IL MOBBING E’ REATO?

Oltre alla tutela in ambito civile, al verificarsi di determinate circostanze è possibile prevedere una tutela del lavoratore anche in sede penale in caso di soprusi e vessazioni patiti sul posto di lavoro.
Per anni la Giurisprudenza ha ricondotto tali comportamenti nell’alveo delle condotte punite ai sensi dell’art. 572 c.p., adattando la fattispecie dei maltrattamenti in famiglia, ricorrendo ad un concetto allargato di famiglia.

 

Quando si parla di para-familiarità?

E’ stato, in proposito, creato il concetto di “para-familiarità”, che si verifica in caso di sottoposizione di una persona all’autorità di un’altra in un contesto di prossimità permanente, di abitudini di vita (anche lavorativa) e di affidamento, fiducia e aspettative del sottoposto rispetto all’azione di chi ha ed esercita su di lui la posizione di supremazia (Cass. Pen., sez. VI, 28.09.2016, n. 51591). In sostanza, si ravviseranno gli estremi penalmente rilevanti del “mobbing” in tutti i casi di rapporto stretto e, per l’appunto, para-familiare connotato da una soggezione e subordinazione di un soggetto rispetto all’altro, come nel caso di un dipendente nei confronti di un datore di lavoro che gestisca l’azienda con atteggiamento “padronale” (Cass. Pen., sez. VI, 07.06.2018, n. 39920).

 

Oltre i maltrattamenti, nuove forme di tutela

Occorrerà poi distinguere le ipotesi di “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina” (art. 571 c.p.), tipiche di quei casi in cui un superiore gerarchico superi i limiti fisiologici connessi a tale potere (ad esempio ricorrendo ad epiteti offensivi, etc..) dalle ipotesi di mobbing ex art. 572 c.p. che ricorreranno in caso di comportamenti del tutto avulsi dal potere di correzione e di disciplina funzionale ad assicurare l’efficacia e la qualità lavorativa.

 

Quando lo stalking si verifica sul posto di lavoro

Ancora, recentemente si è posto il problema di come sanzionare le condotte che esulano dall’ipotesi della para-familiarità, come in caso di assenza di una subordinazione (ad es. condotte verificatesi tra colleghi di pari grado o addirittura da parte di un sottoposto in danno di un superiore gerarchico). Recentemente è stata riconosciuta la sussistenza del reato di atti persecutori (il noto “stalking”), ovviamente a condizione che le condotte persecutorie presentino anche tutte le altre caratteristiche del reato quali l’insorgenza di un grave e perdurante stato di ansia o il cambio di abitudini della persona offesa o il timore per la propria o altrui incolumità (Cass. Pen., sez. V, 14.09.2020, dep. 09.11.2020, n. 31273).

Variegato è quindi il panorama anche in ambito penale per la tutela del lavoratore sul posto di lavoro.

 

Chiara Luciani  Autrice Avv. Chiara Luciani

Sblocca Italia – parte prima: cosa si potrà fare dal 4 maggio.

In data di ieri 26 aprile è stato pubblicato il nuovo DPCM in vista della progressiva ed iniziale apertura del 4 maggio, data che era stata da ultimo prevista per la fine del lockdown.

Vediamo, quindi, quale sarà il panorama che ci attende dal 4 maggio, tenendo già a mente che, come specifica il DPCM, le misure ora varate restano in vigore fino al 17 maggio e che quindi per tutto quanto non disciplinato si dovrà attendere un nuovo provvedimento (con riferimento quindi alle limitazioni ancora in vigore ed alle riaperture al momento differite).

L’idea che traspare è quella di un “periodo cuscinetto” per sondare gli effetti delle prime riaperture confidando al contempo di essere nelle condizioni di riuscire a contenere eventuali picchi di contagio che purtroppo rappresentano ancora un pericolo concreto.

Andiamo quindi a vedere cosa prevedono i singoli articoli del DPCM.

 

Art. 1 – Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.

La norma affronta la questione più spinosa delle attività consentite e di quelle ancora vietate, che così si può riassumere:

A)- SI agli SPOSTAMENTI PER COMPROVATE ESIGENZE DI LAVORO, NECESSITÀ, MOTIVI DI SALUTE. La novità è che tra le necessità sono state previste le VISITE AI CONGIUNTI pur con divieto di assembramento, rispetto del distanziamento interpersonale e utilizzo di protezioni per le vie respiratorie. Questa novità è comunque solo consentita all’interno dei confini regionali, perché resta fermo il divieto di spostamenti tra regioni se non per lavoro, assoluta urgenza o motivi di salute (e quindi non per le visite ai congiunti al di fuori della Regione). È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;

B)- OBBLIGO PERMANENZA IN CASA per chi ha sintomi da infezione respiratoria e temperatura superiore a 37,5 °C, con obbligo di notiziare il medico curante;

C)- OBBLIGO ASSOLUTO DI PERMANENZA IN CASA per soggetti sottoposti a quarantena o risultati positivi al virus;

D)- DIVIETO DI ASSEMBRAMENTO IN LUOGHI PUBBLICI E PRIVATI, con facoltà per i Sindaci di chiudere specifiche aree ove non sia possibile assicurare il rispetto di tale divieto;

E)- PARCHI, VILLE E GIARDINI PUBBLICI: accesso consentito ma sempre rispettando il divieto di assembramento e la distanza interpersonale di un metro. Chiusura delle aree gioco per i bambini;

F)- NO ATTIVITA’ LUDICA O RICREATIVA ALL’APERTO. ATTIVITA’ SPORTIVA o MOTORIA: se INDIVIDUALE (o con accompagnatore per minori e persone non autosufficienti) è consentita nel rispetto della distanza interpersonale di due metri per l’attività sportiva e un metro per l’attività motoria. Si attendono direttive di CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e altre federazioni sportive per individuare le discipline riconosciute di interesse nazionale con riferimento alle quali le sessioni di allenamento di atleti potranno essere consentite comunque solo a livello individuale e in spazi chiusi;

G)- NO EVENTI e COMPETIZIONI SPORTIVE in luoghi pubblici o privati.

