LA TUTELA DELL’AMBIENTE ENTRA NELLA COSTITUZIONE ITALIANA: LE NOVITA’ INTRODOTTE DALLA RIFORMA DEL 2022.

Con 468 voti a favore, 1 contrario e 6 astenuti, la Camera dei deputati ha concluso, l’8 febbraio 2022, l’iter di approvazione della Legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 del 22 febbraio 2022, che ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione, al fine di introdurre nella nostra Carta fondamentale la tutela dell’ambiente.

Una riforma epocale, i cui contenuti innovativi e tempi record di conclusione restituiscono il forte consenso che ha guidato il nostro Parlamento nella sua approvazione.

Le modifiche apportate agli artt. 9 e 41 della Costituzione.

Per la prima volta nella storia repubblicana viene modificato uno degli articoli che enunciano i principi fondamentali della Costituzione, ossia l’articolo 9: al testo originario, che imponeva la tutela del patrimonio paesaggistico e del patrimonio storico e artistico della nazione, è stato aggiunto un terzo comma, che prevede che la Repubblica “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

La modifica all’articolo 41, invece, introduce due nuovi limiti all’iniziativa economica pubblica e privata, oltre a quelli già previsti della sicurezza, della libertà e della dignità umana: la salute e l’ambiente, che diventano, quindi, paradigmi da tutelare da parte dell’economia.

La nuova formulazione dell’articolo 41 prevede, inoltre, che le istituzioni possano orientare l’attività economica pubblica e privata non soltanto verso fini sociali, ma anche verso fini ambientali.

Verso l’abbandono di una prospettiva meramente antropocentrica. 

Le modifiche introdotte si inseriscono nel trend avviato già da diversi anni nell’ambito dell’Unione europea, consolidatosi anche grazie all’intervento di importanti sentenze della nostra Corte costituzionale, e sono fortemente innovative per l’assetto costituzionale e legislativo italiano.

Con questa riforma, infatti, l’ambiente, la biodiversità, gli ecosistemi e gli animali non solo sono considerati beni oggetto di tutela costituzionale, ma sono elevati al rango di valori primari, dotati di una dignità autonoma e, pertanto, considerati meritevoli di essere tutelati in quanto tali e non solo come strumenti o risorse a servizio dell’umanità.

Naturalmente, la modifica legislativa non è un punto d’arrivo, ma una tappa verso l’evoluzione del diritto e, soprattutto, verso un reale cambiamento nell’operato sia delle istituzioni che dei privati: l’impatto innovativo dipenderà anche dalle interpretazioni ed applicazioni di tali norme che gli operatori del diritto adotteranno in concreto nel prossimo futuro.

 

avv. Luna Ambrosino  Autrice Avv. Luna Ambrosino

Lexchance non si ferma: con Donatella Mento pronta anche la sede di Brescia.

Dopo Torino e Roma, Lexchance apre anche a Brescia con l’integrazione dello studio dell’avvocato Donatella Mento. L’indirizzo della nuova sede è via Cipro 30, vicino a Confindustria Brescia.  

L’integrazione sarà effettiva dal 10 febbraio. In quell’occasione la Mento sarà ospite del Rotary Club della Città insieme al Senior Partner Vittorio Aversano ed al Counsel Nicolò Bussolati per parlare di Online Brand Protection e di repressione delle violazioni ai diritti di proprietà intellettuale sul web, practice su cui lo studio sta investendo moltissimo.  

Aprire in una zona di comprovata importanza economico-sociale come la Lombardia, con la nuova sede di Brescia, e avere con noi una personalità del livello di Donatella Mento – grande esperta di diritto amministrativo – è motivo di orgoglio e la conferma di voler realizzare progetti di lungo termine, destinati ad innovare il mondo della consulenza” hanno affermato Stefano Ponte e Francesco Marabeti, Managing Partners di Lexchance. 

Lexchance, Vittorio Aversano nuovo responsabile Head of IP & Brand Protection.

