Cos’è lo scudo fiscale?

Che cosa si intende con la terminologia “scudo fiscale”?

Definizione:

Lo scudo fiscale è un tipo specifico di regolarizzazione di alcuni illeciti, che riguarda l’ambito tributario e fiscale ed ha effetti anche in ambito penale. Si può ritenere simile ad un condono, perché ha effetti inibitori sia per quanto concerne le azioni di accertamento tributario, sia per quelle penali relative ai suddetti illeciti. I comportamenti irregolari o illeciti oggetto dello scudo fiscale sono quelli effettuati dal contribuente riguardo la produzione e detenzione di capitali all’estero derivanti da redditi non denunciati.

Funzionamento e normativa:

Lo scopo principale dello scudo fiscale è il rientro di parte del deficit creato proprio dalle violazioni di cui sopra, e il recupero quindi delle risorse per un risanamento del bilancio pubblico. La “versione” di scudo fiscale più dibattuta e ritenuta più controversa è stata quella del 2009 –  si fa riferimento al D.L. 194/2009, cosiddetto “Mille Proroghe” , con il quale l’allora governo Berlusconi  IV ha rimesso in discussione i termini e le modalità dell’uso di questo strumento.

I beneficiari del provvedimento, che prevedeva la sanatoria delle violazioni tramite il rimpatrio (fisico o solo giuridico) delle attività finanziarie o patrimoniali all’estero, oppure tramite la regolarizzazione (semplice emersione, senza prevedere un rimpatrio delle stesse) delle attività detenute in paesi membri dell’Unione Europea,  sono stati i contribuenti con residenza fiscale in Italia, incluse persone fisiche, enti non commerciali (compresi i trust), società semplici e associazioni equiparate.

Misura dell’imposta

Chi ha usufruito dello scudo fiscale del 2009 ha avuto la possibilità di regolarizzare questi capitali pagando il 5% dell’ammontare del valore delle attività, a titolo di imposte, interessi e sanzioni e senza intaccare il rendimento dei capitali all’estero nel periodo in cui sono state evase le imposte dovute in italia. Il 5% corrisponde al minimo della sanzione prevista in caso di scoperta della violazione delle norme sul monitoraggio dei capitali, ed inoltre il pagamento dell’imposta permetteva l’annullamento delle violazioni di natura tributaria e le relative sanzioni amministrative.

Non punibilità reati tributari

Infatti, il rimpatrio o la regolarizzazione non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria civile, amministrativa ovvero tributaria, in via autonoma o addizionale (Sentenza n. 33833/2018 della Corte di Cassazione). Tra i reati tributari non punibili rientrano ad esempio l’omessa e infedele dichiarazione dei redditi, la dichiarazione fraudolenta, il falso in scrittura contabile, il falso in bilancio, l’occultamento o distruzione di documenti.

L’esclusione della punibilità riguardava anche le società controllate estere in cui spesso confluiscono i capitali sommersi, con la condizione che non esistesse un procedimento penale già avviato alla data di presentazione della dichiarazione riservata.

Anonimato emersioni

Ciò che ha distinto maggiormente lo scudo fiscale italiano da quelli esteri è l’aspetto di riservatezza che protegge l’anonimato delle dichiarazioni di emersione. La formula di Gran Bretagna e Stati Uniti ha sempre previsto la dichiarazione dell’identità dell’evasore, così come quella dell’ammontare della propria evasione e il pagamento di tutte le tasse arretrate e degli interessi, per poter usufruire di uno sconto nelle sanzioni e della decadenza delle conseguenze penali, mentre nel caso italiano il contribuente (o evasore) è tutelato da un certo grado di segretezza, come evidenziato dalla Sentenza sopracitata.  Inoltre se il denaro rimpatriato viene investito  nell’acquisto di capitali azionari, mantiene il regime di segretezza, mentre se viene utilizzato in attività imprenditoriale perde il diritto all’anonimato.

“Edizioni” successive:

La legge n 186/2014 ha introdotto la cosiddetta “voluntary disclosure” o collaborazione volontaria, che consente una denuncia spontanea degli investimenti e dei proventi di  altre attività finanziarie prodotti o detenuti all’estero e non dichiarati. La regolarizzazione consisteva nel pagamento di tutte le imposte dovute, sommate ad una minore sanzione e all’annullamento dei reati tributari.

Il D.L. 1487/2017 ha infine previsto un’ulteriore sanatoria, detta “mini-voluntary disclosure” volta alla regolarizzazione delle attività finanziarie di lavoratori frontalieri ed ex residenti all’estero iscritti all’AIRE.

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