H)- CHIUSURA IMPIANTI SCIISTICI;

I)- NO MANIFESTAZIONI ORGANIZZATE, EVENTI e SPETTACOLI CON PRESENZA DEL PUBBLICO (compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico) SIA IN LUOGO PUBBLICO SIA IN LUOGO PRIVATO. È fatto espresso divieto anche di organizzare feste pubbliche o private nelle abitazioni private. Ne discende la sospensione di attività per cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse, sale bingo. Per i LUOGHI DI CULTO l’apertura sarà comunque condizionata al rispetto del divieto di assembramento e del mantenimento del distanziamento interpersonale di almeno un metro. Cerimonie civili e religiose sospese, unica eccezione le CERIMONIE FUNEBRI (da celebrarsi preferibilmente all’aperto e con numero massimo 15 presenti, obbligo di mascherina e rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro);

J)- CHIUSI MUSEI, ISTITUTI e LUOGHI DI CULTURA;

K)- SCUOLE: RESTANO CHIUSE per ogni ordine e grado (compresa Università, Università per anziani, conservatori, master, corsi professionali, etc..) ferma la prosecuzione dell’ATTIVITA’ DIDATTICA DA REMOTO. Eccezioni sono previste per i corsi di formazione in ambito medico e sanitario;

L)- NO VIAGGI DI ISTRUZIONE, INIZIATIVE DI SCAMBIO o GEMELLAGGIO, VISITE GUIDATE e USCITE DIDATTICHE programmate dalle Istituzioni scolastiche;

M)- Onere dei dirigenti scolastici di attivare modalità di didattica a distanza anche con attenzione a studenti con disabilità;

N)- Lezioni a distanza anche per Università e Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, con possibilità, ove necessario, di utilizzo di laboratori e biblioteche nel rispetto delle disposizioni anti-contagio ed evitando ogni forma di aggregazione. Verifiche ed esami possono essere svolti da remoto;

O)- Per quanto concerne gli enti di cui alla lettera precedente, è garantito il recupero delle attività laddove non sia possibile lo svolgimento da remoto, tenuto anche conto degli studenti con disabilità;

P)- Possibilità per le amministrazioni di appartenenza di disciplinare le modalità didattiche ed organizzative dei corsi di formazione per il personale delle Forze dell’Ordine, con specifiche previsioni in proposito in ordine alle prove svolte ed al conteggio delle presenze;

Q)- SOSPENSIONE DELLE PROCEDURE CONCORSUALI PRIVATE, ad eccezione di quelle valutate unicamente per titoli o con modalità a distanza. Per le PROCEDURE CONCORSUALI PUBBLICHE resta ferma la sospensione per 60 giorni prevista dal Decreto Cura Italia, fatta eccezione dei casi in cui la valutazione dei candidati fosse già ultimata o possa avvenire con modalità da remoto;

R)- NO CONGEDI ORDINARI per il PERSONALE SANITARIO E TECNICO, nonché per il personale di attività connesse richieste dalle UNITA’ DI CRISI;

S)- NO CONGRESSI, RIUNIONI, MEETING ed EVENTI SOCIALI PER IL PERSONALE SANITARIO o INCARICATO DI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI O DI PUBBLICA UTILITA’. Ogni attività convegnistica o congressuale è in ogni caso differita a data successiva al termine di efficacia del presente decreto (quindi a data successiva al 17.05.2020);

T)- MODALITA’ DI COLLEGAMENTO DA REMOTO per le RIUNIONI;

U)- Restano CHIUSI PALESTRE, CENTRI SPORTIVI, PISCINE, CENTRI NATATORI, CENTRI BENESSERE, CENTRI TERMALI, CENTRI CULTURALI, CENTRI SOCIALI, CENTRI RICREATIVI;

V)- SOSPESI ESAMI DI ABILITAZIONE ALLA GUIDA;

W)- NO ACCOMPAGNATORI nelle sale d’attesa di DEA e Pronto Soccorso, salvo specifiche indicazioni del personale sanitario in loco;

X)- LIMITAZIONI VISITE agli ospiti di strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e residenziali per anziani;

Y)- CONTROLLI SANITARI PER I NUOVI ACCESSI IN ISTITUTI PENITENZIARI E PENALI PER MINORENNI. Sono disciplinati da remoto anche i colloqui con i detenuti e laddove debba procedersi personalmente in ogni caso la distanza da mantenere non potrà essere inferiore a due metri. Sono raccomandate misure alternative alla detenzione e limitati i permessi premio e la semilibertà per contenere uscita e reingresso negli istituti;

Z)- NO ATTIVITA’ COMMERCIALI AL DETTAGLIO, ad eccezione di generi alimentari e di prima necessità (indicati nell’allegato 1), sia di vicinato sia all’interno di centri commerciali. CHIUSI I MERCATI fatta salva la vendita di generi alimentari. Aperte edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie. Ove è consentita l’apertura, occorre in ogni caso sempre mantenere la distanza interpersonale;

AA)- NO ATTIVITA’ DI RISTORAZIONE (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) tranne mense e catering contrattuale (garantendo la distanza di almeno un metro). SI CONSEGNE A DOMICILIO e DA ASPORTO (quest’ultima con divieto di consumazione nel locale e di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi e ovviamente mantenendo la distanza interpersonale);

BB)- CHIUSI ESERCIZI DI SOMMINISTRAZIONE ALIMENTI E BEVANDE IN STAZIONI FERROVIARIE E LACUSTRI, IN AREE DI SERVIZIO (ad eccezione delle autostrade dove è consentita la vendita di prodotti da asporto da consumarsi all’esterno del locale). Restano APERTI quelli in AEROPORTI e OSPEDALI, sempre nel rispetto delle distanze;

CC)- CHIUSI I SERVIZI ALLA PERSONA (parrucchieri, barbieri, estetisti);