Lexchance rinforza il proprio organico con l’entrata di Vittorio Aversano in qualità di senior partner responsabile del dipartimento Intellectual Property & Brand Protection. L’avvocato Aversano ha ricoperto il ruolo di Senior IP & Brand Protection Counsel presso Bulgari (gruppo LVMH), azienda in cui ha operato per oltre sei anni, implementando un sistema globale di online brand protection e dedicandosi allo sfruttamento delle nuove tecnologie nonché allo sviluppo di mobile applications, al coordinamento delle operazioni di anticontraffazione in decine di Paesi, a complesse acquisizioni di contenuti protetti da copyright e di licenze negli ambiti dell’advertising e degli eventi internazionali.  

Abilitatosi a Torino nel 2009, ha ottenuto la doppia qualifica di Solicitor of the Senior Courts of England and Wales presso la Solicitors Regulation Authority di Londra.  

Tra le sue esperienze lavorative figurano quelle in Brandit a Zurigo, come Head of Online Legal Enforcement, Jacobacci & Partners, Ls Lexjus Sinacta e Interpatent.   

Vittorio Aversano opererà dalla sede di Torino e condividerà con i professionisti del dipartimento IP l’ulteriore sviluppo della practice sulla protezione del brand online nonché sulla prevenzione e repressione delle violazioni ai diritti di proprietà intellettuale sul web. 

IL MOBBING E’ REATO?

Oltre alla tutela in ambito civile, al verificarsi di determinate circostanze è possibile prevedere una tutela del lavoratore anche in sede penale in caso di soprusi e vessazioni patiti sul posto di lavoro.
Per anni la Giurisprudenza ha ricondotto tali comportamenti nell’alveo delle condotte punite ai sensi dell’art. 572 c.p., adattando la fattispecie dei maltrattamenti in famiglia, ricorrendo ad un concetto allargato di famiglia.

 

Quando si parla di para-familiarità?

E’ stato, in proposito, creato il concetto di “para-familiarità”, che si verifica in caso di sottoposizione di una persona all’autorità di un’altra in un contesto di prossimità permanente, di abitudini di vita (anche lavorativa) e di affidamento, fiducia e aspettative del sottoposto rispetto all’azione di chi ha ed esercita su di lui la posizione di supremazia (Cass. Pen., sez. VI, 28.09.2016, n. 51591). In sostanza, si ravviseranno gli estremi penalmente rilevanti del “mobbing” in tutti i casi di rapporto stretto e, per l’appunto, para-familiare connotato da una soggezione e subordinazione di un soggetto rispetto all’altro, come nel caso di un dipendente nei confronti di un datore di lavoro che gestisca l’azienda con atteggiamento “padronale” (Cass. Pen., sez. VI, 07.06.2018, n. 39920).

 

Oltre i maltrattamenti, nuove forme di tutela

Occorrerà poi distinguere le ipotesi di “abuso dei mezzi di correzione o di disciplina” (art. 571 c.p.), tipiche di quei casi in cui un superiore gerarchico superi i limiti fisiologici connessi a tale potere (ad esempio ricorrendo ad epiteti offensivi, etc..) dalle ipotesi di mobbing ex art. 572 c.p. che ricorreranno in caso di comportamenti del tutto avulsi dal potere di correzione e di disciplina funzionale ad assicurare l’efficacia e la qualità lavorativa.

 

Quando lo stalking si verifica sul posto di lavoro

Ancora, recentemente si è posto il problema di come sanzionare le condotte che esulano dall’ipotesi della para-familiarità, come in caso di assenza di una subordinazione (ad es. condotte verificatesi tra colleghi di pari grado o addirittura da parte di un sottoposto in danno di un superiore gerarchico). Recentemente è stata riconosciuta la sussistenza del reato di atti persecutori (il noto “stalking”), ovviamente a condizione che le condotte persecutorie presentino anche tutte le altre caratteristiche del reato quali l’insorgenza di un grave e perdurante stato di ansia o il cambio di abitudini della persona offesa o il timore per la propria o altrui incolumità (Cass. Pen., sez. V, 14.09.2020, dep. 09.11.2020, n. 31273).

Variegato è quindi il panorama anche in ambito penale per la tutela del lavoratore sul posto di lavoro.

 

Chiara Luciani  Autrice Avv. Chiara Luciani

IL MOBBING SUL LAVORO: COS’E’ E QUANDO PUO’ ESSERE RISARCITO.

