distanza interpersonale di due metri per l’attività sportiva e un metro per l’attività motoria. Si attendono direttive di CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e altre federazioni sportive per individuare le discipline riconosciute di interesse nazionale con riferimento alle quali le sessioni di allenamento di atleti potranno essere consentite comunque solo a livello individuale e in spazi chiusi;

G)- NO EVENTI e COMPETIZIONI SPORTIVE in luoghi pubblici o privati.

H)- CHIUSURA IMPIANTI SCIISTICI;

I)- NO MANIFESTAZIONI ORGANIZZATE, EVENTI e SPETTACOLI CON PRESENZA DEL PUBBLICO (compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico) SIA IN LUOGO PUBBLICO SIA IN LUOGO PRIVATO. È fatto espresso divieto anche di organizzare feste pubbliche o private nelle abitazioni private. Ne discende la sospensione di attività per cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse, sale bingo. Per i LUOGHI DI CULTO l’apertura sarà comunque condizionata al rispetto del divieto di assembramento e del mantenimento del distanziamento interpersonale di almeno un metro. Cerimonie civili e religiose sospese, unica eccezione le CERIMONIE FUNEBRI (da celebrarsi preferibilmente all’aperto e con numero massimo 15 presenti, obbligo di mascherina e rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro);

J)- CHIUSI MUSEI, ISTITUTI e LUOGHI DI CULTURA;

K)- SCUOLE: RESTANO CHIUSE per ogni ordine e grado (compresa Università, Università per anziani, conservatori, master, corsi professionali, etc..) ferma la prosecuzione dell’ATTIVITA’ DIDATTICA DA REMOTO. Eccezioni sono previste per i corsi di formazione in ambito medico e sanitario;

L)- NO VIAGGI DI ISTRUZIONE, INIZIATIVE DI SCAMBIO o GEMELLAGGIO, VISITE GUIDATE e USCITE DIDATTICHE programmate dalle Istituzioni scolastiche;

M)- Onere dei dirigenti scolastici di attivare modalità di didattica a distanza anche con attenzione a studenti con disabilità;

N)- Lezioni a distanza anche per Università e Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, con possibilità, ove necessario, di utilizzo di laboratori e biblioteche nel rispetto delle disposizioni anti-contagio ed evitando ogni forma di aggregazione. Verifiche ed esami possono essere svolti da remoto;

O)- Per quanto concerne gli enti di cui alla lettera precedente, è garantito il recupero delle attività laddove non sia possibile lo svolgimento da remoto, tenuto anche conto degli studenti con disabilità;

P)- Possibilità per le amministrazioni di appartenenza di disciplinare le modalità didattiche ed organizzative dei corsi di formazione per il personale delle Forze dell’Ordine, con specifiche previsioni in proposito in ordine alle prove svolte ed al conteggio delle presenze;

Q)- SOSPENSIONE DELLE PROCEDURE CONCORSUALI PRIVATE, ad eccezione di quelle valutate unicamente per titoli o con modalità a distanza. Per le PROCEDURE CONCORSUALI PUBBLICHE resta ferma la sospensione per 60 giorni prevista dal Decreto Cura Italia, fatta eccezione dei casi in cui la valutazione dei candidati fosse già ultimata o possa avvenire con modalità da remoto;

R)- NO CONGEDI ORDINARI per il PERSONALE SANITARIO E TECNICO, nonché per il personale di attività connesse richieste dalle UNITA’ DI CRISI;

S)- NO CONGRESSI, RIUNIONI, MEETING ed EVENTI SOCIALI PER IL PERSONALE SANITARIO o INCARICATO DI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI O DI PUBBLICA UTILITA’. Ogni attività convegnistica o congressuale è in ogni caso differita a data successiva al termine di efficacia del presente decreto (quindi a data successiva al 17.05.2020);

T)- MODALITA’ DI COLLEGAMENTO DA REMOTO per le RIUNIONI;

U)- Restano CHIUSI PALESTRE, CENTRI SPORTIVI, PISCINE, CENTRI NATATORI, CENTRI BENESSERE, CENTRI TERMALI, CENTRI CULTURALI, CENTRI SOCIALI, CENTRI RICREATIVI;

V)- SOSPESI ESAMI DI ABILITAZIONE ALLA GUIDA;

W)- NO ACCOMPAGNATORI nelle sale d’attesa di DEA e Pronto Soccorso, salvo specifiche indicazioni del personale sanitario in loco;

X)- LIMITAZIONI VISITE agli ospiti di strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e residenziali per anziani;

Y)- CONTROLLI SANITARI PER I NUOVI ACCESSI IN ISTITUTI PENITENZIARI E PENALI PER MINORENNI. Sono disciplinati da remoto anche i colloqui con i detenuti e laddove debba procedersi personalmente in ogni caso la distanza da mantenere non potrà essere inferiore a due metri. Sono raccomandate misure alternative alla detenzione e limitati i permessi premio e la semilibertà per contenere uscita e reingresso negli istituti;

Z)- NO ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO, ad eccezione di generi alimentari e di prima necessità (indicati nell’allegato 1), sia di vicinato sia all’interno di centri commerciali. CHIUSI I MERCATI fatta salva la vendita di generi alimentari. Aperte edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie. Ove è consentita l’apertura, occorre in ogni caso sempre mantenere la distanza interpersonale;

AA)- NO ATTIVITA’ DI RISTORAZIONE (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) tranne mense e catering contrattuale (garantendo la distanza di almeno un metro). SI CONSEGNE A DOMICILIO e DA ASPORTO (quest’ultima con divieto di consumazione nel locale e di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi e ovviamente mantenendo la distanza interpersonale);

BB)- CHIUSI ESERCIZI DI SOMMINISTRAZIONE ALIMENTI E BEVANDE IN STAZIONI FERROVIARIE E LACUSTRI, IN AREE DI SERVIZIO (ad eccezione delle autostrade dove è consentita la vendita di prodotti da asporto da consumarsi all’esterno del locale). Restano APERTI quelli in AEROPORTI e OSPEDALI, sempre nel rispetto delle distanze;

CC)- CHIUSI I SERVIZI ALLA PERSONA (parrucchieri, barbieri, estetisti);

DD)- Nel caso in cui sia consentita l’attività lavorativa, gli esercenti sono tenuti a dilazionare l’ingresso nei locali commerciali e controllare la permanenza per il solo tempo necessario all’acquisto, adottando le misure igienico sanitarie previste;

EE)- Continuano ad operare i SERVIZI BANCARI, FINANZIARI e ASSICURATIVI e le ATTIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO, ZOOTECNICO DI TRASFORMAZIONE AGRO-ALIMENTARE;

FF)- TRASPORTO PUBBLICO LOCALE: la sua disciplina è stata rimessa al Presidente della Regione con indicazione di limitare ai servizi pubblici essenziali e di evitare sovraffollamento e adozione precauzioni per limitare il diffondersi del contagio;

GG)- I datori di lavoro sono invitati a incentivare il LAVORO AGILE;

HH)- Ove non sia possibile, è raccomandata la fruizione di congedi ordinari e ferie, in difetto il ricorso agli ammortizzatori sociali;

II)- Laddove l’attività lavorativa debba essere svolta presso la sede, il datore di lavoro garantisce il rispetto delle norme in materia di prevenzione dal rischio contagio, ivi compresa la sanificazione dei luoghi di lavoro.