DD)- Nel caso in cui sia consentita l’attività lavorativa, gli esercenti sono tenuti a dilazionare l’ingresso nei locali commerciali e controllare la permanenza per il solo tempo necessario all’acquisto, adottando le misure igienico sanitarie previste;

EE)- Continuano ad operare i SERVIZI BANCARI, FINANZIARI e ASSICURATIVI e le ATTIVITA’ DEL SETTORE AGRICOLO, ZOOTECNICO DI TRASFORMAZIONE AGRO-ALIMENTARE;

FF)- TRASPORTO PUBBLICO LOCALE: la sua disciplina è stata rimessa al Presidente della Regione con indicazione di limitare ai servizi pubblici essenziali e di evitare sovraffollamento e adozione precauzioni per limitare il diffondersi del contagio;

GG)- I datori di lavoro sono invitati a incentivare il LAVORO AGILE;

HH)- Ove non sia possibile, è raccomandata la fruizione di congedi ordinari e ferie, in difetto il ricorso agli ammortizzatori sociali;

II)- Laddove l’attività lavorativa debba essere svolta presso la sede, il datore di lavoro garantisce il rispetto delle norme in materia di prevenzione dal rischio contagio, ivi compresa la sanificazione dei luoghi di lavoro.

 

Art. 2 Misure di contenimento del contagio per lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive industriali e commerciali.

È in ogni caso consigliato il ricorso al lavoro agile per le attività lavorative non sospese, con rigorosa adozione, laddove il lavoro agile non fosse applicabile, di protocolli di sicurezza che, se non rispettati, determinano la sanzione della sospensione dell’attività lavorativa fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Per le attività lavorative sospese è comunque ammesso l’accesso ai locali, previa comunicazione al Prefetto, per attività di vigilanza, conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti e attività di pulizia e sanificazione. Sempre previa comunicazione al Prefetto, è consentita la spedizione di beni giacenti in magazzino nonché la ricezione di beni e forniture.

In ogni caso il controllo sul territorio è demandato alla singola Regione che costantemente monitora la situazione dei contagi e può nel caso adottare misure limitative ulteriori.

 

Art. 3 Misure di informazione e prevenzione sull’intero territorio nazionale.

Sono state in questa norma disciplinate alcune indicazioni di massima volte ad una completa informazione in ordine alle modalità ed al rischio di contagio.

In particolare; è stato previsto l’utilizzo per il personale sanitario di dispositivi di sicurezza ed il ricorso a procedure di sanificazione e disinfezione degli ambienti. Interventi di sanificazione, anche ripetuti a cadenza ravvicinata, sono poi previsti per i mezzi di trasporto pubblico.

È prevista poi la messa a disposizione degli utenti nelle pubbliche amministrazioni e nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario di erogatori di soluzioni disinfettanti per le mani.

Grande importanza è stata data poi alla campagna di informazione, prevedendo che presso scuole, università, uffici pubblici, luoghi aperti al pubblico, luoghi di intenso transito ed esercizi commerciali siano esposte le informative sulle misure igienico sanitarie da adottare.

Il decreto si sofferma poi su alcune precauzioni rimesse al singolo, come la raccomandazione (attenzione, non l’obbligo) rivolta ad anziani, soggetti affetti da malattie croniche o con multimorbilità o con stati di immunodepressione congenita o acquisita di evitare di uscire dalla propria abitazione tranne che per stretta necessità.

Non invece di semplice raccomandazione, ma di vero e proprio obbligo invece si tratta con riferimento all’UTILIZZO DELLE MASCHERINE (più precisamente la norma parla di “protezioni delle vie respiratorie”) che andranno indossate:

  • nei LUOGHI CONFINATI APERTI AL PUBBLICO (inclusi i mezzi di trasporto);
  • in tutte le occasioni in cui non sia possibile mantenere costantemente la distanza interpersonale di un metro.

L’obbligo non vige per i minori al di sotto dei sei anni di età e per soggetti con forme di disabilità tali da renderne l’uso incompatibile.

 

Art. 4 Disposizioni in materia di ingresso in Italia.

Anche l’ingresso sul territorio nazionale non potrà avvenire in maniera indiscriminata, ma sarà soggetto a severi controlli in ordine ai motivi del viaggio, all’indicazione del luogo ove il soggetto dovrà permanere in isolamento fiduciario (per quattordici giorni) ed alla comunicazione del recapito telefonico per eventuali controlli durante la stessa, con obbligo inoltre di comunicazione dell’ingresso in Italia all’ASL competente per i controlli durante l’isolamento fiduciario.

Prima dell’imbarco dovrà essere prelevata la temperatura corporea e potrà essere vietato l’accesso a bordo in caso di sintomi febbrili, fermo restando che il trasporto ovviamente dovrà essere svolto nel rispetto del distanziamento interpersonale e con l’utilizzo di mascherine.

È stato poi ampiamente disciplinato ogni dovere in caso di ingresso in Italia con riguardo alle comunicazioni da farsi all’Asl soprattutto in caso di insorgenza di sintomatologia febbrile.

 

Art. 5 Transiti e soggiorni di breve durata in Italia.

Si è deciso, infine, di disciplinare anche i soggiorni limitati nel tempo in Italia per ragioni lavorative, con ciò dovendosi intendere quelli di durata non superiore a 72 ore (prorogabili per altre 48 ore per specifiche esigenze). Terminato tale periodo la persona dovrà immediatamente lasciare il territorio nazionale o, in difetto, ivi permanere in isolamento volontario per 14 giorni.

 

Art. 6 Disposizioni in materia di navi da crociera e navi di bandiera estera.

I servizi di crociera di navi passeggeri di bandiera italiana sono sospesi.

Per le altre navi passeggeri, è in ogni caso fatto espresso divieto di imbarcare durante la traversata altri passeggeri rispetto a quelli già presenti a bordo. All’atto dello sbarco nei porti italiani, i nominativi verranno comunicati alle ASL competenti del luogo ove verrà svolto l’isolamento fiduciario per 14 giorni o, in alternativa, potrà dagli stessi essere fatta richiesta di trasferimento all’estero (con spese a carico dell’armatore). Laddove il passeggero abbia nazionalità estera o ivi sia residente, il trasferimento all’estero avverrà in ogni caso e comunque a spese dell’armatore.

