International day of the endangered lawyer

31 Gennaio 2020

Il 24 gennaio si è tenuto, presso l’aula magna del tribunale Bruno Caccia di Torino, il convegno annuale in occasione dell’International Day of the Endangered Lawyer 2020, organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Torino.

La ricorrenza esiste dal 2009, e la scelta della data è dovuta agli avvenimenti del 24 gennaio 1977, quando quattro avvocati e un collaboratore furono uccisi nel loro studio a Madrid a causa del lavoro che stavano svolgendo. Uno dei colpevoli, che aveva contatti con realtà locali della destra estremista, fu condannato a quindici anni di reclusione, mentre gli altri due assassini riuscirono a fuggire in Brasile e in Bolivia.

Cos’è l’International day of the endangered lawyer

L’International Day of the Endangered Lawyer è stato istituito per creare consapevolezza rispetto alle condizioni in cui gli avvocati, e in generale i professionisti, sono costretti a operare in alcune parti del mondo e rispetto alle pressioni, torture, minacce e violenze di cui sono vittime con la sola colpa di esercitare il loro mestiere e di far valere lo stato di diritto. L’obiettivo, come ha ricordato durante il convegno Roberto Brizzo, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Torino, è quello di condividere le storie dei colleghi perseguitati e/o assassinati, di moltiplicare le voci che chiedono un cambiamento, tramite azioni concrete, dalla partecipazione alle petizioni alle missioni dell’OIAD, e di realizzare noi tutti il cambiamento, applicando quindi quei principi cardine che riguardano l’autonomia della professione di avvocato e la fondamentale distinzione tra l’avvocato e il suo assistito nell’attività lavorativa quotidiana. Dal 2009, ogni edizione si focalizza su un paese diverso e quella del 2020 è dedicata al Pakistan.

La situazione in Pakistan

Gli avvocati in Pakistan subiscono da decenni gravi violazioni dei loro diritti umani e forti pressioni nell’esercizio della professione e la situazione è degenerata nel 2016 con il famoso caso dell’attentato di Quetta, quando il Presidente dell’Ordine degli avvocati della provincia del Baluchistan è stato assassinato brutalmente; la comunità degli avvocati della regione si è riunita fuori dall’ospedale dove era custodito il suo corpo per protestare contro il grave avvenimento e proprio in quel contesto un kamikaze si è fatto esplodere, causando una strage che ha coinvolto quasi un’intera generazione di avvocati e provocando una vera e propria crisi del sistema della giustizia in Baluchistan. I colpevoli non erano solo terroristi e fanatici religiosi, ma anche membri delle forze dell’ordine. Per introdurre il caso particolare del Pakistan, è stata registrata e condivisa con il pubblico una videointervista di Saif- ul- Malook, avvocato dei Diritti Umani e difensore di Asia Bibi, rilasciata esclusivamente per l’evento al Tribunale di Torino, nella quale racconta la propria storia e quella di molti altri che, come lui, sono stati perseguitati perché difensori di un accusato di blasfemia.

Gli interventi

Dopo una breve ma significativa introduzione di Simona Grabbi (Presidente COA di Torino), che ha sottolineato l’importanza di rivendicare il valore di questa particolare giornata ed ha voluto focalizzare l’attenzione del pubblico sull’ossimoro nel vedere i propri diritti calpestati nel tentativo di difendere quelli di altri esseri umani, si sono susseguiti numerosi interventi di avvocati ed altre figure professionali operanti nel contesto dei diritti umani.

L’OIAD

L’avv. Barbara Porta (consigliere COA di Torino) ha fornito per prima cosa una panoramica sul funzionamento dell’OIAD (Osservatorio Internazionale Avvocati in Pericolo), illustrando le sue funzioni (censire, raccogliere messaggi di alert riguardo a violazioni di diritti a danno di avvocati, recensire e divulgare, per mezzo di report, informazioni relative ai singoli paesi in analisi) e i suoi strumenti (dalle missioni, ai report paese, agli interventi economici e sociali). Dei 34 Ordini membri dell’OIAD, 12 sono Ordini italiani che si impegnano affinché la professione possa essere svolta in autonomia, senza rischi e pericoli per gli avvocati in ogni parte del mondo.