 

Art. 2 Misure di contenimento del contagio per lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive industriali e commerciali.

È in ogni caso consigliato il ricorso al lavoro agile per le attività lavorative non sospese, con rigorosa adozione, laddove il lavoro agile non fosse applicabile, di protocolli di sicurezza che, se non rispettati, determinano la sanzione della sospensione dell’attività lavorativa fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Per le attività lavorative sospese è comunque ammesso l’accesso ai locali, previa comunicazione al Prefetto, per attività di vigilanza, conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti e attività di pulizia e sanificazione. Sempre previa comunicazione al Prefetto, è consentita la spedizione di beni giacenti in magazzino nonché la ricezione di beni e forniture.

In ogni caso il controllo sul territorio è demandato alla singola Regione che costantemente monitora la situazione dei contagi e può nel caso adottare misure limitative ulteriori.

 

Art. 3 Misure di informazione e prevenzione sull’intero territorio nazionale.

Sono state in questa norma disciplinate alcune indicazioni di massima volte ad una completa informazione in ordine alle modalità ed al rischio di contagio.

In particolare; è stato previsto l’utilizzo per il personale sanitario di dispositivi di sicurezza ed il ricorso a procedure di sanificazione e disinfezione degli ambienti. Interventi di sanificazione, anche ripetuti a cadenza ravvicinata, sono poi previsti per i mezzi di trasporto pubblico.

È prevista poi la messa a disposizione degli utenti nelle pubbliche amministrazioni e nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario di erogatori di soluzioni disinfettanti per le mani.

Grande importanza è stata data poi alla campagna di informazione, prevedendo che presso scuole, università, uffici pubblici, luoghi aperti al pubblico, luoghi di intenso transito ed esercizi commerciali siano esposte le informative sulle misure igienico sanitarie da adottare.

Il decreto si sofferma poi su alcune precauzioni rimesse al singolo, come la raccomandazione (attenzione, non l’obbligo) rivolta ad anziani, soggetti affetti da malattie croniche o con multimorbilità o con stati di immunodepressione congenita o acquisita di evitare di uscire dalla propria abitazione tranne che per stretta necessità.

Non invece di semplice raccomandazione, ma di vero e proprio obbligo invece si tratta con riferimento all’UTILIZZO DELLE MASCHERINE (più precisamente la norma parla di “protezioni delle vie respiratorie”) che andranno indossate:

  • nei LUOGHI CONFINATI APERTI AL PUBBLICO (inclusi i mezzi di trasporto);
  • in tutte le occasioni in cui non sia possibile mantenere costantemente la distanza interpersonale di un metro.

L’obbligo non vige per i minori al di sotto dei sei anni di età e per soggetti con forme di disabilità tali da renderne l’uso incompatibile.

 

Art. 4 Disposizioni in materia di ingresso in Italia.

Anche l’ingresso sul territorio nazionale non potrà avvenire in maniera indiscriminata, ma sarà soggetto a severi controlli in ordine ai motivi del viaggio, all’indicazione del luogo ove il soggetto dovrà permanere in isolamento fiduciario (per quattordici giorni) ed alla comunicazione del recapito telefonico per eventuali controlli durante la stessa, con obbligo inoltre di comunicazione dell’ingresso in Italia all’ASL competente per i controlli durante l’isolamento fiduciario.

Prima dell’imbarco dovrà essere prelevata la temperatura corporea e potrà essere vietato l’accesso a bordo in caso di sintomi febbrili, fermo restando che il trasporto ovviamente dovrà essere svolto nel rispetto del distanziamento interpersonale e con l’utilizzo di mascherine.

È stato poi ampiamente disciplinato ogni dovere in caso di ingresso in Italia con riguardo alle comunicazioni da farsi all’Asl soprattutto in caso di insorgenza di sintomatologia febbrile.

 

Art. 5 Transiti e soggiorni di breve durata in Italia.

Si è deciso, infine, di disciplinare anche i soggiorni limitati nel tempo in Italia per ragioni lavorative, con ciò dovendosi intendere quelli di durata non superiore a 72 ore (prorogabili per altre 48 ore per specifiche esigenze). Terminato tale periodo la persona dovrà immediatamente lasciare il territorio nazionale o, in difetto, ivi permanere in isolamento volontario per 14 giorni.

 

Art. 6 Disposizioni in materia di navi da crociera e navi di bandiera estera.

I servizi di crociera di navi passeggeri di bandiera italiana sono sospesi.

Per le altre navi passeggeri, è in ogni caso fatto espresso divieto di imbarcare durante la traversata altri passeggeri rispetto a quelli già presenti a bordo. All’atto dello sbarco nei porti italiani, i nominativi verranno comunicati alle ASL competenti del luogo ove verrà svolto l’isolamento fiduciario per 14 giorni o, in alternativa, potrà dagli stessi essere fatta richiesta di trasferimento all’estero (con spese a carico dell’armatore). Laddove il passeggero abbia nazionalità estera o ivi sia residente, il trasferimento all’estero avverrà in ogni caso e comunque a spese dell’armatore.

 

Art. 7 Misure in materia di trasporto pubblico in linea.

Per quanto concerne il trasporto terrestre, marittimo, ferroviario, aereo, lacuale e nelle acque interne, le modalità di esecuzione verranno concordate di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti secondo apposite Linee Guida, alle quali il DPCM rimanda.

 

Art. 8 Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità.

Il Governo ha disposto la riattivazione delle attività di sostegno alla disabilità, demandando a piani elaborati a livello regionale che tengano in ogni caso conto del rispetto dei protocolli in materia di prevenzione dal rischio contagio.

 

Art. 9 Esecuzione e monitoraggio delle misure.

Il rispetto delle disposizioni del DPCM è demandato al Prefetto territorialmente, il quale si avvale delle Forze di Polizia con il possibile concorso dei Vigili del Fuoco e, con riguardo ai luoghi di lavoro, dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro per gli aspetti della sicurezza e dell’Arma dei Carabinieri per la tutela del lavoro.