 

Art. 7 Misure in materia di trasporto pubblico in linea.

Per quanto concerne il trasporto terrestre, marittimo, ferroviario, aereo, lacuale e nelle acque interne, le modalità di esecuzione verranno concordate di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti secondo apposite Linee Guida, alle quali il DPCM rimanda.

 

Art. 8 Ulteriori disposizioni specifiche per la disabilità.

Il Governo ha disposto la riattivazione delle attività di sostegno alla disabilità, demandando a piani elaborati a livello regionale che tengano in ogni caso conto del rispetto dei protocolli in materia di prevenzione dal rischio contagio.

 

Art. 9 Esecuzione e monitoraggio delle misure.

Il rispetto delle disposizioni del DPCM è demandato al Prefetto territorialmente, il quale si avvale delle Forze di Polizia con il possibile concorso dei Vigili del Fuoco e, con riguardo ai luoghi di lavoro, dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro per gli aspetti della sicurezza e dell’Arma dei Carabinieri per la tutela del lavoro.

Laddove ritenuto necessario, è possibile per il Prefetto avvalersi anche delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali e comunicando la decisione al Presidente della Regione e provincia autonoma.

 

Art. 10 Disposizioni finali.

L’ultima norma disciplina la durata della vigenza della normativa, che sostituirà la precedente dal 4 maggio e fino al 17 maggio (con unica eccezione di alcune disposizioni in materia di lavoro agile che si applicano dal 27 aprile in aggiunta a quanto già in vigore).

Tuttavia, la norma di chiusura assume invece fondamentale rilievo laddove si prevede la facoltà per la singola Regione di prevedere misure di contenimento più restrittive.

 

 

Un nodo irrisolto: chi sono i CONGIUNTI?

Abbiamo visto come una prima apertura alle limitazioni sia l’aver consentito le visite ai congiunti.

Tale disposizione ha, tuttavia, aperto grande dibattito già nell’immediatezza della pubblicazione della norma, per la carenza di definizione di questo concetto.

Due le interpretazioni possibili.

La prima, più stringente, si rifà ai concetti civilistici, ragion per cui in tale concetto agiuridico sarebbero da ricondurre le categorie disciplinate dei parenti, degli affini ed i conviventi more uxorio. Verrebbero, conseguentemente, ad essere esclusi tutti quei legami non formalizzati quantomeno in una convivenza stabile, e quindi i fidanzati anche se di lunga data e non occasionali.

Altra ed opposta interpretazione, invece, potrebbe essere data sulla scorta degli approdi giurisprudenziali che in tema di risarcimento dei danni patiti dal prossimo congiunto, laddove il danno non patrimoniale viene dalle Sezioni Unite riconosciuto anche in favore di terzi che avessero un legame affettivo con la vittima in virtù della particolare relazione e vincolo affettivo, così includendo dunque tra i prossimi congiunti anche il fidanzato stabile (Cass. Pen., S.U., 9556/2002).

Si attendono, quindi, in proposito ulteriori chiarimenti da parte del Governo sul punto.

 

Nuovi obblighi e possibili sanzioni.

 

Oltre ai divieti di allontanarsi dal proprio domicilio per soggetti in quarantena o che abbiano contratto il virus per i quali si rimanda alle considerazioni già affrontate nei precedenti articoli (con possibilità di vedersi contestate anche fattispecie penalmente rilevanti), abbiamo visto come il DPCM abbia introdotto alcuni nuovi obblighi tra i quali, primo tra tutti, l’obbligo di indossare le mascherine in luogo pubblico ovvero in luoghi ove non sia possibile mantenere stabilmente il distanziamento interpersonale e di mantenere la distanza di sicurezza nello svolgimento di alcune attività oggi consentite.

Ma che succede se violo questi obblighi ora specificamente previsti?

Il rischio è di vedersi elevare una sanzione amministrativa pur se non espressamente previsto dal DPCM ma riprendendo il disposto del D.l. 19/2020 (emanato il 25.03 u.s.), dove all’art. 1 viene disposto che “salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, […] è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità, di cui all’articolo 3 comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo”.

Punto di riferimento dovrà quindi essere l’elenco riportato nel comma 2 dello stesso articolo e la violazione dell’obbligo oggi introdotto (applicabile stante la natura amministrativa e non penale) potrebbe essere fatta rientrare nella lettera ee) che prevede l’adozione di misure per prevenire il rischio epidemiologico, da intendersi anche come dispositivi di protezione individuale tra i quali per l’appunto rientrano le mascherine.

 

In conclusione

Si attendono quindi nel brevissimo periodo chiarimenti da parte di Palazzo Chigi anche tramite le ormai note FAQ e disposizioni da parte delle singole Regioni, che potranno, come visto, imporre delle restrizioni.

Al contempo si attende anche la divulgazione di un nuovo modulo di autodichiarazione che preveda anche l’estensione oggi prevista con riferimento alle visite ai congiunti nonché le cause di spostamento autorizzate.

Le norme emanate ieri rappresentano, quindi, una prima timida apertura con previsione di quello che pare essere un periodo finestra necessario per valutare se questo primo via libera possa costituire base per una ripartenza di più ampio respiro.

DPCM e allegato del 26 aprile 2020

 

Chiara Luciani Autrice Avv. Chiara Luciani

Coronavirus: cosa posso fare e cosa rischio.

E’ di ieri sera la notizia del blocco totale dell’Italia, decisione forte ma necessaria a mitigare la situazione di ormai dichiarata pandemia.

In questi giorni stanno circolando rapidamente vocali e notizie che, però, diffondono mala informazione in un crescendo clima di timore e confusione.