Il mobbing: definizione

 

Come è noto, il termine mobbing è oggi diffusamente utilizzato nell’ambito lavorativo per indicare un attacco ripetuto e continuato con finalità persecutoria contro una persona e/o un gruppo di persone da parte del datore di lavoro, dei superiori o di pari grado.

 

Le condotte mobizzanti possono consistere in:

  • Attribuzione di compiti esorbitanti o eccessivi, e comunque tesi a produrre disagi in relazione alle condizioni fisiche e psicologiche del lavoratore; di compiti dequalificanti; o processi di marginalizzazione rispetto ad iniziative di aggiornamento professionale;
  • Impedimento sistematico ed immotivato a condividere informazioni utili all’attività lavorativa;
  • Pressioni o molestie psicologiche;
  • Critiche immotivate ed atteggiamenti ostili;
  • Esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo nei confronti del lavoratore mediante l’avvio di procedimenti disciplinari pretestuosi.

 

Chi sono le persone coinvolte

 

Le persone coinvolte nel processo e nella strategia mobizzante sono essenzialmente tre:

  • Il mobizzato – la vittima – che subisce tali comportamenti sino ad essere isolato, nonché spesso incompreso e solo di fronte al suo “persecutore”;
  • Il mobber – l’aggressore – che mette in atto l’attività vessatoria da solo o assieme ad altri;
  • il co-mobber – lo spettatore – che coincide con coloro che pur non essendo coinvolti direttamente nel processo di mobbing, lo percepiscono, non si oppongono e non si attivano per porvi fine, contribuibuendo indirettamente al mantenimento dell’azione vessatoria.

 

 

I riferimenti normativi

 

Il fenomeno del mobbing trova la sua disciplina in due provvedimenti normativi:

  • il d. lgs. n. 215/2003, attuativo della direttiva 2000/43/CE, per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica;
  • il d.lgs. n. 216/2003, attuativo della direttiva 2000/78/CE, per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro a prescindere dalla religione, dalle convenzioni personali, dagli handicap, dall’età o dall’orientamento sessuale.

 

Il maggiore apporto interpretativo lo ha tuttavia offerto la giurisprudenza, che ha creato un vero e proprio “codice” delle condotte mobizzanti. L’apporto dei giudici ha infatti consentito, ad esempio:

  • di distinguere il mobbing dal demansionamento (vale a dire tra la condotta illecita ed il mancato rispetto dell’obbligo del datore di lavoro di adibire il lavoratore alle mansioni per le quali è stato assunto o a mansioni equivalenti, ai sensi dell’art. 2103 Cod. Civ.);
  • di delimitare gli oneri probatori a carico del lavoratore;
  • di tipizzare le varie forme di mobbing;
  • e di individuare il danno conseguente all’aver subito una strategia mobizzante.

 

L’onere della prova

 

Tra le tante pronunce sul tema, si menziona quella della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 6572/06 che ha riconosciuto la sussistenza del danno esistenziale come un’autonoma e legittima categoria giuridica in seno all’art. 2059 Cod. Civ. qualificandola come. «Ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno».

A ciò si aggiunga che con la sentenza in esame, le Sezioni Unite, chiamate a decidere su quale parte processuale – ricorrente o resistente – incomba l’onere della prova relativamente al danno non patrimoniale conseguente da demansionamento e/o dequalificazione, hanno statuito che l’onere probatorio è a carico della parte ricorrente. Il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico e esistenziale che ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non potrà dunque prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo.

 

In conclusione

 

Il danno esistenziale – da intendersi come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendo a scelte di vita diverse quanto alla espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno – va dimostrato in giudizio:

  • sia per il tramite delle prove documentali e/o testimoniali;
  • sia attraverso la c.d. prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti – (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all’interno ed all’esterno del luogo di lavoro della operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni poste in essere nei confronti del datore comprovanti la avvenuta lesione dell’interesse relazionale, effetti negativi dispiegati nella abitudine di vita del soggetto) – si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all’esistenza del danno, facendo ricorso, ex 15 del codice di procedura civile, a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza.