Laddove ritenuto necessario, è possibile per il Prefetto avvalersi anche delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali e comunicando la decisione al Presidente della Regione e provincia autonoma.

 

Art. 10 Disposizioni finali.

L’ultima norma disciplina la durata della vigenza della normativa, che sostituirà la precedente dal 4 maggio e fino al 17 maggio (con unica eccezione di alcune disposizioni in materia di lavoro agile che si applicano dal 27 aprile in aggiunta a quanto già in vigore).

Tuttavia, la norma di chiusura assume invece fondamentale rilievo laddove si prevede la facoltà per la singola Regione di prevedere misure di contenimento più restrittive.

 

 

Un nodo irrisolto: chi sono i CONGIUNTI?

Abbiamo visto come una prima apertura alle limitazioni sia l’aver consentito le visite ai congiunti.

Tale disposizione ha, tuttavia, aperto grande dibattito già nell’immediatezza della pubblicazione della norma, per la carenza di definizione di questo concetto.

Due le interpretazioni possibili.

La prima, più stringente, si rifà ai concetti civilistici, ragion per cui in tale concetto agiuridico sarebbero da ricondurre le categorie disciplinate dei parenti, degli affini ed i conviventi more uxorio. Verrebbero, conseguentemente, ad essere esclusi tutti quei legami non formalizzati quantomeno in una convivenza stabile, e quindi i fidanzati anche se di lunga data e non occasionali.

Altra ed opposta interpretazione, invece, potrebbe essere data sulla scorta degli approdi giurisprudenziali che in tema di risarcimento dei danni patiti dal prossimo congiunto, laddove il danno non patrimoniale viene dalle Sezioni Unite riconosciuto anche in favore di terzi che avessero un legame affettivo con la vittima in virtù della particolare relazione e vincolo affettivo, così includendo dunque tra i prossimi congiunti anche il fidanzato stabile (Cass. Pen., S.U., 9556/2002).

Si attendono, quindi, in proposito ulteriori chiarimenti da parte del Governo sul punto.

 

Nuovi obblighi e possibili sanzioni.

 

Oltre ai divieti di allontanarsi dal proprio domicilio per soggetti in quarantena o che abbiano contratto il virus per i quali si rimanda alle considerazioni già affrontate nei precedenti articoli (con possibilità di vedersi contestate anche fattispecie penalmente rilevanti), abbiamo visto come il DPCM abbia introdotto alcuni nuovi obblighi tra i quali, primo tra tutti, l’obbligo di indossare le mascherine in luogo pubblico ovvero in luoghi ove non sia possibile mantenere stabilmente il distanziamento interpersonale e di mantenere la distanza di sicurezza nello svolgimento di alcune attività oggi consentite.

Ma che succede se violo questi obblighi ora specificamente previsti?

Il rischio è di vedersi elevare una sanzione amministrativa pur se non espressamente previsto dal DPCM ma riprendendo il disposto del D.l. 19/2020 (emanato il 25.03 u.s.), dove all’art. 1 viene disposto che “salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, […] è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità, di cui all’articolo 3 comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo”.

Punto di riferimento dovrà quindi essere l’elenco riportato nel comma 2 dello stesso articolo e la violazione dell’obbligo oggi introdotto (applicabile stante la natura amministrativa e non penale) potrebbe essere fatta rientrare nella lettera ee) che prevede l’adozione di misure per prevenire il rischio epidemiologico, da intendersi anche come dispositivi di protezione individuale tra i quali per l’appunto rientrano le mascherine.

 

In conclusione

Si attendono quindi nel brevissimo periodo chiarimenti da parte di Palazzo Chigi anche tramite le ormai note FAQ e disposizioni da parte delle singole Regioni, che potranno, come visto, imporre delle restrizioni.

Al contempo si attende anche la divulgazione di un nuovo modulo di autodichiarazione che preveda anche l’estensione oggi prevista con riferimento alle visite ai congiunti nonché le cause di spostamento autorizzate.

Le norme emanate ieri rappresentano, quindi, una prima timida apertura con previsione di quello che pare essere un periodo finestra necessario per valutare se questo primo via libera possa costituire base per una ripartenza di più ampio respiro.

DPCM e allegato del 26 aprile 2020

 

Chiara Luciani Autrice Avv. Chiara Luciani

Il Contact Tracing

Il Presidente del Garante italiano per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, nel corso di un’intervista informale dello scorso 8 aprile in merito all’uso delle nuove tecnologie e della rete per contrastare l’emergenza epidemiologica del Coronavirus, ha espresso innanzitutto la necessità che lo scopo principale di tali strumenti sia il perseguimento della componente solidaristica del diritto alla salute quale interesse collettivo e non già repressivo.
Uno degli strumenti di cui si discute molto negli ultimi tempi è il cd contact tracing, ovvero la mappatura a ritroso dei contatti tenuti, nel periodo di incubazione, da soggetti risultati contagiati; nello specifico, si tratta di un sistema di tracciamento delle persone che potrebbero essere venute a contatto con una persona infetta, con lo scopo di interrompere la catena del contagio.
Il concetto si discosta dalla più invasiva geolocalizzazione che, anche la Commissione Europea ha espressamente dichiarato di voler evitare, in quanto i dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari rispetto allo scopo perseguito e risulterebbero, pertanto, superflui rispetto all’esigenza principale di tracciamento del contagio, nonché in contrasto con i principi di necessità e minimizzazione sanciti dal GDPR.

 

