L’avvocato del futuro

27 Dicembre 2019

La letteratura sul rapporto tra la professione legale e la tecnologia è in continuo aumento, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro è stata ampiamente discussa, nascono sempre più applicazioni innovative del diritto e, in questo contesto di cambiamento e fervore, come si colloca la figura dell’avvocato?

Driver del cambiamento

Verga insegna che il cambiamento arriva come un fiume in piena e miete sempre delle vittime, infatti è difficile immaginare l’avvocato tradizionale o il piccolo studio legale sopravvivere nel nuovo mondo che si profila. Richard Susskind, che ha a lungo studiato l’impatto delle nuove tecnologie sul mondo contemporaneo e sulla professione,  ripete spesso il mantra “Cambiare o morire” ed ha identificato tre drivers del cambiamento: more for less, new competition e technology.

Questi tre aspetti sono evidentemente concatenati tra loro, dal momento che l’avanzamento della tecnologia sta rendendo superflui alcuni dei servizi offerti in passato dai professionisti legali, obbligando gli avvocati più smart ad allontanarsi dalla propria comfort zone per esplorare nuovi ruoli e nuove modalità di consulenza. Lo “studio matto e disperatissimo” dei casi, l’analisi meticolosa dei testi, la memorizzazione di interi codici sono abilità che perdono valore nel momento in cui si mette in commercio un legal assistant come Pepper, prodotto da IBM, in grado di svolgere le attività di lettura e analisi di dati in modo più efficace e celere di quanto potrebbe fare un essere umano, o quando si utilizza un sistema predittivo come Case Crunch, che è in grado di prevedere le decisioni giudiziarie e suggerire letteralmente all’avvocato la migliore strategia da mettere in atto.

Quella con la tecnologia è una competizione solo se la si interpreta dal punto di vista di un legale resistente al cambiamento, mentre per altri può significare risparmio di tempo, di energie e una solida assistenza che permette di concentrarsi sullo sviluppo di altri servizi e aspetti innovativi della professione che, se valorizzati, rappresentano la vera evoluzione e distaccano uno studio legale smart dagli altri.

L’avvocato smart

Lo spirito di adattamento al progresso tecnologico e sociale si misura su più livelli, a cominciare dal professionista, per arrivare alla dimensione collettiva. Il mindset individuale chiaramente determina lo sviluppo di un dato ambiente di lavoro e di un rapporto professionale con i colleghi. La formula per sfuggire l’estinzione della professione ed, anzi, sfruttare al meglio la spinta del cambiamento, è quella di non porsi limiti nella definizione di “avvocato”. La terminologia e il linguaggio sono sempre cruciali quando si tratta di creare social change, perché per quanto possano sembrare marginali, sono il tramite delle idee e sono il modo più banale attraverso cui ci si pone dei limiti e delle barriere. Il linguaggio giuridico e le definizioni devono quindi ammorbidirsi ed acquisire un carattere fluido, che si applichi anche al piano pratico. Un legale che si definisce consulente, per ovvie ragioni non si precluderà alcune possibilità solo perché non rientrano nella definizione tradizionale di “avvocato”, ma si aggiornerà e si scoprirà incuriosito dalla contaminazione professionale. La profonda conoscenza del diritto non passa in secondo piano, ma non è più l’unica skill fondamentale per avviare o portare avanti uno studio. Le soft skills, la creatività, lo spirito imprenditoriale si rivelano attributi imprescindibili per articolare nuove soluzioni e strategie al passo con i tempi.

La professione è destinata a cambiare, non a scomparire. Chi sarà abbastanza flessibile da scoprire i big data, da riorganizzare il lavoro includendo nuove figure strategiche, come quella dell’Innovation Officer, da aggiornare le proprie competenze in modo costante, vedrà enormi potenzialità in questo momento di instabilità.

Il nuovo studio legale

La mentalità dell’avvocato profilata nel paragrafo precedente non può certo essere limitata dalle mura dello studio legale tradizionale, che orbita intorno a un dominus ingombrante, magari leggermente dispotico, e si limita ad essere un luogo di lavoro dove uno o più professionisti svolgono le proprie mansioni.  Lo studio legale del futuro ha diverse caratteristiche. Per prima cosa è multidisciplinare, non necessariamente perché si specializza in tutti i campi del diritto, ma perché è l’approccio della squadra ad essere vario e differenziato. La parola “squadra” non è una scelta casuale: lo studio del futuro è molto più simile ad una società di consulenza, e la sua struttura è decisamente più democratica, basata su un team di collaboratori (avvocati e non) che lavorano per raggiungere obiettivi ben precisi, e soprattutto condivisi. La collaborazione e la coesione sono valori imprescindibili, perché quando lo studio smette di essere solo un luogo fisico, ma diventa uno spazio mentale e culturale, è necessaria una governance che permetta di organizzare funzionalmente una complessa struttura di persone, pratiche e risorse.

E’ chiaro che l’innovazione non è una sequenza di pratiche, ma uno stato mentale volto ad andare oltre, a sperimentare e a perfezionare. Queste sono le basi per iniziare a ridefinire la figura dell’avvocato in Italia.



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