 

stefano ponte Autore Avv. Stefano Ponte

IL CONTRATTO DI FRANCHISING

Cosa si intende per contratto di franchising

Per franchising (dal francese franchise, franchigia o privilegio) s’intende una forma di collaborazione continuativa per la commercializzazione di beni e/o servizi, tra un imprenditore – detto affiliante o franchisor – e uno o più imprenditori – detti affiliati o franchisee – economicamente e giuridicamente indipendenti. Tale contratto trova un’organica disciplina nella L. n. 129 del 06.05.2004.

Affiliante e affiliato stipulano un apposito contratto, con il quale si impegnano al rispetto di reciproci obblighi: l’affiliante – dietro corrispettivo – concede all’affiliato l’utilizzazione della propria formula commerciale, unitamente ad altre prestazioni e forme di assistenza atte a consentire allo stesso la gestione della propria attività con la medesima immagine dell’impresa affiliante. L’affiliato, viceversa, s’impegna a far proprie la politica commerciale e l’immagine dell’affiliante nell’interesse reciproco delle parti medesime e del consumatore finale.

Il successo del franchising

Nonostante le diverse condizioni generate dall’emergenza pandemica, il modello di franchising ha dimostrato una solida capacità di tenuta e adattamento, risultando oggi una scelta vincente. Infatti, secondo il Rapporto 2021 condotto da Assofranchising (Associazione Italiana del Franchising), il giro d’affari del franchising in Italia ha raggiunto i 27 miliardi di euro, con un incremento del 3,5% rispetto al 2019. Non solo, negli ultimi dieci anni, lo sviluppo delle imprese in franchising è raddoppiato, raggiungendo quota 877 imprese rispetto alle circa 400 dell’anno 2000. Tra i settori maggiormente attivi vi sono il Settore dei Servizi ai privati e alle imprese, il Settore dell’Abbigliamento ed il Settore della GDO. Quest’ultimo, pur avendo subito un calo significativo nella costituzione di nuove reti di franchising a seguito dell’epidemia da Covid-19, genera ad oggi oltre 9 miliardi di fatturato.

 

I vantaggi di aprire un franchising

I vantaggi per il soggetto che decide di intraprendere un’attività in franchising sono ampiamente noti. In estrema sintesi, l’affiliato – grazie alla riconoscibilità del marchio, alla consolidata reputazione aziendale, alla clientela già fidelizzata e all’assistenza continua da parte del franchisor – ha la garanzia di un agevole accesso al capitale e di una rapida espansione commerciale. In questo modo, la possibilità di inserirsi sul mercato avviene con costi e rischi notevolmente ridotti. D’altro canto, anche i vantaggi per il franchisor sono diversi: l’azienda madre, attraverso l’affiliazione commerciale di nuovi franchisee, radica la propria presenza attiva sul mercato, intensificando la distribuzione dei prodotti e valorizzando il proprio marchio con minori costi rispetto ai canali tradizionali di vendita.

Conclusione

È, dunque, di tutta evidenza il successo che un soggetto può ottenere dalla progettazione e messa a regime di sistemi di franchising. In tale contesto, è però opportuno, da un lato, che l’affiliato raccolga il maggior numero di informazioni sull’azienda madre, e dall’altro, che in sede di trattativa con il franchisor e di valutazione dell’affiliazione commerciale proposta si avvalga di un supporto professionale adeguato, in modo tale da acquisire tutti gli elementi utili prima della stipula del contratto. In tal modo è possibile assicurarsi, ad esempio, che il contratto non contenga clausole vessatorie e/o compromissorie, che il business plan non riporti dati erronei e che il know-how trasmesso dal franchisor si riveli del tutto evanescente. Ciò è tanto più importante laddove si consideri che l’affiliato in franchising risponde interamente della propria attività, in quanto imprenditore soggetto al rischio d’impresa.

 

 

virginia viale Autrice Virginia Viale

DIRITTI DELL’INDIVIDUO E USO DI TECNOLOGIE DIGITALI DA PARTE DEL POTERE PUBBLICO

“Che impatto ha la tecnologia sulla nostra vita? Civiltà Digitale nasce con l’obiettivo di raccontare questo fenomeno e immaginare un futuro che abbia le persone al centro.”

In occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno 2021, i TEDx di tutta Italia condurranno Democrazia Digitale, una maratona di talk sul rapporto tra tecnologia e società.
All’interno della Virtual Venue – aperta dal 26/05 al 07/05 – DOMANI MARTEDI’ 1 GIUGNO, ALLE ORE 16.00 ci sarà un incontro “split screen” tra Nicolò Bussolati, Avvocato e Capo dipartimento IT dello Studio Lexchance, e Alice Giannini, Dottoressa di ricerca dell’Università di Firenze e Capo Dipartimento Cyber di StraLi. Alice e Nicolò risponderanno alle domande che compariranno a schermo, al fine di affrontare il tema dei diritti dell’individuo vis-à-vis l’uso di nuove tecnologie da parte del potere pubblico. Assieme a loro, troveremo risposta alle nostre domande, e ce ne faremo di nuove, alla ricerca di una società tecnologica migliore per tutti.

 

 

LINK alla virtual venue per registrarsi gratuitamente all’evento: virtualvenue.stream

Civiltà Digitale è anche un’APP per iOS e Android. Articoli, dibattiti e approfondimenti per ragionare sull’impatto della tecnologia nelle nostre vite, creando consapevolezza e partecipazione sul paradigma digitale e sul percorso umano al suo interno.
LINK al sito per scaricare l’APP: https://civiltadigitale.com/

LA PROCEDURA DI MEDIAZIONE COME STRUMENTO DI TUTELA IMMEDIATA DEI DIRITTI AI TEMPI DELLA PANDEMIA.

Il diffondersi del virus Covid19 ed il conseguente stato pandemico hanno imposto alle Istituzioni di adottare provvedimenti sempre più tassativi, che hanno inciso in maniera significativa sui diritti e sulle libertà dei cittadini, portando alla sospensione totale o parziale di molte attività sia dei singoli sia delle imprese. 

Da un punto di vista strettamente giuridico, tale situazione ha determinato un aumento del rischio di inadempimenti contrattuali, soprattutto in tema di rapporti di durata, ed al conseguente inevitabile ricorso alla giustizia civileche rischia di paralizzarsi proprio a fronte dell’insorgenza di numerosi contenziosi. 

Di fronte a tale scenario, ha assunto rilievo l’adozione sempre più frequente dei c.d. strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, come la c.d. procedura di mediazione, che consente, da un lato, la tutela dei diritti e degli interessi di persone fisiche e giuridiche ed in tempi più brevi rispetto a quelli della giustizia civile e, dall’altro, evita un sovraccarico del sistema giudiziario. La stessa Ministra della Giustizia Marta Cartabia, in occasione della propria relazione alle commissioni giustizia di Camera e Senato del 15 e 18 Marzo 2021, ha evidenziato come le forme alternative di risoluzione dei conflitti producono effetti virtuosi di alleggerimento dell’amministrazione della giustizia”. 

 

I vantaggi della procedura di mediazione.  

 

Tra i motivi di successo della procedura di mediazione ci sono sicuramente il ruolo di un Mediatore quale soggetto terzo ed imparziale rispetto alle parti, i costi più contenuti rispetto a quelli giudiziali ed immediatamente consultabili dai tariffari ministeriali, e la possibilità di raggiungere un accordo, avente peraltro valore di titolo esecutivo, in tempi realisticamente più brevi rispetto a quelli di un processo. 

A titolo esemplificativo, si consideri che, con l’inizio della pandemia, in conseguenza delle misure restrittive dettate per far fronte all’emergenza sanitaria, molte prestazioni contrattuali sono divenute eccessivamente onerose, rendendo in molti casi “impossibile” il corretto adempimento delle stesse. In tali ipotesiè possibile, in luogo della risoluzione del contratto, rinegoziarne i termini, non avviando necessariamente un giudizio, ma percorrendo una procedura alternativa e più breve quale quella della mediazione. 

 

La mediazione durante la pandemia. 

 

Idecreto-legge n. 28/2020, convertito in legge n. 70/2020, ha introdotto in tema di mediazione particolari novità, sancendo l’obbligatorietà del preventivo esperimento della procedura di fronte a violazioni di obbligazioni contrattuali conseguenti al COVID-19In tal modo, il Legislatore ha previsto un ampliamento delle materie per cui il previo esperimento della procedura di mediazione costituisce condizione di procedibilità della domanda. 