L’APP IMMUNI

Tale raccolta di dati dovrebbe dunque avvenire attraverso un’app per smartphone (strumento già utilizzato in alcuni stati dell’Asia) la quale, sfruttando la tecnologia Bluetooth, sarebbe in grado di tracciare, in modo pseudonimizzato, gli spostamenti delle persone.
Il Governo italiano sta valutando l’app IMMUNI la quale, tracciando la vicinanza e non la posizione tramite, appunto, la connessione Bluetooth, registrerebbe se due persone (entrambe con l’app e il Bluetooth attivato) sono state abbastanza vicine tra loro per essere a rischio contagio.
Al momento, non vi sono ancora documenti ufficiali da parte del Governo sull’adozione di tale app ma pare che le funzionalità di IMMUNI siano rispondenti ai requisiti indicati a livello europeo ovvero: gratuità, volontarietà, raccolta di informazioni su un “diario clinico” in locale, utilizzo del Bluetooth, trasmissione cifrata dei dati ad un server, registrazione dei contatti sullo smartphone.
Dal punto di vista dell’impatto sulla privacy, sottolinea ancora Soro, “l’Autorità partecipa ai lavori della Commissione, in una posizione del tutto distinta da quella degli esperti di nomina ministeriale, per esprimere le esigenze di protezione dati sin dalla fase di scelta della soluzione da adottare; abbiamo in particolare indicato come preferibili le misure basate sulla volontaria adesione del singolo, sulla conservazione “in locale” del diario dei contatti, sui dati Bluetooth (pseudonimizzati), in quanto maggiormente selettivi e, dunque, di minore impatto sulla privacy” (intervista 8 aprile 2020).
Uno degli aspetti di maggior interesse concerne la volontarietà o meno dell’installazione della predetta app da parte degli utilizzatori sul telefono cellulare.
In merito, sia il Garante italiano sia l’EDPB (Comitato Europeo per la protezione dei dati) propendono per la non obbligatorietà auspicando, invece, la libera scelta delle persone in merito all’installazione o alla disinstallazione dell’app stessa (comunicato stampa 15.04.2020 EDPB).
Tale libera scelta determina delle inevitabili conseguenze dal punto di vista dell’efficacia dello strumento: infatti, può esserne garantita la massima efficacia solo se utilizzato dalla quota più ampia possibile della popolazione, in uno sforzo collettivo di contrasto del virus.
Al contrario, il minore utilizzo dell’app determina lo scarso impatto in tema di contenimento del contagio e di tutela della salute pubblica e, conseguentemente, il mancato raggiungimento dello scopo cui mira l’utilizzo della sopra descritta tecnologia che risulterebbe, pertanto, sproporzionata e non giustificherebbe l’utilizzo e la raccolta di dati personalissimi.
Rimangono, pertanto, molti aspetti che dovranno essere chiariti e sviscerati nel caso di adozione di un’app anti-covid: ad esempio occorrerà chiarire i ruoli (titolare, responsabile), chi avrà accesso ai dati, il periodo di conservazione degli stessi, oltre che garantire il diritto di accesso, di modifica, di aggiornamento e di oblio agli interessati.

 

LE LIMITAZIONI ALLA TUTELA DEL DATO PERSONALE

Un’ultima riflessione, che prende le mosse dai diritti sopra elencati, concerne la clausola prevista dal Considerando 73 del Regolamento, che stabilisce una espressa riserva in favore del diritto dell’Unione Europea o degli Stai membri “di imporre limitazioni a specifici principi e ai diritti di informazione, accesso, rettifica e cancellazione di dati […], ove ciò sia necessario e proporzionato in una società democratica per la salvaguardia della sicurezza pubblica, ivi comprese la tutela della vita umana, […] incluse la salvaguardia contro e la prevenzione di minacce alla sicurezza pubblica […]”.
La portata di tale norma, di natura eccezionale, non deve però comportare un totale sacrificio della protezione e tutela dei dati personali riconosciuti dal GDPR; ciò anche in forza dei principi che costituiscono il cardine di una società democratica.
Sul punto, il Prof. Pizzetti, nella conferenza del 21 aprile 2020 organizzata da “Club AFGE” ha ribadito che il diritto alla tutela dei dati personali, quale diritto fondamentale, nell’attuale momento storico, può essere bilanciato con altri diritti fondamentali (in deroga al GDPR e alla direttiva E-privacy), purché tale limitazione sia prevista da norme di rango primario e proporzionata rispetto all’emergenza in corso.
In altre parole, si deve trattare di una compressione del diritto alla tutela del dato personale e non di una soppressione.

CONCLUSIONI

In conclusione, tenendo presente che la tecnologia non sarà mai in grado di sostituire le scoperte scientifiche e gli effetti delle stesse sulla pandemia in corso, ciò che appare imprescindibile nello studio dell’utilizzo e dello sviluppo delle nuove tecnologie è il contemperamento tra tutela della salute, sicurezza pubblica e privacy.
Tali diritti fondamentali, devono essere garantiti e tutelati nei confronti dei cittadini, in maniera il più possibile uniforme a livello europeo, anche in una situazione di emergenza come quella attuale.

 

 

elena ferraris Autrice Avv. Elena Ferraris

 

Coronavirus: sì agli incontri genitori-figli in luogo neutro ma da remoto.

Il caso

Il Tribunale di Terni in una recente pronuncia del 30.03.2020, ha disposto che gli incontri in luogo neutro tra genitore non convivente e i figli minori si possano svolgere da remoto con l’assistenza degli operatori sociali.
La vicenda trae origine da un procedimento di separazione personale con cui, con ordinanza presidenziale, il Tribunale aveva disposto l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre, prevedendo delle modalità di visita del padre ai minori in luogo neutro.
A causa dell’emergenza sanitaria, gli incontri non si erano potuti attivare e conseguentemente, il padre aveva presentato istanza al Tribunale, lamentandone l’interruzione.

La sentenza

Nella sentenza in commento, il Tribunale di Terni, ha bilanciato interessi di pari rango costituzionale coinvolti nella fattispecie – da un lato, quello alla tutela della bigenitorialità (fondato sull’art. 30 della Cost. e sull’art. 8 Conv. CEDU) e, dall’altro, quello alla tutela della salute (fondato sull’art. 32 della Cost.) – disponendo, inaudita altera parte, l’attivazione di modalità di frequentazione padre-figli che, pur assicurando il costante contatto, non mettano a rischio la salute psico-fisica dei minori.
Nel caso in specie, il Tribunale ha previsto incontri padre-figli con cadenza di almeno tre volte a settimana, con l’ausilio degli operatori sociali «con modalità da remoto», in videochiamata con Skype o WhatsApp o con altre App compatibili con le dotazioni delle parti e degli operatori.

Il Cura Italia

Si segnala sul punto anche il recentissimo intervento del Senato, in sede di conversione del D.L. 18/2020, cd. Cura Italia, che ha approvato un maxiemendamento all’art. 83, inserendo il comma 7-bis che disciplina gli incontri tra genitori e figli in spazio neutro e alla presenza dei servizi sociali.
La disposizione consente, a meno che il giudice non disponga diversamente, che nel periodo compreso tra il 16 aprile e il 31 maggio 2020, tali incontri siano sostituiti con collegamenti da remoto, che permettano la comunicazione audio e video tra il genitore, i figli e l’operatore specializzato.
Spetterà al responsabile del Servizio socioassistenziale individuare le modalità della comunicazione e riferirle al giudice.
Nel caso in cui non sia possibile assicurare il collegamento da remoto, precisa la nuova disposizione, gli incontri saranno sospesi.

