INAMMISSIBILE IL RECLAMO CAUTELARE AVVERSO L’ORDINANZA DI CONFERMA DEL SEQUESTRO CONSERVATIVO SULLO YACHT.

1 Luglio 2021

I FATTI PROCESSUALI: UNA SINTESI.

Il procedimento che ha dato origine al provvedimento emesso dal Tribunale di Imperia in composizione collegiale in data 19 Aprile 2021, oggetto del presente contributo, viene introdotto da un reclamo ex art. 669terdecies c.p.c. che parte armatrice – ricorrente promuove, in corso di causa, avverso l’ordinanza di conferma della misura cautelare nella forma del sequestro conservativo disposta su uno yacht. Tale ultima ordinanza viene emessa dal Giudice del merito nell’agosto 2020, all’esito di un procedimento introdotto dalla stessa parte per la revoca del sequestro ex art. 669decies c.p.c. “Revoca e modifica”.

Il contenzioso trae origine dall’azione giudiziaria introdotta nell’anno 2018 da una società operante nel settore della cantieristica nautica, assistita dal nostro studio, nei confronti di un armatore – proprietario di uno yacht battente bandiera inglese, a fronte del mancato pagamento di una consistente somma di denaro dovuta in ragione di attività di manutenzione di natura straordinaria effettuate sull’imbarcazione.

La predetta società ha ottenuto, prima dell’inizio del giudizio ordinario, un sequestro conservativo sullo yacht, ubicato presso le sedi cantieristiche, fino alla concorrenza dell’importo dovuto oltre oneri, sequestro che è stato convalidato a seguito dell’introduzione del contradditorio e successivamente confermato in un primo reclamo ex art. 669terdecies c.p.c. promosso da parte armatrice. In sede di reclamo, il Collegio, condivise le ragioni del cantiere nautico, ha confermato la legittimità della misura, ritenendo sussistenti i presupposti della c.d. verosimiglianza dell’esistenza del diritto (c.d. fumus boni iuris) e del c.d. pericolo nel ritardo (c.d. periculum in mora).

Nel corso del giudizio di merito, l’armatore – proprietario ha promosso una serie di sub procedimenti volti ad ottenere la revoca della misura cautelare, tutti aventi esito negativo con conseguente reiterata conferma del sequestro.

Con l’ordinanza impugnata nel giudizio di reclamo concluso con il provvedimento che si analizza, il Tribunale di Imperia, in composizione monocratica, respinge l’istanza avversaria sul presupposto che le ragioni di fatto addotte dalla parte sequestrante siano fondate, anche all’esito dell’istruttoria esperita, e che le ragioni di diritto sostenute da controparte non possano giustificare la revoca del sequestro sullo yacht.

Nel termine concesso dal Collegio, la società resistente, assistita dal nostro studio, ha formulato in via preliminare una serie di eccezioni di natura processuale che, secondo il ragionamento prospettato dalla difesa, rendono inammissibile e/o improcedibile il ricorso avversario con conseguente conferma della misura cautelare sul bene yacht.

 

LE MOTIVAZIONI DEL TRIBUNALE DI IMPERIA.

Con provvedimento emesso in data 19 Aprile 2021 il Tribunale di Imperia, in composizione collegiale, ha accolto le eccezioni processuali formulate in via preliminare dalla società resistente ritenendo, in sintesi, che il reclamo avversario debba essere dichiarato inammissibile in quanto la parte ricorrente – armatrice ha utilizzato lo strumento del reclamo del tutto impropriamente ed a fronte di un provvedimento non impugnabile con tale rimedio.

Brevemente i motivi della decisione.

Il Tribunale di Imperia, dopo aver ricordato il principio generale della “tassatività” dei mezzi di impugnazione, da estendersi “anche alla “reclamabilità” dei provvedimenti di natura cautelare e, quindi e come nel caso in esame, anche di autorizzazione a disporre sequestro conservativo” e dopo aver riproposto l’analisi dei presupposti giuridici di cui all’art. 669terdecies, primo comma c.p.c., ha osservato quanto segue. In primo luogo, dal combinato disposto delle due premesse derivala non reclamabilità dell’ordinanza con la quale, nel corso del giudizio di merito, il Giudice abbia “rigettato l’istanza di revoca” del provvedimento cautelare (nella fattispecie di sequestro conservativo) proposta dalla parte in danno della quale, ante causam, esso era stato autorizzato; quanto precede risultando del tutto evidente come con tale provvedimento non venga né “concesso” né “negato” il provvedimento cautelare de quo”.

In secondo luogo, il Collegio ha correttamente rilevato la differenza tra i provvedimenti conclusivi il ricorso ex art. 671 c.p.c. e quello ex art. 669decies c.p.c. In sintesi, nel primo caso, il “Giudice (ante causam ovvero in corso di causa) – in assenza di un precedente provvedimento, esaminata la situazione e valutata ex novo la sussistenza dei presupposti – di fatto esercita il potere giurisdizionale attribuitogli in materia cautelare”. Nella seconda ipotesi, quale quella di “rigetto della richiesta di revoca” il “Giudice, (…), si limita esclusivamente a ritenere “non modificate” le ragioni poste a sostegno del provvedimento già in essere. Il provvedimento, pertanto, continua a fondarsi sulla precedente decisione.

In terzo luogo, il Collegio, condividendo una giurisprudenza consolidata richiamata nelle difese della società resistente, osserva come l’ordinanza emessa all’esito di un procedimento ex art. 669decies c.p.c. non possa essere oggetto di reclamo in quanto ammettere l’utilizzo di tale rimedio processuale consentirebbe “una costante e reiterata reclamabilità dell’ordinanza cautelare di cui si chiede la revoca, con la possibilità anche di eludere le preclusioni poste dall’art. 669 terdecies c.p.c.” (Tribunale di Messina, sez. II, 29 Novembre 2005). E, ancora, “tale rimedio non può estendersi automaticamente ed indifferentemente a qualsivoglia provvedimento in materia cautelare, così per quanto attiene alle ordinanze di cui all’art. 669 decies c.p.c. non sono reclamabili, quantomeno, quelle di rigetto dell’istanza cautelare di revoca” (Tribunale di Milano, 29 Agosto 2002).

 

LE CONCLUSIONI ALL’ESITO DEL GIUDIZIO DI RECLAMO.

La recente decisione del Tribunale di Imperia conferma, pertanto, l’orientamento giurisprudenziale che si ritiene condivisibile, in virtù del quale i provvedimenti emessi all’esito del procedimento ex art. 669decies c.p.c. (nel caso di specie, di conferma di sequestro conservativo) non possano essere oggetto di reclamo ex art. 669terdecies c.p.c.

 

 

  Autrice Avv. Alessandra Labanca



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