Con il predetto intervento normativo è stato altresì previsto che, con il consenso preventivo delle parti, gli incontri di mediazione possano svolgersi mediante sistemi di videoconferenza. L’avvocato, che sottoscrive con firma digitale, può dichiarare autografa la firma della parte assistita collegata da remoto e apposta in calce al verbale e all’accordo di conciliazione. Tale accordo, munito di sottoscrizione digitale del mediatore e degli avvocati delle parti, costituisce titolo esecutivoIl mediatore, dopo aver apposto la propria sottoscrizione digitale, è tenuto a trasmettere l’accordo così formato, tramite posta elettronica certificata, agli avvocati delle partiIn tali casi l’istanza di notificazione dell’accordo di mediazione può essere trasmessa all’ufficiale giudiziario mediante l’invio di un messaggio di posta elettronica certificata.  

 

La mediazione come risposta alla richiesta di celerità nel diritto. 

 

In conclusione, anche alla luce delle novità introdotte con il predetto decreto, si ritiene che il ricorso alla procedura di mediazione ed agli altri strumenti di risoluzione alternativa delle controversie possa soddisfare concretamente il bisogno di immediatezza di tutela dei diritti, che più che mai in tale momento storico è avvertito da molti soggetti giuridiciCome rilevato dalla Ministra Marta Cartabia, in occasione della richiamata relazione alle commissioni giustizia di Camera e Senatooccorre osservare che le soluzioni negoziali e di mediazione si renderanno tanto più necessarie nel contesto attuale, in cui gli effetti economici della pandemia stanno determinando forti squilibri nei rapporti giuridici esistenti. La giustizia preventiva e consensuale rappresenta una strada necessaria per il contenimento di una possibile esplosione del contenzioso presso gli uffici giudiziari quando cesseranno gli effetti dei provvedimenti che bloccano gli sfratti, le esecuzioni, le procedure concorsuali, i licenziamenti, il contenzioso bancario, ad esempio”. 

 

avv. graziella lapenta Autrice Avv. Graziella Lapenta

Le reti di imprese: “coopetition” contro la crisi

Il perdurare dell’emergenza sanitaria continua a mettere a dura prova l’economia italiana, costituita principalmente da piccole e medie imprese, spesso troppo poco strutturate per affrontare l’instabilità economica e finanziaria derivante dalla pandemia.
Per sopravvivere nell’attuale panorama, diventa, quindi, fondamentale individuare strumenti in grado di stimolare la produttività e la crescita. Tra questi, l’ordinamento italiano mette a disposizione un sistema di collaborazione imprenditoriale chiamato contratto di rete.  

 

Cos’è la rete tra imprese 

La disciplina del contratto di rete è contenuta nell’art. 3 comma 4 ter D.L. n. 5/2009, convertito con L. n. 33/2009 s.m.i.il quale lo definisce come un accordo stipulato tra due o più imprese, non necessariamente con sede nello stesso territorio, finalizzato a creare una rete di cooperazione e reciproca collaborazione per lo svolgimento di una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali, allo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la capacità innovativa e la competitivi sul mercato.
Più in dettaglio, si tratta di un contratto con il quale le imprese partecipanti stabiliscono, sulla base di un comune programma di rete, obiettivi strategici, diritti ed obblighi reciprocil’organizzazione interna della rete, incluse le modalità di adesione di future imprese, e le regole per l’assunzione delle decisioni su aspetti di interesse condiviso, pur mantenendo ciascuna la propria autonomia e la propria indipendenza giuridica ed economica.  