Sentenza Tribunale di Terni

 

Autrice Avv. Graziella Lapenta

Impatto del COVID-19 sul mondo dello sport

Il contesto:

L’unicità e la gravità del momento storico che stiamo attraversando sta causando imprevedibili conseguenze in tutti gli ambiti della società contemporanea, compreso il mondo dello sport. In particolare, la rapida successione degli eventi e dei conseguenti decreti non lascia molto tempo per ragionare sulle misure da adottare per arginare la crisi. L’emergenza Coronavirus è un evento imprevedibile e, per ora, fuori dal controllo dei legislatori, che stanno tentando di misurarsi con questa “forza maggiore”.

La crisi di liquidità che deriva dagli eventi degli ultimi mesi è sotto gli occhi di tutti. Molte attività commerciali sono state costrette a chiudere da un giorno all’altro e questo ha generato un effetto a catena da cui nessuna realtà è esclusa. Anche il mondo sportivo ha realizzato che delle misure devono essere necessariamente prese per arginare i danni dell’emergenza COVID-19.

Il comma 2 dell’art.1 del DPCM del 1 aprile recita: “sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Sono sospese altresì le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, all’interno degli impianti sportivi di ogni tipo”, il che implica che il legislatore debba proporre e implementare misure aggiuntive agli strumenti del nostro Codice Civile per la risoluzione dei contratti o per la loro modifica.

Misure del Governo

Nel Decreto definito “Cura Italia” sono presenti alcune misure a sostegno di imprese e lavoratori che includono anche le professioni dello sport, non solo a favore dell’associazionismo sportivo e degli impianti pubblici, ma anche per assistere istruttori, allenatori e collaboratori che lavorano all’interno delle associazioni sportive.

Tra queste misure la cassa integrazione in deroga prevista per i lavoratori dipendenti e l’indennità pari a 600 euro per autonomi e collaboratori delle società sportive, delle associazioni non professionistiche e degli enti di promozione sportiva.

Inoltre, come previsto, sono sospesi i versamenti delle ritenute, i contributi previdenziali e i premi assicurativi fino al 31 maggio 2020 e i versamenti relativi ai periodi precedenti sono esenti da sanzioni e interessi e possono essere soggetti a rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili a decorrere dal mese di giugno 2020.

La terza misura straordinaria inclusa nel decreto riguarda i canoni di locazione e concessori degli impianti sportivi dello Stato o degli enti territoriali, che sono sospesi fino al 31 maggio 2020 sia per le società sportive professionistiche, sia per quelle dilettantistiche.

Calcio

Il mondo del calcio oscilla tra le due possibili vie da intraprendere a questo punto dell’anno. La stagione 2019/20 potrebbe infatti slittare di qualche mese oppure essere sospesa definitivamente.

La situazione non si prospetta rosea in nessuno dei casi, poiché se tutto dovesse slittare ai prossimi mesi, quindi oltre il 30 giugno, sorgerebbe il problema delle scadenze di quasi tutti i contratti che sono stipulati secondo le date convenzionali della stagione. Non si parlerebbe solo di quelli dei calciatori, ma anche degli allenatori, dei collaboratori, dei dirigenti, degli analisti sportivi con contratto di durata annuale e quindi con scadenza al 30 giugno. Il vero corto circuito avverrebbe però per un’altra ragione: ovvero che anche molti dei contratti non strettamente sportivi, quindi quelli di sponsorizzazione, di partnership e alcuni dei contratti con i fornitori hanno la medesima scadenza. Questo significa che nell’evenienza di uno slittamento deciso dalla FIGC, solo i contratti sotto la giurisdizione sportiva avrebbero motivo di essere prolungati, mentre quelli relativi ad altri rapporti, ad esempio i contratti di sponsorizzazione, così come quelli regolati dalle leggi dello Stato, non sarebbero inclusi nella decisione, creando una discrepanza significativa tra i due aspetti.

Lo stesso discorso di giurisdizione vale per i contratti che regolano i “prestiti” di giocatori, poiché gli accordi tra la società prestante e la nuova società hanno valore giuslavoristico e civilistico, quindi la Federazione non potrebbe intervenire su questo tipo di contrattualistica senza una struttura standard proposta dal legislatore e senza una normativa per lo meno europea, nel caso i prestiti siano effettuati tra società di stati diversi.

Anche se la stagione 2019/20 venisse sospesa definitivamente, i prestiti risulterebbero un problema, poiché alcuni di quelli con obbligo di riscatto in caso di raggiungimento di determinati obiettivi sportivi potrebbero non diventare acquisti a titolo definitivo a fine stagione non perché le performance degli atleti non siano state soddisfacenti ma per la chiusura improvvisa e anticipata della stagione.

Intanto le società, sia in Italia sia all’estero, si stanno attrezzando per ridurre i costi e arginare la crisi economica. Uno degli strumenti usati è la riduzione della retribuzione dei calciatori e dei manager, che però presenterebbe dei limiti se si volesse allargare la misura ad altre categorie di dipendenti con un guadagno molto minore rispetto, ad esempio, a quello di Cristiano Ronaldo. Il Barcellona nel frattempo ha scelto di mettere tutti i tesserati del club polisportivo in una sorta di cassa integrazione, che dovrebbe riguardare solo il 5% dello stipendio base.

Lodevole l’atteggiamento di alcuni calciatori che, comprendendo la drammaticità -anche economica- del momento, hanno deciso di ridurre o rinunciare volontariamente a parte (anche considerevole) del proprio guadagno per destinarlo all’integrale pagamento dei salari dei dipendenti delle società.

In questo clima di incertezza, sono molti gli stadi nel mondo che hanno iniziato la momentanea riconversione in ospedali da campo o in centri di distribuzione: il Principality Stadium di Cardiff, gli stadi del Watford, del Liverpool, del Manchester City, del Chelsea e del Tottenham in Inghilterra, il Bernabeu in Spagna, il Maracanà di Rio e presto anche uno stadio argentino potrebbe mettersi al servizio della lotta al Coronavirus.

A non essersi fermate, in questo settore, sono le attività di contorno: corrono veloci, dunque, le proposte e le offerte relative al calciomercato, sulle quali si può già ampiamente discutere. Evidentemente, le scelte delle squadre in questo periodo, potranno incidere anche sulle volontà dei calciatori relative ai rinnovi contrattuali.

Tennis

Anche i famosi Flushing Meadows, dove si gioca l’Us Open di tennis, stanno attrezzando alcune strutture per ospitare ospedali temporanei. Ad oggi sono stati annullati tornei in Italia, negli States, in Francia, in Inghilterra, in Slovacchia, in Germania fino a quelli previsti a fine giugno. I suddetti tornei si giocheranno tutti nel corso del 2021 per proteggere la salute di tennisti, spettatori, tecnici e giornalisti.