Ecco perché abbiamo ritenuto opportuno fare un po’ di chiarezza su alcuni aspetti, in particolare sui divieti e sulle sanzioni (che ricordiamo essere di carattere penale, alle quali si aggiunge la sospensione dell’attività per gli esercizi commerciali in caso di violazione) per chi contravviene alle regole che oggi ci impongono di stare a casa il più possibile.

 

Le tappe normative.

 

L’esigenza di contenimento della diffusione del contagio ha richiesto un intervento normativo per regolamentare la difficile situazione del nostro Paese, dettando chiare e precise disposizioni.

Con il D.L 23 febbraio 2020, n. 6 sono state emanate le “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Il diffondersi del contagio e l’incremento di ricoveri e purtroppo decessi ha reso necessaria altresì l’emanazione di un successivo decreto che ha previsto, peraltro, la totale chiusura della “zona rossa”, e l’estensione delle limitazioni più drastiche (come, ad esempio, il divieto di circolazione in entrata ed in uscita dai confini della zona) ad una serie di province cuscinetto, c.d. “zona arancione”: nello specifico, quindi, tali limitazioni riguardavano i territori della Lombardia e delle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia.

E’ questo il decreto dell’8 marzo 2020, c.d. decreto “Coronavirus”, con il quale il Governo ha previsto l’adozione di misure stringenti al fine di evitare quanto più possibile i contagi da Covid-19, inserendo un novero di limitazioni personali che, per molti, sono state ritenute eccessive e/o inopportune.

Tra le limitazioni più drastiche previste dal decreto dell’8 marzo u.s. vi è senza dubbio la limitazione alla libertà di circolazione: sono infatti consentiti gli spostamenti sul territorio solo per necessità lavorativa, di salute, o di cura/custodia dei propri cari, fornendo un’autocertificazione che attesti le ragioni dello spostamento.

Tuttavia, anche nel compimento di queste attività consentite, così come di tutte le altre attività “normali”, ogni cittadino deve attenersi alle prescrizioni che valgono sull’intero territorio nazionale.

L’entrata in vigore di tale decreto ha gettato nel panico buona parte della cittadinanza delle zone coinvolte che, incapace di attenersi alle prescrizioni e di comprendere il significato profondo delle limitazioni imposte, ha deciso di violarne integralmente il contenuto: stazioni affollate e code ai centri commerciali ne sono state la prova evidente.

Per tale ragione, ed in virtù di una necessità di più ampio contenimento, allo scopo di limitare assembramenti e di scongiurare il rischio di ulteriore diffusione del contagio, il 9 marzo un ulteriore decreto ha ampliato la zona arancione a tutta l’Italia, rendendo così applicabili i divieti prima imposti a Lombardia ed alle 11 province della zona arancione, all’intero territorio nazionale.

Da quel momento è venuta meno ogni distinzione di gravità sul territorio nazionale, tutto considerato “zona protetta” come è stato definito.

Nella serata di ieri, con un discorso accorato all’intera popolazione, il Premier Conte ha reso nota la decisione del blocco totale, con chiusura di esercizi commerciali e attività, con alcune esclusioni  – come vedremo – ma ribadendo che alimentari, farmacie, servizi di pubblica utilità e alcuni esercizi commerciali precisamente indicati in un elenco potranno rimanere aperti (pur nel rispetto di regole e precauzioni generali).

 

I divieti.

 

Già con il decreto del 09.03 in estrema sintesi, l’emergenza sanitaria aveva determinato:

  • la sospensione di congressi, riunioni, meeting ed eventi sociali:
  • la sospensione di manifestazioni, eventi e spettacoli (con conseguente chiusura di cinema e teatri), sia in forma pubblica sia privata;
  • chiusura di pub, scuole di ballo, sale da gioco, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati (con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione);
  • la chiusura di musei e degli altri istituti e luoghi di cultura e di paesaggio;
  • l’obbligo per i gestori delle attività di ristorazione e bar di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro (con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione) e l’adozione di misure idonee a prevenire gli assembramenti di persone, obbligo che vale altresì per tutti gli esercizi commerciali;
  • la sospensione di eventi e competizioni sportive, fatte salve alcune eccezioni relative tuttavia ai livelli agonistici;
  • chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nonché delle scuole superiori e università (per ora fino al 3 aprile), con sospensione altresì dei viaggi di istruzione e degli scambi internazionali;
  • previsione di limitazioni nell’accesso presso presidi ospedalieri, con divieto di permanenza per gli accompagnatori presso i Pronto Soccorsi o limiti alle visite ai pazienti ricoverati presso strutture sanitarie;
  • la sospensione delle cerimonie religiose e civili, anche quelle funebri;
  • apertura dei luoghi di culto condizionata al rispetto delle medesime modalità degli esercizi commerciali con riguardo alla necessità di far rispettare la distanza interpersonale e l’assembramento dei fruitori.

 

Oltre alle limitazioni di cui si è già detto, si è imposta altresì la chiusura di tutte le attività commerciali (diverse dai negozi alimentari, le parafarmacie e le farmacie) alle 18.00.

 

Con la decisione assunta nella serata di ieri, le restrizioni sono ancora aumentate, fino al blocco totale di esercizi commerciali non essenziali (ad esempio negozi di abbigliamento e centri estetici, bar, etc..).

