In caso di esito positivo della messa alla prova è illegittima la confisca del veicolo per il reato di guida in stato di ebbrezza.

15 Luglio 2020

guida in stato di ebbrezza

La questione

Con la sentenza n. 75/2020 la Corte Costituzionale ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 224-ter, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (nuovo Codice della Strada), nella parte in cui prevede che il prefetto verifica la sussistenza delle condizioni di legge per l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della confisca del veicolo, anziché disporne la restituzione all’avente diritto, in caso di estinzione del reato di guida sotto l’influenza dell’alcool per esito positivo della messa alla prova”.

La questione, ritenuta fondata dalla Corte, traeva le mosse dalla notevole differenza di trattamento, in tema di confisca del veicolo, tra chi, accusato del reato di guida in stato di ebbrezza, chiedeva la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria prevista dall’art. 186 C.d.S. con quella del Lavoro di Pubblica Utilità, “consistente nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze” e chi, invece, davanti alla medesima contestazione, chiedeva la sospensione del processo con messa alla prova, la cui concessione è, ai sensi dell’art. 168-bis C.P., “subordinata alla prestazione di lavoro di pubblica utilità”.

Il ricorso dell’imputato al secondo istituto – tendenzialmente motivato dall’impossibilità di accedere al primo per i motivi ostativi citati dall’art. 186 C.d.S. (l’aver provocato un incidente stradale e/o l’aver già usufruito dei Lavori di Pubblica Utilità) – comporta(va) conseguenze maggiormente pregiudizievoli per lo stesso in merito all’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie della sospensione della patente e della confisca del veicolo.

Mentre, infatti, in caso di svolgimento positivo del Lavoro di Pubblica Utilità, il giudice dichiara estinto il reato, disponendo la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e la revoca della confisca del veicolo sequestrato, ai sensi dell’art. 168-ter C.P. l’esito positivo della messa alla prova, pur estinguendo anch’esso il reato per cui si procede, “non pregiudica l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie”.

Ai sensi del previgente testo dell’art. 224-ter C.d.S., in caso di estinzione del reato il potere di verifica in merito alla sussistenza o meno delle condizioni di legge per l’applicazione delle sanzioni amministrative  accessorie passava, quindi, dal giudice penale al prefetto.

Con la sentenza in commento, il “Giudice delle Leggi” ha aderito alla prospettazione secondo cui appariva manifestamente irragionevole che, in caso di estinzione del reato per svolgimento positivo dei Lavori di Pubblica Utilità, il giudice dovesse obbligatoriamente revocare la confisca del veicolo mentre, viceversa, in caso di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, egli dovesse trasmettere gli atti al prefetto, affinché quest’ultimo disponesse la confisca in caso di sussistenza delle condizioni di legge.

In pratica, all’esito (positivo) di prestazioni analoghe ed a fronte della medesima conseguenza dell’estinzione del reato, potevano corrispondere esiti totalmente opposti in merito alla confisca del veicolo. Non solo ma, come rilevato dalla Corte, un eventuale provvedimento negativo (la confisca) conseguiva all’esito di “una misura più articolata ed impegnativa dell’altra”, ossia la messa alla prova.

 

I dubbi irrisolti

Sebbene la Corte Costituzionale abbia limitato il proprio intervento ad un “microsistema” creato all’interno del Codice della Strada in merito al reato di guida in stato di ebbrezza, sottolineando espressamente la mancata interferenza con detto sistema della già citata disposizione dell’art. 168-ter C.P., secondo cui l’estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova non pregiudica l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie, è logico interrogarsi sulla coerenza e ragionevolezza del quadro normativo delineato dalla sentenza n. 75/2020.

Innanzitutto, la coerenza del “microsistema” dovrebbe portare ad analoga pronuncia di illegittimità costituzionale dell’art. 224-ter, comma 6, C.d.S. in relazione al reato di guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, per il quale è altresì prevista, ai sensi del comma 8-bis dell’art. 187 C.d.S., la possibilità di chiedere la sostituzione delle pene con i Lavori di Pubblica Utilità (oltre che la possibilità di chiedere la messa alla prova).

Con il sistema delineato dalla Corte Costituzionale si avranno poi, sempre in tema di confisca del veicolo, conseguenze opposte all’esito delle messe alla prova richieste per i reati di guida sotto l’influenza dell’alcool (o, nel caso di nuova pronuncia di incostituzionalità, in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti) rispetto a quelle richieste per tutti gli altri reati (diversi da quelli previsti dal Codice della Strada) per la cui commissione è stato utilizzato un veicolo (fattispecie per la quale, ai sensi del nuovo comma dell’art. 213 C.d.S., “è sempre disposta la confisca del veicolo”).

 

Conclusioni

Occorrerà pertanto attendere le eventuali future eccezioni di legittimità costituzionale delle norme relative alla sopravvivenza delle sanzioni amministrative accessorie all’estinzione dei reati per esito positivo della messa alla prova onde comprendere come la Corte Costituzionale saprà motivare la ragionevolezza o l’irragionevolezza dei differenti trattamenti riservati a coloro i quali accederanno a tale istituto.

 

Autore Avv. Federico Caporale



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