Basket

Se per tutte le categorie minori i campionati si sono fermati definitivamente come conseguenza dei decreti ministeriali emanati per l’emergenza Covid-19, ha fatto attendere la decisione relativa alla serie maggiore.

E’, infatti, solo del 7 aprile il Comunicato del Presidente Federazione Italiana Pallacanestro, Giovanni Petrucci secondo cui “considerata la determinazione della LBA di demandare ogni e qualsivoglia decisione in merito alla chiusura anticipata della stagione 2019/2020 e sentito per le vie brevi il Consiglio Federale, dichiara concluso il Campionato di Serie A. Tale decisione è stata presa a seguito della perdurante emergenza epidemiologica da COVID-19 su tutto il territorio nazionale. La FIP è determinata a tutelare la salute di atleti, tecnici, arbitri, dirigenti, di tutti coloro che partecipano all’organizzazione delle gare dei campionati e delle loro famiglie.”

Immediatamente successivo è stato lo stop anche del campionato della serie A2.

Nonostante tali notizie, tuttavia, la Federazione non ha ancora comunicato come verranno determinate le promozioni e le retrocessioni. Senza alcun dubbio, a nessuna delle squadre della seria maggiore verrà assegnato lo scudetto relativo alla stagione ormai conclusa.

Il termine anticipato del campionato maggiore, tuttavia, potrebbe comportare per alcune società attualmente in serie A ma con meno possibilità, la necessità di richiedere l’auto retrocessione in A2 a causa dei problemi economici causati dalla crisi sanitaria e dalla interruzione della stagione. Nel basket l’auto retrocessione non è un fenomeno poco comune, perché non tutte le squadre possono sostenere gli stessi standard economici, però sarebbe insolito che si dovesse ricorrere a questo strumento ad un livello alto come quello della serie A.

All’estero, nel frattempo, Adam Silver ha imposto ai top manager dell’NBA un taglio del salario pari al 20% (compreso il suo) per poter continuare a pagare i dipendenti durante la crisi del Coronavirus.

Automobilismo

Per quanto riguarda la Formula 1, la pandemia ha causato l’annullamento dei primi otto Gran Premi del 2020 e i prossimi potrebbero subire lo stesso trattamento. A questo punto, i team iniziano a prendere dei provvedimenti e il primo ad adeguarsi alle conseguenze economiche causate dal Coronavirus è McLaren, che si è mosso decurtando gli ingaggi dei pochi dipendenti che resteranno in servizio e mettendo in cassa integrazione o in congedo forzato gran parte dei lavoratori.

Olimpiadi di Tokyo

Lo scorso 24 marzo, il Presidente del CIO e il Primo Ministro del Giappone hanno analizzato la situazione e dichiarato che i giochi olimpici 2020 saranno riprogrammati entro l’estate 2021, per proteggere gli atleti, i partecipanti e la comunità internazionale.  Non è la prima volta che Tokyo si vede costretta a rinunciare, sebbene temporaneamente, alle Olimpiadi: i giochi previsti nel 1940 furono infatti annullati a causa della seconda guerra Sino-Giapponese.

Precedentemente all’annuncio, Thierry Sprunger aveva rilasciato delle dichiarazioni relative alle conseguenze di un annullamento dell’appuntamento giapponese: far saltare i giochi, aveva predetto, avrebbe causato un danno da circa tre miliardi di dollari, poiché avrebbe influenzato i contratti degli atleti, i contratti di sponsorizzazione, i contratti TV e l’organizzazione del Comitato Olimpico Internazionale. Aveva inoltre spiegato che sono poche le federazioni internazionali indipendenti economicamente: il calcio, il tennis, il basket, la pallavolo e poche altre, mentre il resto fa più affidamento sui proventi dei giochi olimpici. L’altro aspetto economico importante è il finanziamento da parte del CIO dello sport nei paesi in difficoltà, che non sarà possibile erogare senza i contributi ottenuti dallo svolgimento dei Giochi. Esiste un’assicurazione sull’annullamento delle Olimpiadi, ma non coprirebbe la riprogrammazione, e sarebbe utile solo in caso la prossima edizione si tenesse come da calendario tra quattro anni. Ecco perché, in caso di rinvio, è necessario procedere all’organizzazione dei giochi nel minor tempo possibile, entro il 2021. La fiamma olimpica continuerà a bruciare a Tokyo, simbolo della luce al fondo del tunnel, della speranza di ricominciare presto a vivere e di debellare il virus. Le olimpiadi 2021 manterranno il nome di “Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020”.

 

Autrice Avv. Valentina Dicorato

 

Autrice Carolina Tardito Baudin

Quali sono le prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

Emergenza COVID-19: quali prospettive per le piccole e medie imprese in crisi?

 

Lo stato di crisi sanitaria da cui siamo stati travolti porta con sé, inevitabilmente, una serie di conseguenze nefaste anche sul piano economico, soprattutto per quello che concerne le piccole e medie imprese.
E’ infatti evidente che il blocco di numerosissime attività produttive, sancito dal Presidente del Consiglio dei Ministri con il DPCM del 22 marzo 2020, sta determinando una crisi di liquidità per le imprese nonché un crollo della domanda in moltissimi settori.
Occorre domandarsi cosa accadrà quando le medesime attività riapriranno i battenti e, pertanto, saranno chiamate a fare i conti con il proprio nuovo posizionamento sul mercato, la probabile necessità di rivedere l’organizzazione interna e l’esigenza di far fronte ad una serie di impegni economici, assunti in tempi e con prospettive molto diverse.
Il panorama che si preannuncia potrebbe essere quello di un considerevole numero di imprese insolventi e decotte, le quali, in base alla normativa vigente, sarebbero tenute ad avviare procedure di liquidazione e/o di ristrutturazione nell’interesse dei creditori e degli stakeholders o, nelle situazioni più gravi, a presentare istanza di fallimento.
Tali strumenti tradizionali, sebbene siano senz’altro utili in condizioni ordinarie di mercato, potrebbero risultare tuttavia inefficaci in una situazione di crisi ed insolvenza di portata globale come quella che stiamo vivendo oggi.

 

Alcune proposte concrete: sospendere le procedure concorsuali e “ibernare” le PMI

 

Sul punto, infatti, un recente studio della Conference of European Resctructuring and Insolvency Law (CERIL) suggerisce, tra le misure da attivare per evitare che l’improvvisa crisi di liquidità generalizzata si tramuti in una catena incontrollata di procedure concorsuali, la sospensione dei doveri legislativi di accesso a procedure di insolvenza nonchè l’adozione di norme che consentano di “ibernare” le piccole e medie imprese che presentano insufficienti flussi di cassa come conseguenza delle misure anti Covid-19, ad esempio mediante un rinvio delle scadenze contrattuali relative ai pagamenti ed una moratoria delle azioni esecutive dei creditori insoddisfatti.