Per fare maggiore chiarezza, ripercorriamo insieme i nuovi divieti che in parte si aggiungono (con riguardo alle nuove chiusure imposte) e in parte sostituiscono le precedenti disposizioni (per quanto riguarda ad esempio gli orari di apertura dei bar):

  • sospensione delle attività commerciali al dettaglio, ad eccezione delle attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità indicati nell’allegato 1 del decreto. E’consentita l’apertura quindi sia dei singoli negozi di alimentari sia dei supermercati (anche all’interno di centri commerciali, nei quali tuttavia saranno chiusi gli altri esercizi), di edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie, con il rispetto in ogni caso della distanza di sicurezza interpersonale;
  • sospensione delle attività dei servizi di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), consentendo tuttavia la sola ristorazione con consegna a domicilio e la ristorazione nelle aree di servizio e rifornimento carburante sulla rete stradale, autostradale ed all’interno di stazioni ferroviarie e lacustri, aeroporti, ospedali;
  • sospensione delle attività dei servizi alla persona (parrucchieri, barbieri, estetisti), con eccezione delle attività indicate nell’allegato 2 (es. le lavanderie possono rimanere aperte);
  • è garantita l’apertura dei servizi bancari, finanziari, assicurativi e l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agroalimentare;
  • potrà essere disposta la riduzione dei trasporti pubblici, garantendo in ogni caso i servizi minimi essenziali;
  • per le pubbliche amministrazioni è previsto il chiaro invito a consentire modalità di lavoro agile o, in caso di impossibilità, ad individuare le attività che non possono essere differite se le stesse devono essere eseguite in presenza;
  • indicazioni sono state fornite anche con riguardo alle attività produttive e professionali, con invito alla massimizzazione del lavoro agile, incentivi a ferie e congedi retribuiti, sospensione dell’attività di reparti non indispensabili per la produzione, assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio (con rispetto della distanza interpersonale ed adozione di strumenti di protezione individuale), sanificazione dei luoghi di lavoro, limitazione della compresenza di persone in spazi comuni.

 

Anche noi di Lexchance, già a partire da lunedì 9 marzo, abbiamo deciso di rispettare le indicazioni di cautela date dalle Autorità preposte (in particolare dal Ministero della Salute) e attivare modalità di colloqui e ricevimento clienti da remoto, così da limitare la permanenza in studio anche per i clienti e consentire il rispetto delle limitazioni di spostamento (ad esempio per clienti che provengono anche solo dalla cintura di Torino e che oggi, con le nuove limitazioni, non possono spostarsi).

 

Le sanzioni.

 

In caso di violazione, da parte degli esercizi commerciali, dei divieti imposti, è stata prevista innanzitutto ed in via automatica la sanzione della sospensione dell’attività.

L’obbligo del rispetto delle prescrizioni generiche, in ogni caso, vige anche per tutte le attività la cui apertura è consentita, compresi anche farmacie, parafarmacie e negozi alimentari, pena anche per loro la sospensione dell’attività in caso di violazione.

Oltre alle sanzioni per le attività commerciali, tuttavia, sono previste gravi e stringenti sanzioni anche per i privati che violino il disposto del decreto.

Vista la crescente gravità del fenomeno e le numerose violazioni si è ritenuto, infatti, di prevedere espressamente che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, le violazioni saranno punite ai sensi dell’art. 650 c.p.

Chiunque violi, quindi, i divieti imposti con le attuali norme di contenimento rischia in primo luogo di essere accusato per inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità ai sensi dell’art. 650 c.p., reato punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206,00.

Tuttavia è bene sapere che questa non è l’unico rischio penalmente rilevante al quale va incontro il trasgressore.

Sono fatti di cronaca episodi come violazioni della quarantena (con volontario allontanamento dal luogo imposto per ragioni ludiche) o violazioni delle limitazioni di orario, spostamento oltre i limiti territoriali imposti e analoghi fatti.

Ebbene, in quel caso si dovrà distinguere tra ipotesi colpose o dolose.

Nel caso in cui condotte colpose finiscano per rappresentare un pericolo per la salute collettiva, il trasgressore potrà vedersi contestare anche il più grave reato di cui all’art. 452 c.p. “Delitti colposi contro la salute pubblica” che sanziona con pene di gran lunga più elevate chiunque commetta per colpa il reato di epidemia (art. 438 c.p.) ovvero altri delitti contro l’incolumità, con una pena della reclusione che viene così elevata nel primo caso da uno a cinque anni.

Nel caso di persone che, poste in quarantena e quindi consapevoli di costituire un pericolo per la collettività in quanto infette o potenzialmente infette, il rischio è addirittura di vedersi contestati ben più gravi reati dolosi, dalle lesioni personali volontarie a salire (a titolo di dolo eventuale).

 

Le eccezioni consentite.

Gli spostamenti (che prima erano in entrata ed uscita dalla zona rossa nonché all’interno della Regione Lombardia e delle province indicate e oggi è da intendersi estesa a tutto il territorio nazionale) sono consentiti:

  • per comprovate esigenze lavorative;
  • per situazioni di necessità (quindi per l’esercizio di diritti primari, come l’acquisto di beni di prima necessità, l’accudimento di individui non autosufficienti come nel caso di nonni che accudiscano i minori mentre i genitori lavorano, la gestione quotidiana degli animali domestici, ..);
  • per comprovati motivi di salute;
  • per il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

 

In tal caso occorre sottoscrivere il modulo divulgato dal Ministero dell’Interno, che occorre portare sempre con sé in caso di allontanamento dal domicilio o dalla residenza, anche a piedi.

E’ bene tenere a mente l’obbligo di veridicità delle dichiarazioni.

Nel caso, infatti, di dichiarazioni mendaci si potrà essere indagati per “false dichiarazioni a un pubblico ufficiale” ex art. 495 c.p., punito nel caso di minore gravità con la pena della reclusione da uno a sei anni.

 

Link utili:

Dpcm 11 marzo:    https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/11/20A01605/sg

Modulo per autodichiarazione:    https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/modulo-autodichiarazione-17.3.2020.pdf

 

Autrice Avv.Valentina Dicorato

Autrice Avv.Chiara Luciani

Etilometro e suo funzionamento: un onere per chi?

Si segnala un’interessante evoluzione giurisprudenziale in materia di violazioni stradali per guida in stato di ebbrezza ex art. 186 C.d.S. con particolare riferimento alla strumentazione etilometrica utilizzata nei controlli e finalizzata alla contestazione del reato.

Di recente, infatti, la Corte di Cassazione, ha radicalmente modificato il proprio consolidato orientamento in materia, stabilendo come costituisca onere della Pubblica Accusa fornire la prova in ordine al regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione (Cass. Pen., sez. IV, sentenza n. 38618/2019).

