IL SOGGETTO PASSIVO IMU IN CASO DI CONTRATTO DI LEASING RISOLTO.

24 Giugno 2021

Il caso: Cass. Sez V Ord. n.9624 del 13.04.2021.

 

Il caso in esame è inerente ad un diniego di rimborso IMU per la quota oggetto di contratto di locazione finanziaria già risolto per inadempimento del conduttore sostenendosi che la soggettività passiva IMU fino al momento della riconsegna del bene permane in capo al locatario. Tanto la Commissione di primo grado che la Commissione regionale rigettavano la domanda ritenendo che il soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.

Veniva dunque proposto ricorso per Cassazione lamentando la violazione dell’art. 9 del D.Lgs. n.23/11. Altresì, si sosteneva che la durata del contratto di locazione finanziaria decorreva dal momento della stipula al momento della riconsegna del bene, segnando tale momento il cambio di soggettività passiva dal locatario utilizzatore al concedente

 

Ragioni della decisione.

Come sottolineato dalla Suprema Corte, il punto critico della questione verte nell’individuazione del termine del contratto di locazione finanziaria, in caso di risoluzione, e nel momento in cui la soggettività passiva IMU torna in capo alla società di leasing. Spesso, infatti, la cessazione del contratto e riconsegna del bene immobile non sono contestuali.

Secondo un primo indirizzo interpretativo, il contratto cesserebbe dalla data di risoluzione per inadempimento. Il locatario non sarebbe più da considerarsi soggetto passivo e a nulla rileverebbe il fatto che la riconsegna non sia contestuale alla risoluzione.

Pertanto, nel periodo intercorrente fra la risoluzione anticipata del contratto e la riconsegna del bene, sarebbe il proprietario a dover versare l’IMU, in quanto il locatario sarebbe un mero detentore senza titolo.

Secondo l’opposto indirizzo, più risalente, per la durata del contratto di locazione finanziaria dovrebbe comprendersi il periodo intercorrente tra la data della stipulazione e la data di riconsegna effettiva del bene. L’utilizzatore, dunque, sarebbe il soggetto passivo IMU fino alla data di riconsegna dell’immobile, comprovata dal relativo verbale.

Secondo tale orientamento, il presupposto dell’IMU (come quello della vecchia ICI) è testualmente individuato dall’art. 8 D.Lgs. n.23/11 nel possesso dei beni immobili.

Tuttavia, per effetto di quanto previsto dalla successiva norma sulla soggettività passiva (art. 9), il concetto di “possesso” previsto dall’art. 8 del summenzionato decreto ha un contenuto diverso e più ampio della nozione di possesso delineata dal codice civile. Ai fini dei menzionati tributi, infatti, si qualificano come possessori anche soggetti (definiti detentori qualificati) che dispongono dell’immobile sulla base non di un diritto reale di godimento, bensì di un diritto personale. Uno di questi casi è quello rappresentato proprio dall’utilizzatore in leasing, il quale è gravato della responsabilità dei citati tributi per l’intera durata del contratto, in quanto tale negozio gli attribuisce i medesimi benefici ed oneri del proprietario.

Tale situazione si protrae del tutto invariata fino a quando l’utilizzatore mantiene presso di sé la disponibilità concreta dell’immobile, tanto che nel nostro ordinamento vige un più generale principio secondo il quale, nei contratti di durata che attribuiscono ad un soggetto il diritto di godere di un bene altrui, la mancata riconsegna del bene stesso a seguito della risoluzione del rapporto per causa del conduttore determina la permanenza in capo a quest’ultimo degli obblighi e dei rischi assunti con il contratto.

Tale interpretazione è stata, tuttavia, successivamente superata (Cass. Sez. 5, n.29973/2019) e si è ritenuto che il soggetto passivo IMU, in caso di risoluzione del contratto di leasing, torna ad essere il locatore, ancorché non abbia ancora acquisito la materiale disponibilità del bene per mancata riconsegna da parte del locatario, in quanto, ai fini impositivi, assume rilevanza non tanto la detenzione materiale del bene, bensì l’esistenza di un vincolo contrattuale che legittima la detenzione qualificata. Detenzione qualificata che permane solo finché è in vita il rapporto giuridico, traducendosi invece in mera detenzione senza titolo in seguito al suo venir meno (a differenza di quanto avviene per la differente disciplina in tema di TASI).

 

Conclusioni.

Aderendo a tale ultima interpretazione, con la pronuncia in commento, la Suprema Corte ha ribadito che è il titolo (cioè il contratto stipulato) che determina la soggettività passiva del locatario finanziario e non la disponibilità materiale del bene, aggiungendo altresì che tale soluzione è anche maggiormente rispettosa delle esigenze di certezza dei rapporti giuridici e dei rapporti tributari, dovendo l’ente impositore fare riferimento a dati certi e conoscibili come la risoluzione del contratto.

Sulla scorta di tali considerazioni, il ricorso è stato rigettato.

 

 

  Autore avv. Luigi Critelli



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