 

Le misure già adottate in Italia

 

Allo stato attuale, il legislatore italiano ha adottato alcune misure in linea con lo studio del CERIL, come la sospensione dei procedimenti civili e penali, comprese le procedure esecutive (attualmente sospesi fino al 15 aprile 2020 per effetto del DL 18/2020), facendo salva la possibilità di chiedere la dichiarazione di urgenza nei casi in cui la ritardata trattazione “può produrre grave pregiudizio alle parti e quindi ai creditori” (art. 83 co. 3 lett. a).
Inoltre, con il DL 2 marzo 2020 n. 9 (art. 11), ha rinviato di 6 mesi (con conseguente entrata in vigore, quindi, al 15 febbraio 2021) gli obblighi di segnalazione della crisi d’impresa, previsti dal Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza D.Lgs. 14/2019, a carico degli organi di controllo e dei revisori legali nonché dei creditori pubblici qualificati.
Tali misure, sebbene opportune e rispondenti ad esigenze concrete ed attuali, paiono, tuttavia, ancora parziali e non sufficienti a far fronte alla situazione nella sua complessità.

 

Altri possibili fronti su cui intervenire

 

E’ auspicabile, quindi, l’adozione di provvedimenti dotati di maggiore impatto, come appunto quelli suggeriti dal CERIL e, peraltro, già assunti da parte di alcuni Stati (ad esempio Spagna, Germania e Svizzera); altre possibili misure, per quanto riguarda il nostro Paese, potrebbero essere la sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione delle società, il rinvio tout court dell’entrata in vigore del Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza e la previsione di contributi a fondo perduto in luogo dei finanziamenti agevolati già stanziati dal DL 18/2020, che, per quanto utili nel breve periodo, potrebbero rivelarsi dannosi nella misura in cui l’indebitamento delle PMI dovesse subire un incremento insostenibile.
Solo con l’adozione in tempi rapidi di una normativa di settore completa ed esaustiva sarà possibile aiutare concretamente le imprese italiane a superare indenni la crisi e riavviare le rispettive attività non appena l’emergenza sanitaria sarà superata.

 

 

Autrice Avv. Luna Ambrosino

 

 

elena ferraris Autrice Avv. Elena Ferraris

 

 

CORONAVIRUS, LE AZIENDE RICONVERTONO LE PRODUZIONI

FOCUS: PRODUZIONE DI DISPOSITIVI MEDICI

Il decreto Cura Italia, DL n.18 del 17 marzo 2020 – “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e impresse connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 17 marzo e soprannominato “Cura Italia” è ora in vigore.

GLI INCENTIVI

Uno degli aspetti rilevanti del decreto consiste in finanziamenti agevolati o contributi a fondo perduto destinati alle imprese produttrici di dispositivi medici e di protezione individuale. La domanda di ventilatori e respiratori per la terapia intensiva e di mascherine come le FFP2 e le FFP3, infatti, è in costante aumento e proprio per questa ragione il governo ha stanziato un fondo da 50 milioni di Euro per l’ampliamento o per la riconversione della produzione di tali dispositivi e la domanda per ottenere il finanziamento è compilabile tramite una procedura semplificata online sul sito di Invitalia. Gli aiuti di Stato sono stati autorizzati in meno di 48 ore dalla Commissione europea, in modo da consentirne un veloce utilizzo, nell’ottica di rafforzare le filiere produttive del paese e di contrastare l’emergenza Coronavirus.

DATI

L’obiettivo è il finanziamento di progetti che vanno da 200.000 a 2 milioni di Euro ed è stato impiegato un sistema di premiazione della velocità. Dal momento che i dispositivi servono urgentemente, i mutui a tasso zero destinati alla copertura del 75% del budget di spesa possono diventare a fondo perduto a seconda delle tempistiche di completamento dell’investimento.

Durante la prima giornata del procedimento online, lo scorso 26 marzo, le domande presentate sono state più di 90, mentre quelle in compilazione ma non ancora completate erano circa 350.

Finora il totale delle domande presentate è di 340, mentre quelle in compilazione sono 847. La maggioranza delle richieste arriva dal Sud e dalle Isole, circa il 50 per cento, ma il dato più interessante è quello che riguarda la tipologia delle domande: infatti solo il 23% è mirato all’ampliamento della produzione, mentre il restante 77% è destinato ad opere di riconversione dell’azienda al fine di diventare produttrice di dispositivi medici. (Dati aggionati al 31/03/2020 fonte Invitalia )

L’IMPEGNO DELLE AZIENDE

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono molte le aziende, dalle più grandi alle minori, che si sono impegnate nel sostegno allo Stato e alla popolazione nella lotta al Coronavirus, nei modi più svariati. Numerose sono state le donazioni alla sanità pubblica e alla Protezione Civile, e molti si sono adoperati per riconvertire la propria azienda in modo da fornire dispositivi medici o per crearne con stampanti in 3D.

GRANDI AZIENDE

La Siare Engineering, già azienda produttrice di ventilatori polmonari per la terapia intensiva, ha preso la decisione di annullare tutte le commesse destinate ai mercati esteri (il 90% del fatturato) per poter concentrare tutti gli sforzi sulla produzione di macchinari per l’emergenza italiana. Per aumentare la produzione dei dispositivi, l’azienda ha allungato i turni di lavoro ed è ricorsa all’aiuto di tecnici dell’esercito.

I colossi del settore automobilistico, Fca e Ferrari, insieme a Magneti Marelli metteranno i loro impianti emiliani e i loro dipendenti a disposizione della Siare per la produzione della componentistica e l’assemblaggio di nuovi respiratori polmonari necessari per i pazienti nelle terapie intensive, strategia intrapresa nei giorni scorsi anche da General Motors e Ford e ventilata anche da Tesla, che intende riaprire la sua Gigafactory di New York per produrre ventilatori polmonari appena sarà possibile.

Inoltre, molte aziende del settore tessile si sono dedicate alla produzione di mascherine. In Lombardia la Di-Bi, produttrice di abbigliamento sportivo, ha convertito completamente la produzione, per concentrarsi sulla creazione di una protezione in grado di bloccare le particelle di saliva e proteggere dal virus.

I big della moda non si sono risparmiati, con Gucci, Prada, Valentino, Ferragamo e molti altri in Toscana che hanno avviato la produzione e donazione di mascherine e camici per il personale sanitario, e il Gruppo Armani che oltre ai 2 milioni di donazioni alle strutture ospedaliere italiane e alla Protezione Civile, ha annunciato proprio il 26 marzo la conversione di tutti i suoi stabilimenti produttivi italiani nella produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il COVID-19.