Si tratta di un importante ed atteso approdo giurisprudenziale che si inserisce come rilevante novità in materia di circolazione stradale.

Il panorama precedente.

Prima dei recenti interventi, le contestazioni in materia partivano da una presunzione di fondo del corretto funzionamento della strumentazione in uso alle Forze dell’Ordine.

Pur con i correttivi della tollerabilità di un range di errore della macchina, l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione ravvisava in capo all’imputato l’onere di fornire una prova contraria in ordine al malfunzionamento della strumentazione oppure l’utilizzo di una errata metodologia nell’esecuzione dell’aspirazione.

Così facendo, tuttavia, il tutto si risolveva in una sostanziale impossibilità per l’imputato di provare tali mancanze o difetti, integrando quella che comunemente viene definita una “probatio diabolica”.

Questo anche perché il regolamento di esecuzione ed attuazione del Codice della Strada non ha mai previsto ipotesi di inutilizzabilità delle prove acquisite, limitandosi ad indicare quali siano le verifiche necessarie ai fini dell’omologazione dell’etilometro.

L’intervento della Corte Costituzionale.

E’ questo il contesto normativo ed interpretativo nel quale si inserisce l’intervento della Corte Costituzionale che nel 2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45 comma 6 del Codice della Strada “nella parte in cui non prevedeva che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità (c.d. autovelox) fossero sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, così esonerando, secondo l’interpretazione datane dal diritto vivente, gli utilizzatori dall’obbligo di verifica periodica di funzionamento e taratura delle apparecchiature” (C. Cost. sentenza n. 113/2015).

Il principio di razionalità veniva così ad essere richiamato sia in termini di razionalità formale (come principio logico di non contraddizione) sia in termini di razionalità pratica (per la nota usura ed invecchiamento dei macchinari che determinano l’esigenza di controlli periodici sul funzionamento).

Con riferimento, quindi, quindi agli autovelox già nel 2015 la Corte Costituzionale aveva esonerato l’automobilista dall’onere di provarne il malfunzionamento, che rendeva prima di allora non superabile la presunzione di funzionamento.

I passi avanti in sede civile.

Dobbiamo attendere il 2019 perché questo orientamento della Corte Costituzionale venga fatto proprio dalla Corte di Cassazione, prima dalle Sezioni civili che per prime hanno ritenuto applicabili i principi emanati con riguardo agli autovelox anche alla strumentazione etilometrica.

La Cassazione, infatti, riconosceva in capo all’Amministrazione l’onere di dimostrare il corretto funzionamento – e quindi l’attendibilità del risultato – dello strumento di misurazione “siccome attinente al fatto costitutivo della pretesa sanzionatoria” (Cass. Civ., sez. VI, ord. n. 1921 del 24.01.2019).

Viene così ad essere ribaltato l’onere della prova, riconoscendo l’impossibilità per l’automobilista di provare circostanze di fatto per lui impossibili da verificare.

La novità della sentenza n. 38618 del 19.09.2019.

È in questo contesto innovativo che si inserisce la recente pronuncia della Suprema Corte che ha rivoluzionato il panorama, ribaltando completamente l’onere probatorio e costituendo importante novità e spunto difensivo.

La finalità espressa è stata quella di scongiurare il rischio di una “evidente ed irragionevole distonia” – per usare le parole della Corte – “in particolare tra i settori civile, amministrativo e penale, nella parte in cui l’onere della prova del funzionamento dell’etilometro spetterebbe alla pubblica amministrazione in sede civile e all’imputato in sede penale”.

Nel risolvere la questione, la Corte ha radicalmente ribaltato il proprio orientamento ed enunciato il principio di diritto per cui “in tema di guida in stato di ebbrezza, allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della pubblica accusa fornire la prova del regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione”.

L’importanza del renvironment della Corte è di assoluto rilievo atteso che finalmente si è riconosciuto il vulnus difensivo che una prova diabolica rappresentava in capo all’imputato, costretto ad accettare una sostanziale presunzione di corretto funzionamento ed adeguamento della strumentazione nell’impossibilità concreta di poter fornire prova contraria.

Il diritto di difesa ha oggi una nuova e concreta possibilità di esternazione ed applicazione.

 

 

 

  Autrice Avv. Chiara Luciani

Il codice rosso

Il 9 agosto 2019 è entrato in vigore il cosiddetto “Codice Rosso”, ovvero la legge 19 Luglio 2019, n. 69, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 25 luglio e riguardante la tutela delle “vittime di violenza domestica e di genere”, con modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni.

A cosa serve

Lo scopo primario dell’intervento legislativo è ben descritto nella relazione di accompagnamento al disegno di legge: “il disegno di legge recante “Modifiche al codice di procedura penale: disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” contiene interventi sul codice di procedura penale accomunati dall’esigenza di evitare che eventuali stasi, nell’acquisizione e nell’iscrizione delle notizie di reato o nello svolgimento delle indagini preliminari, possano pregiudicare la tempestività di interventi, cautelari o di prevenzione, a tutela della vittima dei reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e di lesioni aggravate in quanto commesse in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza”.

Cosa cambia nella procedura

Per quanto riguarda la procedura penale, il focus è sulle tempistiche con cui vengono adottati provvedimenti di protezione delle vittime e quindi sulla celerità nella rubricazione dei procedimenti penali per i reati attenzionati, tra cui: violenza sessuale, atti persecutori e maltrattamenti in famiglia.

E’ stato previsto, infatti, l’obbligo per la polizia giudiziaria di informare “immediatamente” il Pubblico Ministero “anche in forma orale” della notizia di reato per tali fattispecie e per il Pubblico Ministero di assumere informazioni dalla persona offesa “entro tre giorni” dall’iscrizione della notizia di reato (termine tuttavia ordinatorio e non perentorio, stante la mancata previsione di sanzioni in ipotesi di mancato rispetto del medesimo), salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela dei minori di anni diciotto o di riservatezza delle indagini anche nell’interesse della persona offesa dal reato.

