PILLOLE DI DISCIPLINA IN MATERIA DI TRASPARENZA ED ANTI-CORRUZIONE

17 Giugno 2021

“Convinti che la corruzione non sia più una questione locale ma un fenomeno transnazionale che colpisce tutte le società e tutte le economie”.
In questi termini la Convenzione di Merida si presentava agli Stati firmatari come modello di legislazione innovativo e pronto per una nuova modalità di lotta alla corruzione, il cui cambio di direzione risiede principalmente nel tentativo di fondare un sistema di regole che puntino più sulla “prevenzione” che sulla “repressione” del fenomeno corruttivo.

Settantuno articoli, quelli che compongono la Convenzione, che hanno fatto da base alla legge 190/2012- poi modificata con dal d.lgs 97/2016- con la quale è stata innovata la legislazione in materia, adattandola alle nuove previsioni internazionali.

Emblematica, a tal fine, la creazione di una figura nuova ed interna alle Pubbliche Amministrazioni (tutte, anche quelle c.d. di secondo grado quali i Collegi e gli Ord0ini Professionali), appositamente istituita per rispondere alle esigenze di prevenzione e trasparenza del filone amministrativo: “Il responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza” (RPCT).

I COMPITI DEL RESPONSABILE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA

Prima di individuare i compiti posti in capo a tale figura, vale la pena specificare che il RPCT viene nominato tra i dirigenti di ruolo in servizio che, tuttavia, non abbiano incarichi ulteriori (ad esempio, non devono ricoprire il ruolo di “tesoriere”).

La nomina spetta all’organo di indirizzo e non deve riguardare, salvo casi di assoluta eccezione, esperti esterni all’amministrazione di riferimento. I compiti, i poteri e le funzioni di tale figura sono stati rafforzati e meglio individuati dal Decreto Legislativo 97/2016 nell’ottica di meglio integrarla con il c.d. sistema dei piani: quell’insieme, cioè, di adempimenti che determinati soggetti pubblici debbono compiere per rendere evidenti verso l’esterno, ma anche verso l’interno, previsioni, obiettivi e strategie in materia di corruzione e trasparenza.

Il RPCT si occupa – in via esclusiva- di predisporre il Piano triennale per la prevenzione della corruzione e della trasparenza (PTPC) e di sottoporlo all’Organo di indirizzo per la necessaria approvazione. Lo stesso, dunque, dovrà vigilare sul “funzionamento e sull’osservanza del Piano” vagliandone, quindi, la sua efficacia, proponendo all’uopo le modifiche nel caso di mutamenti nell’organizzazione o attività dell’amministrazione stessa. Vengono, inoltre, previsti obblighi “relazionali” poiché il RCPT dovrà redigere la relazione annuale per illustrare i risultati dell’attività svolta relativamente alle misure di prevenzione previste nel PTPC. Esistono ulteriori precisazioni che attengono maggiormente al grande tema del diritto d’accesso- istituto innovato e divenuto di centrale importanza- prevedendo, tra l’altro, il compito di occuparsi dei casi di riesame dell’accesso civico, alle quali deve dare riscontro con provvedimento motivato entro 20 giorni.

Ben si comprende che la figura del RPCT è cruciale in quel processo di maggior “apertura e trasparenza” della P.A. al cittadino. Lo spazio di autonomia e di indipendenza dell’organo lo rendono, dunque, essenziale per quell’immagine riflessa all’esterno della pubblica amministrazione che potrebbe trovare spazio anche nel procedimento sanzionatorio a carico del dipendente (basti ricordare il sistema di sanzioni per danno all’immagine).

RESPONSABILITA’ A CARICO DEL RPCT

L’eventuale fase patologica dell’incarico è strettamente connessa con le risultanze tanto delle indagini interne promosse dall’Autorità Garante, quanto con le risultanze del processo penale eventualmente conseguente alle riscontrate violazioni (se integranti fattispecie di rilevanza penale). Le sanzioni previste quali conseguenza della fase patologica mirano sostanzialmente a limitare gli eventuali effetti che potrebbero ledere l’immagine esterna della pubblica amministrazione, nonché a stabilire le eventuali responsabilità.

Discernere gli eventuali profili di responsabilità dei diversi soggetti del sistema è fondamentale per chiarire le misure previste dall’ordinamento. Se da un lato ci sarà la figura del RPCT, dall’altro ci potrebbero essere profili di colpevolezza relativi ad altri soggetti, a vario titolo coinvolti o aventi responsabilità per l’evento o per la condotta.

Ancora, il responsabile potrebbe essere colpito da una responsabilità indiretta e di riflesso delle azioni o omissioni perpetrate a danno della P.A. da altri dipendenti/organi.

 

Autrice avv. Valentina Dicorato



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