ALTRI ESEMPI DI SOLIDARIETA

Altre aziende, come il Fablab di Milano, hanno impiegato la loro strumentazione per la stampa in 3D per produrre componenti come il raccordo ipsilon per usare due caschi CPAP con singolo venturimetro o le Valvole di Venturi e un caso particolare è rappresentato dall’azienda Isinnova, che oltre a produrre componenti in 3D per le aziende ospedaliere, ha assistito il Dott. Favero nel brevetto di una maschera respiratoria d’emergenza riadattando una maschera da snorkeling già in commercio, nel tentativo di compensare la mancanza di maschere C-PAP ospedaliere per terapia sub-intensiva, che sta emergendo come concreata problematica legata alla diffusione del Covid-19. Le istruzioni per la produzione di tale maschera a partire da un modello di maschera per snorkeling di Decathlon è sul sito di Isinnova.

 

CERTIFICAZIONI

L’introduzione di mascherine e altri dispositivi medici prodotti da aziende non preposte però ha sollevato il problema della certificazione di conformità. Il decreto Cura Italia prevede che siano i laboratori del Tecnopolo biomedicale di Mirandola e quelli dell’ateneo di Bologna a testare le nuove mascherine facciali.

I laboratori ricevono richieste da parte di neoproduttori italiani ma anche di distributori italiani di dispositivi provenienti dall’estero e svolgono prove meccaniche e batteriologiche per determinare la conformità dei dispositivi destinati al personale medico sanitario, che devono rispettare le norme EN 14683 (performance e sicurezza) e UNI 10993 (biocompatibilità), ma anche dei dispositivi di protezione individuale di uso comune, come le FFP1, FFP2 e FFP3, che devono essere conformi alla norma EN 149.

Come previsto, i due enti sono stati sommersi dalle richieste negli ultimi giorni, soprattutto di chiarimento, ma si stanno adoperando per fornire il miglior servizio possibile, considerando che serve un minimo di otto giorni per il test di ogni prodotto.

CONCLUSIONI

Il numero di aziende italiane determinate a lavorare a fianco dello Stato per debellare l’emergenza COVID-19 cresce a vista d’occhio, tramite le attività descritte sopra, ma anche tramite donazioni economiche e di servizi preziosi. Per un’ulteriore elenco di aziende impegnate in svariati modi nella solidarietà contro il Coronavirus, clicca qui SOLIDARIETA’ CONTRO IL CORONAVIRUS

 

 

 

Carolina Tardito, autriceAutrice Carolina Tardito Baudin

Le nuove sanzioni del Decreto Legge 25 marzo 2020 n. 19: fino ad ora abbiamo scherzato?

In data 25.3.2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore il successivo 26 marzo, il Decreto Legge n. 19, finalizzato a mettere un po’ d’ordine nella mole di provvedimenti emergenziali emanati nelle ultime settimane ed altresì nei rapporti Stato – Enti Locali per la gestione dell’emergenza Covid-19.

Per quanto concerne gli aspetti punitivi, il provvedimento di cui sopra opera una depenalizzazione di fatto della condotta posta in essere da chi non ottempera ad una qualsiasi delle varie misure emergenziali adottate (a titolo esemplificativo le limitazioni alla circolazione delle persone e le chiusure delle attività commerciali e/o produttive), sostituendo alle sanzioni penali previste dall’art. 650 – Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità C.P. quella amministrativa del pagamento di una somma da € 400,00 ad € 3.000,00 (aumentabile fino ad un terzo in caso di violazione commessa mediante l’utilizzo di un veicolo o raddoppiata in caso di violazioni reiterate).

L’art. 650 C.P. non viene pertanto depenalizzato, ma formalmente disapplicato in tutti i casi in cui l’inosservanza ha ad oggetto provvedimenti emanati in funzione della nota emergenza sanitaria.

Non solo. Per mezzo di una norma intertemporale, la nuova sanzione amministrativa viene applicata “anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in  vigore  del  presente decreto”, con un robusto sconto della metà.

La maggior parte dei procedimenti penali sorti a seguito delle contestazioni effettuate fino al 25 marzo incluso non avranno pertanto seguito, scaturendo in una trasmissione degli atti da parte delle Procure della Repubblica alle Autorità alle quali viene attribuito il potere sanzionatorio (nella maggior parte dei casi le Prefetture).

A tal fine pare opportuno sottolineare come beneficino degli effetti della depenalizzazione contenuta nel Decreto Legge coloro i quali abbiano autocertificato (o autocertifichino in futuro) ragioni di spostamento veritiere, ma non giustificate ai sensi dei provvedimenti in vigore all’epoca del controllo, e non coloro i quali abbiano reso (o rendano) dichiarazioni mendaci ad un Pubblico Ufficiale, autocertificando pertanto false ragioni (fattispecie ancora punibile ai sensi dell’art. 495 C.P.).

Continua a costituire reato, ovviamente, anche la condotta di chi, risultato positivo al virus SARS-CoV-2 e dunque sottoposto alla misura della quarantena, si allontani dalla propria abitazione.

 

CONCLUSIONI

 

E’ evidente come, con l’atto normativo in esame, si sia voluto sostituire l’effetto deterrente di un procedimento penale con quello (in Italia forse maggiormente incisivo) connesso all’irrogazione di una sanzione pecuniaria o di quella accessoria della chiusura della propria attività (prevista per un periodo da 5 a 30 giorni in caso di violazione delle misure concernenti la chiusura delle attività stesse), sgravando in questo modo le Procure italiane da decine di migliaia di potenziali nuovi procedimenti.

E’ però evidente anche il fatto che l’effetto deterrente di cui sopra – fondamentale in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo – sia maggiormente efficace nei confronti dei soggetti meno abbienti, soprattutto nel momento in cui si permette il pagamento in misura ridotta previsto dall’art. 202 del Codice della Strada, secondo cui “il trasgressore è ammesso a pagare, entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, una somma pari al minimo fissato dalle singole norme. Tale somma è ridotta del 30 per cento se il pagamento è effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione”.

In sede di conversione del Decreto Legge, che dovrà avvenire entro 60 giorni, si potrà forse contemperare meglio l’esigenza di “fare cassa” con quella di inibire il più possibile comportamenti che mettano a rischio la salute pubblica, cercando nel contempo di non sanzionare in maniera proporzionalmente più gravosa quei soggetti che hanno meno possibilità di ammortizzare gli effetti negativi delle misure emergenziali adottate.

 

 

  Autore Avv. Federico Caporale

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