Importanti interventi sono stati effettuati dalla norma in commento anche con riguardo alle misure cautelari. Si pensi, invero, alle modifiche in tema di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, con previsione della possibilità di applicazione di dispositivi elettronici di controllo, il cd. “braccialetto elettronico” prima possibile unicamente, in questo contesto, per la misura dell’obbligo di allontanamento dalla casa familiare.

La legge è intervenuta poi sotto il profilo sanzionatorio, inasprendo le pene per i reati oggetto di riforma, con importanti conseguenze in sede di esecuzione, ed altresì sulle comunicazioni ed avvisi alla persona offesa.

Le principali modifiche

Tra le principali novità del Codice Rosso assume indiscutibile rilievo l’introduzione di quattro nuovi reati nel Codice penale:

  1. «Art. 387-bis. – Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa – Chiunque, essendovi legalmente sottoposto, violi gli obblighi o i divieti derivanti dal provvedimento che applica le misure cautelari di cui agli articoli 282-bis e 282-ter del codice di procedura penale o dall’ordine di cui all’articolo 384-bis del medesimo codice è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni».

 

  1. «Art. 558-bis. – Costrizione o induzione al matrimonio – Chiunque, con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica a chiunque, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona, con abuso delle relazioni familiari, domestiche, lavorative o dell’autorità derivante dall’affidamento della persona per ragioni di cura, istruzione o educazione, vigilanza o custodia, la induce a contrarre matrimonio o unione civile. La pena è aumentata se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni diciotto. La pena è da due a sette anni di reclusione se i fatti sono commessi in danno di un minore di anni quattordici. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia».

 

  1. «Art. 583-quinquies. – Deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso – Chiunque cagiona ad alcuno lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. La condanna ovvero l’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comporta l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno».

 

  1. «Art. 612-ter. – Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui al primo comma, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi di cui al quarto comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio».

Modifiche alle sanzioni, ai termini e alle aggravanti

Si è detto come la legge sia intervenuta ad inasprire il trattamento sanzionatorio per fattispecie di reato già presenti nel Codice penale, nel dettaglio:

  • Per il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi, la pena passa da un minimo di due e un massimo di sei anni, a un minimo di tre e un massimo di sette;
  • Per gli atti persecutori (il cd. “stalking”), la pena passa da un minimo di sei mesi e un massimo di cinque anni a un minimo di un anno e un massimo di sei anni e sei mesi;
  • Per quanto riguarda la violenza sessuale, la pena sarà da sei a dodici anni, mentre prima oscillava tra i cinque e i dieci (anche la violenza sessuale di gruppo vede aumentare la pena, da un minimo di otto a un massimo di quattordici anni)

Importanti interventi hanno riguardato poi le singole fattispecie dei maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p. e della violenza sessuale ex art. 609 bis c.p..

Per quanto riguarda il reato di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p., oltre alla modifica della pena edittale, è stata disciplinata in termini di circostanza aggravante ad effetto speciale (prima da ricondursi alla circostanza aggravante comune di cui all’art. 61 n. 11 quinquies c.p.) l’ipotesi del fatto commesso in presenza di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità. Oggi a seguito dell’intervento del Legislatore la pena per tale ipotesi di reato “è aumentata fino alla metà”.

Infine, il Legislatore ha inteso codificare come persona offesa la figura del minore che assiste ai maltrattamenti, superando così ogni dubbio in ordine alla sussistenza della cd. violenza assistita e titolarità di autonomo diritto del minore al risarcimento dei danni.

Con riguardo alla violenza sessuale, le modifiche di maggior rilievo hanno riguardato, oltre all’inasprimento delle pene edittali, in primis la procedibilità con previsione di un termine più esteso per la proposizione di atto di denuncia-querela (che resta irrevocabile) e che passa a 12 mesi (rispetto ai sei mesi precedenti), oltre all’attuale procedibilità sempre d’ufficio per l’ipotesi di cui all’art. 609 quater c.p..

Sono state, poi, introdotte anche con riguardo a tale fattispecie delle circostanze aggravanti ad effetto speciale con aumento della pena “di un terzo” nel caso di fatto commessi:

  • “nei confronti di persona della quale il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il tutore”;
  • “con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa”;
  • “da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio”;
  • “su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale”;
  • “nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto”;
  • “all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa”;
  • “nei confronti di donna in stato di gravidanza”;
  • “nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza”;
  • “se il reato è commesso da persona che fa parte di un’associazione per delinquere e al fine di agevolarne l’attività”;
  • “se il reato è commesso con violenze gravi o se dal fatto deriva al minore, a causa della reiterazione delle condotte, un pregiudizio grave”.

Laddove il fatto sia commesso in danno di infraquattordicenne la pena sarà aumentata della metà, mentre nel caso in cui la persona offesa sia minore di anni dieci la pena è raddoppiata.

Si è inteso qui richiamare le principali innovazioni e modifiche apportate in materia, certamente intendendo soffermarci in prima battuta su quelle di maggiore impatto.

Certamente la prassi applicativa potrà con il tempo consentire nuovi aggiornamenti sul punto, tenuto conto peraltro del fatto che le singole Procure attualmente si stanno dotando di protocolli applicativi al fine di gestire questa emergenza organizzativa (a fronte di un elevatissimo e purtroppo crescente numero di notizie di reato per tali fattispecie criminose, con conseguente elevato carico di lavoro di non agevole gestione a fronte dell’introduzione di termini concisi in particolare per i primi contatti con la persona offesa).

Va infatti sottolineato come l’adozione di protocolli organizzativi all’interno delle singole Procure risulti di assoluta importanza al fine di dettare regole comuni di operatività onde evitare che nel momento applicativo delle norme che sono state create e introdotte in favore della persona offesa si rivelino al contrario dannose per la stessa, esponendola a rischi ovvero accrescendone il turbamento mediante sottoposizione a plurimi sollecitazioni nell’immediatezza della denuncia, momento già di per sé carico di emotività.

 

 

Autrice Avv. Chiara Luciani

 

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