Casi pakistani

I relatori hanno riportato, come più volte è stato ripetuto durante il convegno, semplici storie di vita vissuta e di persone comuni, che stavano soltanto svolgendo il proprio lavoro e i cui diritti sono stati brutalmente calpestati. Rashid Rehnan ad esempio, Coordinatore della Commissione per i Diritti Umani del Punjab, nel 2014 stava difendendo un professore universitario accusato di blasfemia, quando è stato minacciato di morte dai colleghi di controparte. Ha denunciato l’accaduto alle autorità, che l’hanno ignorato e nel maggio dello stesso anno è stato assassinato nel suo ufficio. Durante il suo funerale qualcuno ha fatto circolare dei volantini che invitavano tutti gli avvocati a temere Dio e ad esitare prima di accettare casi di blasfemia e che sentenziavano che il collega Rehnan avesse avuto ciò che si meritava per aver scelto di difendere il suo assistito.

Anche Asma Jahangir ha pagato a caro prezzo la sua scelta di essere attivista per i diritti umani: è stata arrestata più volte, aggredita per aver difeso un ragazzo accusato di blasfemia, picchiata, trattenuta, minacciata, ma non ha mai smesso di battersi per i diritti delle donne e dei più deboli e di difendere la dignità di ogni individuo. Era solita dire che la giustizia è un lusso in alcune parti del mondo e ha sempre lavorato per cambiare la situazione, arrivando a lavorare per le Nazioni Unite.

Il Dott. Malik Adnan Sher (Presidente dell’Associazione Pakistan Piemonte e mediatore culturale) ha condiviso l’esperienza di Mukhtar Mai, vittima di stupro che, invece di suicidarsi per il disonore e la vergogna come spesso succede in Pakistan, ha iniziato una battaglia contro i suoi aggressori. Nonostante cinque dei sei uomini da lei accusati e inizialmente condannati a morte siano stati in un secondo momento rilasciati, con l’indennizzo ottenuto ha fondato il Mukhtar Mai Women’s Welfare Organization, con la quale si batte quotidianamente per i diritti delle donne.

Altri interventi

Nonostante l’edizione di quest’anno fosse dedicata al Pakistan, è importante ricordare che i Paesi in cui i diritti degli avvocati sono a rischio sono molti, tra questi l’Iran, l’Egitto, la Turchia, le Filippine, il Cile; per questo i relatori hanno incluso interventi riguardanti i suddetti paesi in occasione dell’International Day. Nonostante i costanti sforzi per superare il binomio “difesa dei diritti umani” e “avvocati in pericolo”, la strada da percorrere è ancora lunga:

Nasrin Sotoudeh è tuttora in carcere condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate per “reati di sicurezza nazionale” in Iran;

Mahienour El-Masry è stata prelevata da tre uomini in un van ed incarcerata senza neanche un processo in Egitto;

Dal 2016 in Turchia è in corso la cosiddetta “repressione delle toghe” ad opera di Erdogan;

Benjamin Ramos è stato minacciato di morte e assassinato nel novembre 2018 nelle Filippine;

Difendere i diritti dei Mapuche e delle altre popolazioni indigene resta ad oggi un’attività pericolosa in Cile.

Conclusioni

Al termine dell’incontro è stato annunciato che il 2020 sarà l’anno dell’avvocato in pericolo, il che significa che saranno organizzate numerose valide iniziative al fine di sensibilizzare non solo la comunità degli avvocati, ma anche un pubblico più generico, rispetto al tema dei diritti umani degli avvocati nei Paesi a rischio. Sarà un’ulteriore occasione per divulgare e ripetere le storie di chi si è sacrificato per difendere la dignità dell’uomo, perché è solo condividendo queste esperienze a gran voce che si può indurre il cambiamento. A questo proposito, è utile citare proprio l’avvocato Asma Jahangir: “You knock, and you knock, and you knock, and you knock, and you knock, and one day they are going to hear.” Se si bussa e poi si bussa ancora, e ancora, e ancora, prima o poi qualcuno sentirà.

 

 

Carolina Tardito, autrice Autrice Carolina Tardito Baudin



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