 

Uno strumento elastico ed adattabile alle esigenze concrete degli imprenditori 

Uno dei principali punti di forza di questo strumento è la sua elasticità, in quanto consente di graduare l’intensità del legame che sorge tra le imprese aderenti sulla base delle loro esigenze specifiche.
Le partecipanti, infatti, possono optare per un vincolo più “leggero”, costituendo una rete non dotata di soggettività giuridica (c.d. rete-contratto), con la facoltà di istituire un organo comune di gestione (dotato o meno del potere di rappresentanza) ed un fondo patrimoniale comune.
In alternativa, possono scegliere per un vincolo più “pesante”, creando un nuovo soggetto giuridico, (è il caso della c.d. rete-soggetto) oppure optando per forme di fusione aziendale.
In particolare, la fattispecie della rete-soggetto si configura stipulando il contratto di rete nella forma dell’atto pubblico, della scrittura privata autenticata o per atto firmato digitalmente e conferendo alla  rete soggettività giuridica autonoma, con l’iscrizione nella sezione ordinaria del Registro delle Imprese; in tale ipotesi, l’istituzione del fondo patrimoniale e dell’organo comune è obbligatoria 

 

Perché la rete 

Il network di imprese è un’alleanza che realizza in concreto il proverbio “l’unione fa la forza”.
I vantaggi derivanti dall’adozione di questo modo di fare impresa sono numerosi, soprattutto nella realtà italiana (caratterizzata da imprese di piccole dimensioni, la cui competitività spesso risiede nel know how altamente specializzato), ed ancor più apprezzabili alla luce dell’attuale situazione emergenziale.
La cooperazione non preclude la competitività, anzi la favorisce.
Attraverso la condivisione di informazioni, prestazioni di natura industriale, tecnica o tecnologica e processi produttivi, le imprese completano le reciproche produzioni e forniscono un importante contributo innovativo alle altre.
In questo modo, le p.m.ipossono presentarsi sui mercati globali come soggetti più forti, essendo percepite quasi come un’entità unitaria, senza però rinunciare alla loro autonomia ed indipendenza.
Acquistando un maggior peso economico e contrattuale, possono aprirsi a nuovi mercati, accedere con più facilità al credito, partecipare a bandi regionali, nazionali ed internazionali e sviluppare economie di scala con una produzione in crescita, ma ad un minor costo.
Stimolo alla rete di imprese sono, inoltre, le agevolazioni fiscali e gli incentivi amministrativi, oltre che la possibilità di avviare progetti di ricerca e sviluppo anche in un’ottica di un’economia più green e sostenibile.  

 

Le novità introdotte dalla normativa “anticovid 

Le numerose opportunità offerte dall’istituto in commento per far fronte all’emergenza pandemica sono state colte dal Legislatore, il quale ha introdotto, con l’art. 43 bis della L. n. 77/2020 (Legge di conversione del c.d. Decreto Rilancio) e con l’art. 12 del D.L. n. 183/2020 (c.d. Milleproroghe), alcune novità in tema di contratto di rete con causale di solidarietà.
In breve, per gli anni 2020 e 2021, il contratto di rete può essere stipulato per favorire il mantenimento dei livelli di occupazione delle imprese di filiere colpite dalla crisi economica conseguente alla pandemia
In tali ipotesi, alle imprese retiste è data la possibilità di fare ricorso agli istituti del distacco e della codatorialità per lo svolgimento di prestazioni lavorative presso le altre aziende partecipanti alla retegarantendo così il mantenimento dei livelli occupazionali. 

 

 

avv. Luna Ambrosino Autrice Luna Ambrosino

 

  Autrice Giulia Ponte

LA SORTE DEI CONTRATTI AL TEMPO DELLA PANDEMIA.

Il nuovo evento in diretta Facebook tratterà il mondo dei contratti.
Il webinar fornirà informazioni sulle possibili soluzioni , legali e negoziali, fruibili da coloro che, colpiti negativamente dalle conseguenze della pandemia, si trovano nell’impossibilità di dare adempimento alle obbligazioni contratte prima della diffusione del Coronavirus. Le possibili soluzioni esaminate sono sia quelle già contemplate nel codice civile prima dell’avvento del Covid-19, che quelle specificamente introdotte dalla normativa dell’emergenza.

Un confronto al quale potrete partecipare con domande via chat.

Giovedì 18 marzo 2021 alle ore 18.00 in diretta sulla pagina Facebook di Lexchance

Introduzione ai lavori il presidente di CDVM Antonio De Carolis.

Relatori del webinar:

In collaborazione con Fweb Group.

 

webinar lexchance

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