Rifiuto del lavoratore a vaccinarsi: la legittimità delle ferie disposte dal datore di lavoro – La sentenza del Tribunale di Belluno.

13 Maggio 2021

Rifiuto del lavoratore a vaccinarsi: la legittimità delle ferie disposte dal datore di lavoro – La sentenza del Tribunale di Belluno.

Il Tribunale di Belluno ha stabilito che l’efficacia del vaccino è un vero e proprio atto “notorio” a norma dell’art.115 c.p.c. e ciò sul presupposto che si tratta dell’unico strumento per impedire l’evoluzione dell’infezione da Covid-19.

Con l’ordinanza del 19 marzo u.s., il giudice del lavoro bellunese ha respinto il ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. promosso da alcuni dipendenti paramedici di una casa di riposo che avevano rifiutato di sottoporsi al vaccino contro il Covid-19 e che il datore di lavoro aveva posto in ferie retribuite forzate. Siccome l’imprenditore/datore di lavoro è il soggetto su cui ricade la responsabilità finale dell’esatto adempimento dell’obbligo di sicurezza, l’omesso allontanamento dei dipendenti no-Vax significherebbe infatti violare l’obbligo di cui all’art. 2087 c.c.

Ora, a prescindere dalla qualificazione giuridica che il legislatore vorrà conferire alla fattispecie, una volta configurato il vaccino per gli operatori sanitari come requisito essenziale per lo svolgimento delle rispettive mansioni, resta aperto il problema della sorte dei rapporti di lavoro una volta esaurito il periodo di ferie. Per il datore di lavoro si aprirebbero infatti tre possibili scenari in cui – in estrema sintesi – il lavoratore potrebbe essere:

  • adibito ad altre mansioni (se del caso anche inferiori, purchè siano esse le uniche disponibili);
  • sospeso dalla prestazione e dalla retribuzione nel caso in cui le diverse (o inferiori) mansioni non dovessero essere disponibili e/o accettate;
  • licenziato per sopravvenuta inidoneità ad eseguire la prestazione lavorativa in sicurezza.

 

Il “Decreto Aprile”

L’evoluzione della normativa emergenziale ha portato il Governo ad introdurre un vero e proprio obbligo di vaccinazione a talune categorie di lavoratori. L’art. 4 del c.d. “Decreto Aprile” dispone infatti che “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2“. Vaccinazione che per espresso disposto normativo:

  1. costituisce un “requisito essenziale” per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese da soggetti obbligati;
  2. può essere omessa o differita, solo per “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale”.

In caso di accertata mancata vaccinazione del personale sanitario di cui sopra il datore di lavoro “fino alla completa attuazione del piano vaccinale e comunque non oltre il 31.12.2021 avrà due possibili soluzioni:

(1) qualora la mancata vaccinazione non dipenda da comprovati motivi di salute:

  • adibire il lavoratore, ove possibile, a mansioni (anche) inferiori con trattamento economico corrispondente alle mansioni esercitate (così concretamente operando una temporanea deroga ai principi di cui all’art. 2013 c.c.);
  • se tale assegnazione non è possibile, sospendere il dipendente senza erogazione di alcuna retribuzione;

(2) se invece la mancata vaccinazione dipende da comprovati motivi di salute, per il periodo in cui la vaccinazione è omessa o differita – e comunque non oltre il 31.12.2021 – adibire i lavoratori a mansioni diverse (anche inferiori) senza alcuna decurtazione del trattamento retributivo.

 

Ad ogni buon conto (e per concludere), anche la parziale – e temporanea – tipizzazione dell’efficacia del vaccino come atto notorio da parte del legislatore non eliminerà comunque il rischio di contenzioso per il datore di lavoro. Quest’ultimo sarà infatti sempre soggetto al controllo del Giudice circa la proporzionalità (e la gradualità) delle misure di allontanamento di volta in volta adottate.

 

 

stefano ponte  Autore avv. Stefano Ponte

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