Coronavirus: sì agli incontri genitori-figli in luogo neutro ma da remoto.

Il caso

Il Tribunale di Terni in una recente pronuncia del 30.03.2020, ha disposto che gli incontri in luogo neutro tra genitore non convivente e i figli minori si possano svolgere da remoto con l’assistenza degli operatori sociali.
La vicenda trae origine da un procedimento di separazione personale con cui, con ordinanza presidenziale, il Tribunale aveva disposto l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre, prevedendo delle modalità di visita del padre ai minori in luogo neutro.
A causa dell’emergenza sanitaria, gli incontri non si erano potuti attivare e conseguentemente, il padre aveva presentato istanza al Tribunale, lamentandone l’interruzione.

La sentenza

Nella sentenza in commento, il Tribunale di Terni, ha bilanciato interessi di pari rango costituzionale coinvolti nella fattispecie – da un lato, quello alla tutela della bigenitorialità (fondato sull’art. 30 della Cost. e sull’art. 8 Conv. CEDU) e, dall’altro, quello alla tutela della salute (fondato sull’art. 32 della Cost.) – disponendo, inaudita altera parte, l’attivazione di modalità di frequentazione padre-figli che, pur assicurando il costante contatto, non mettano a rischio la salute psico-fisica dei minori.
Nel caso in specie, il Tribunale ha previsto incontri padre-figli con cadenza di almeno tre volte a settimana, con l’ausilio degli operatori sociali «con modalità da remoto», in videochiamata con Skype o WhatsApp o con altre App compatibili con le dotazioni delle parti e degli operatori.

Il Cura Italia

Si segnala sul punto anche il recentissimo intervento del Senato, in sede di conversione del D.L. 18/2020, cd. Cura Italia, che ha approvato un maxiemendamento all’art. 83, inserendo il comma 7-bis che disciplina gli incontri tra genitori e figli in spazio neutro e alla presenza dei servizi sociali.
La disposizione consente, a meno che il giudice non disponga diversamente, che nel periodo compreso tra il 16 aprile e il 31 maggio 2020, tali incontri siano sostituiti con collegamenti da remoto, che permettano la comunicazione audio e video tra il genitore, i figli e l’operatore specializzato.
Spetterà al responsabile del Servizio socioassistenziale individuare le modalità della comunicazione e riferirle al giudice.
Nel caso in cui non sia possibile assicurare il collegamento da remoto, precisa la nuova disposizione, gli incontri saranno sospesi.

Sentenza Tribunale di Terni

 

Autrice Avv. Graziella Lapenta

Adozioni speciali: cosa sono?

Recentemente si è sentito parlare di “inedita svolta” in materia di adozioni, da oggi consentite anche a persone singole o a coppie di fatto, anche in caso di adottante di età avanzata, ma è necessario entrare nel dettaglio per comprendere appieno i cambiamenti cui l’ordinanza n. 17100 depositata il 26/06/2019 si riferisce.

La Corte di Cassazione ha effettivamente sdoganato negli ultimi anni la possibilità per le coppie di fatto e per i single di adottare minori, sebbene in casi definiti “particolari”. L’adozione in casi particolari è regolata dall’art. 44 della Legge n. 184/83 così come sostituito dalla legge n. 149/2001 e riguarda specificatamente i casi in cui vi sia un adottante imparentato con il minore fino al sesto grado unitamente a un minore orfano di padre e di madre, un adottante coniuge del genitore (anche se adottivo), un minore nelle condizioni indicate dall’art.3 della legge 104/92 che sia orfano di entrambi i genitori, oppure quando sia comprovata l’impossibilità di affidamento preadottivo.

Questo tipo di adozione prevede un procedura semplificata rispetto a quella per l’adozione legittimante, infatti si concentra molto meno sui requisiti soggettivi dell’adottante, e quindi sugli artt. 6 e 7 della legge n. 184/83 e molto di più sui migliori interessi del minore e sulla qualità del legame affettivo tra quest’ultimo e chi se ne è preso cura. Non occorre accertare lo stato di abbandono del minore, non è necessario che gli adottanti siano una coppia coniugata e non è prevista una fase intermedia di affidamento. E’ però necessario il consenso dell’adottante e del minore, nel caso sia di età maggiore ai 14 anni. Entrambi i consensi tuttavia possono essere revocati fino alla pronuncia della sentenza di adozione. Inoltre, l’adozione speciale può essere revocata su richiesta dell’adottato o dei suoi congiunti, dell’adottante o dal Pubblico Ministero, nel caso sussistano le condizioni necessarie, come l’indegnità di una delle parti oppure la violazione dei doveri dell’adottante.

L’Ordinanza n. 17100 del 26 giugno 2019 riguarda proprio un caso di adozione speciale, poiché la Corte di Cassazione ha garantito la tutela di un minore affetto da tetraparesi spastica ad una donna non sposata di 62 anni che lo accudiva dal 2010, respingendo il ricorso dei genitori del minore, ormai decaduti dalla responsabilità genitoriale. Per prendere questa decisione, la Suprema Corte si è concentrata principalmente sull’art. 44, lettera d) della legge, che permette di dare in adozione minori anche in contrasto con l’art.7 della medesima legge, quando sia constatata l’impossibilità di affidamento preadottivo.

Nonostante alcuni titoli e articoli possano risultare semplicistici, esaltando la svolta che l’Ordinanza avrebbe recato in materia di adozioni, non è da sottovalutare l’eco che può derivare da questa e da altre sentenze simili pronunciate negli ultimi anni in Italia. Si evidenzia una tendenza ad andare oltre i requisiti, spesso stringenti, richiesti agli adottanti, per enfatizzare l’aspetto umano del solido legame affettivo tra il minore e i genitori adottivi.

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